LA MORTE IMPROVVISA

Siamo sempre attenti, sempre prudenti, cerchiamo di fare prevenzione, ultimamente ci teniamo lontani da amici e familiari per evitare di contagiarci e di contagiare, purtroppo però il destino è strano e a volte gioca terribili scherzi, esistono infatti patologie che non ci lasciano il tempo di intervenire e che possono improvvisamente condurre al decesso di una persona. Questo è il caso della così detta “morte improvvisa”.

La morte improvvisa è definita come : “Morte naturale, preceduta da improvvisa perdita della conoscenza, che si verifica entro 1 ora dall’inizio dei sintomi, in soggetti con o senza cardiopatia nota preesistente, ma in cui l’epoca e la modalità di morte sono imprevedibili”.

Normalmente, “morte cardiaca improvvisa” ed “arresto cardiaco” sono considerati come sinonimi, anche se da un punto di vista fisiopatologico, la morte cardiaca improvvisa è conseguenza dell’arresto cardiaco, ossia dalla cessazione della funzione di pompa del cuore, e quindi dalla interruzione della circolazione del sangue a tutto l’organismo.

L’incidenza della morte improvvisa nella popolazione generale aumenta con l’età. L’incidenza della morte improvvisa è di circa 1/1000 individui all’anno ed aumenta a circa 8/1000 soggetti all’anno aventi una storia di cardiopatie. La morte cardiaca improvvisa è responsabile di circa 50.000 decessi all’anno in Italia. Rappresenta oltre il 50% di tutti i decessi per malattie cardiovascolari. Nella popolazione giovanile (< 35 anni) è un evento molto raro, con un’incidenza stimata dello 0.01 per 1000 individui/anno, che aumenta a 1 per 1000/anno nei soggetti tra 35 e 40 anni.

In genere l’arresto cardiaco è causato nel 70-80% dei casi da una tachiaritmia definita come fibrillazione ventricolare,  ossia una aritmia ventricolare rapida e disorganizzata ad altissima frequenza che provoca l’improvvisa cessazione dell’azione meccanica di pompaggio del cuore (detta anche asistolia), fondamentale per la circolazione del sangue e il trasporto di ossigeno ad organi e tessuti. In alcuni casi l’asistolia può essere provocata da bradiaritmia, cioè un eccessivo rallentamento patologico della funzione cardiaca, oppure da una dissociazione elettromeccanica, ovvero una condizione nella quale la naturale attività elettrica del cuore non è seguita dalla contrazione del muscolo cardiaco.

Le cause principali che possono indurre un arresto cardiaco sono diverse,  ma l’eziologia più frequente è sicuramente quella di natura ischemica provocata dall’ostruzione di una o più coronarie (arterie che nutrono e apportano sangue al tessuto cardiaco).  Per quanto riguarda i giovani, le condizioni più frequentemente associate a morte improvvisa sono:

  • Cardiomiopatia ipertrofica, caratterizzata da un ispessimento del muscolo cardiaco.
  • Cardiomiopatia dilatativa, caratterizzata da una dilatazione delle camere cardiache
  • Displasia aritmogena del ventricolo destro, caratterizzata dalla sostituzione fibro-adiposa del tessuto cardiaco
  • Sindrome di Brugada condizione che favorisce l’insorgere di aritmie in un cuore apparentemente sano

Identificare una patologia di base è fondamentale per intraprendere una terapia atta a ridurre la probabilità di eventi di arresto cardiaco. Nei soggetti più a rischio di morte improvvisa cardiaca è possibile applicare un defibrillatore, uno strumento in grado di registrare di continuo l’attività elettrica del cuore, di riconoscere e quindi di trattare eventuali aritmie ventricolari maligne mediante l’erogazione di uno shock elettrico.

La morte cardiaca improvvisa tuttavia può essere la prima manifestazione di una malattia fino ad allora sconosciuta. In caso di arresto cardiaco, la rianimazione cardiopolmonare è la procedura di emergenza che può mantenere la circolazione e la respirazione fino all’arrivo dei soccorsi e fare quindi la differenza tra la vita e la morte.

Quindi nel caso malaugurato di assistere ad un arresto cardiaco è fondamentale chiamare immediatamente il numero di emergenza dedicato 118 e procedere a massaggio cardiaco.

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Biografia Luca Fontanella

Luca Fontanella
Sportivo e dinamico, da sempre la sua passione è la medicina e lo dimostra con la dedizione e serietà che mostre nel suo lavoro con oltre trenta pubblicazioni scientifiche e più di quaranta partecipazioni come relatore a convegni scientifici nazionali e internazionali. Attualmente è Dirigente di Primo Livello, Reparto di Medicina Interna, al Fatebenefratelli di Napoli

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