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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
Riflessioni Senza Linea

La piaga delle morti bianche sul lavoro

Fabiana Sergiacomo
Fabiana Sergiacomo 5 anni fa
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5 Min Lettura
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Siamo ad un passo dalla conclusione del 2021 e la conta delle morti sul lavoro resta inarrestabile.

La mancanza di condizioni adeguate di sicurezza è la principale causa della strage a cui assistiamo ormai inermi e inerti da anni.

E l’emergenza pandemica da covid non ha, di certo, contribuito ad un miglioramento della situazione: anzi lo spettro della crisi economica ha aggravato certe condizioni e aumentato la trascuratezza della protezione di alcune categorie di lavoratori.

Superata la quota 1000 di vittime sul lavoro, già nel mese di novembre, e considerando per il momento il bilancio annuale, nel 2021 si è registrata una media di 3 decessi al giorno, uno ogni 8 ore. E se si considerano gli infortuni non mortali, il ritmo è altrettanto impressionante: uno ogni 50 secondi.

Secondo un report fornito dall’Inail, con rilevazioni annuali fino al 31 di ottobre, le regioni con più casi di morte sul lavoro registrati sono state per il 2021 la Lombardia con 125 vittime, il Lazio con 85, l’Emilia-Romagna con 82 casi, mentre in Puglia e in Veneto il numero delle vittime scende a 75.

I settori più coinvolti, invece, sono quello delle Costruzioni con 87 vittime dall’inizio del 2021, Trasporto e magazzini (71), Commercio e meccanico d’auto (54), Amministrazione pubblica e difesa (19), Sanità e assistenza sociale (19).

Il premier Mario Draghi, insieme al ministro del Lavoro Andrea Orlando, ha provato a intervenire sulla questione delle morti bianche con il decreto che rafforza poteri e dotazioni dell’Ispettorato nazionale del lavoro precedendo con un aggravio delle sanzioni alle aziende inadempienti, una stretta sul lavoro nero che, ovviamente, è spesso a monte del fenomeno e un rafforzamento e ampliamento dell’Ispettorato nazionale del lavoro.

Almeno per il momento, le misure adottate non si sono rivelati ancora sufficienti, ferma restando l’impellenza di costituire una banca dati unica sulla sicurezza del lavoro che manca e continua a mancare, nel quadro regolatorio, a causa di un conflitto di competenza tra le diverse istituzioni coinvolte: Ispettorato, Regioni, Asl, Inail, Inps senza addivenire ad alcuna risoluzione del problema che continua, però, per mancanza di un accordo tra gli operatori, a seminare morti spaventose.

Di pochi giorni fa, la notizia tremenda del crollo di una gru nel pieno della città di Torino che ha provocato una morte immediata di due operai cinquantenni e una, poco dopo il ricovero in ospedale, di un ragazzo poco più che ventenne!

La gru è crollata, accartocciandosi su se stessa da un’altezza di 10 metri con la conseguenza di provocare il ferimento di diversi passanti seppur in forma lieve e tutti fuori pericolo.

Il dilemma è: quante morti ancora dobbiamo accettare per rinvenire soluzioni soddisfacenti?

Le aziende continuano a risparmiare sui costi di sicurezza e sui costi del lavoro: pochi lavoratori rispettano i presidi di sicurezza se li posseggono, pochi lavoratori svolgono formazioni specifiche, pochi datori di lavoro sono veramente attenti e sensibili alle tematiche della sicurezza sul lavoro.

E la conseguenza di tanta arretratezza e superficialità, unite ad una mancanza di un valido ed efficiente sistema di controlli incrociato tra le agenzie coinvolte che dovrebbero creare sinergia e collaborazione nonché coordinamento, è una conta inaccettabile di morti innocenti colpevoli di nulla se non di essere andati a lavorare.

Molti sono lavoratori a nero, sottopagati, non inquadrati regolarmente il che rende il fenomeno complesso da scoperchiare e davvero difficile da digerire, quando le morti raggiungono queste cifre.

Si spera sempre in nuovi investimenti, in un potenziamento della rete di controllo, in una fase vera di transizione verso una cultura della sicurezza e del valore di ciascun lavoratore senza pensare più per darci una scusante mentale che siamo nel far west del diritto del lavoro…ma, purtroppo, almeno per il momento con la fotografia dell’anno appena trascorso, tutto sembra fermo se non impossibile da realizzarsi!

 

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Pubblicato da Fabiana Sergiacomo
Fabiana Sergiacomo, funzionario del Miur, appassionata della mia città e della sua inesauribile cultura. Dotata di una passione sconfinata per la lettura, la scrittura e l'arte che Napoli offre in ogni angolo e in ogni suo tratto caratteristico.
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