7 e 9 anni hanno le sorelline di Beatrice che con il loro racconto hanno portato a scoperchiare la verità terribile che si celava dietro la morte a febbraio della sorellina di soli 2 anni.
Dai loro colloqui con gli psicologi in una struttura protetta, è emersa la dinamica di quella notte tra l’8 e il 9 febbraio che ha portato alla morte di Beatrice.
Da quando la madre Emanuela Aiello – ormai in carcere da mesi con l’accusa di maltrattamenti e omicidio – aveva cominciato a frequentare un nuovo compagno, Emanuel Iannuzzi, era cambiata, era diventata violenta, crudele, spietata, infastidita dell’esistenza di queste figlie vissute come un ostacolo alla relazione .
Lei dal carcere si difende con tutte le sue forze, dichiara di non aver mai picchiato le sue bambine né di averne mai abbandonate o trascurate e ora che è stata raggiunta anche dal compagno, per entrambi le prove sarebbero schiaccianti e ad incastrarli per la morte di Beatrice video, vocali e immagini che le figlie hanno conservato nei loto telefonini tra queste prove le parole terribili usate dal compagno della madre mortificanti, degradanti, violente nei confronti della più “grande” che poi ha solo 9 anni.
Le bambine hanno rivelato che la piccola Beatrice non sarebbe morta per una caduta dalle scale nella casa dove vivevano con la madre in provincia di Imperia, bensì a casa del compagno dove la piccola Beatrice aveva subito profondissimi traumi e lividi da botte, maltrattamenti, percosse, fino a causarne la morte molto probabilmente durante la notte, a nulla sono valsi i tentativi di rianimarla con acqua e zucchero o una doccia fredda!
Di fronte al corpicino avvolto come un fagotto in un plaid rosso, la madre anzichè chiamare i soccorsi per provare a salvarla, si è messa in auto con le figlie, compresa Beatrice e si è diretta a casa sua, dove l’indomani ha chiamato i soccorsi denunciando come causa una probabile caduta dalle scale.
La madre avrebbe anche intimato alle sorelline di non parlare, di non rivelare cosa era successo a casa del compagno, dichiarando di essere state sempre e solo a casa e dove Bea sarebbe morta a seguito di un presunto violento trauma da caduta sulle scale: verità che agli inquirenti non ha mai convinto .
Dopo qualche esitazione, la bambina più grande di 9 anni si è lasciata andare a delle rivelazioni e ha raccontato come un fiume in piena l’atroce verità di quella notte e di tutte quelle che l’avevano preceduta, con il nuovo compagno della madre, violento, cattivo, soprattutto con la piccola di due anni, spesso picchiata e percossa perchè dava fastidio con le sue necessità e i suoi bisogni.
La “grande” si prendeva cura delle sue sorelle più piccole, preparava loro da mangiare, cambiava il pannolino a Beatrice, e si occupava di loro quando per giorni interi la madre si allontanava col compagno e quando la “grande” tentava di contattarla, chiedendo aiuto, la madre e il compagno le rispondevano in un modo inimmaginabile.
Il suo cellulare, come quello degli adulti che avrebbero dovuto accudirle, ha rivelato informazioni atroci: fotografie dei lividi della piccola Beatrice, un video dove il compagno irride Beatrice intenta a fumare una canna, messaggi di una violenza inaudita con cui il compagno minaccia le bambine di portarsi per sempre via la madre.
Questa storia consegna un orrore di cui siamo tutti responsabili…dove erano gli adulti del mondo di queste bambine? Come è possibile che nessuno sia stato in grado di ascoltare un tale grido di dolore e di aiuto!
E poi la “grande”…ma stiamo parlando di una bambina di 9 anni adultizzata, costretta dagli adulti a farsi carico di responsabilità, accudimento, cura, protezione che non le competevano e da cui è stata ingiustamente sommersa, come quando per la cena di Natale che la madre aveva organizzato con gli amici, le due sorelline più grandi sono state costrette a pulire tutta la casa!
Una bambina divenuta adulta per forza di cose, per istinto di sopravvivenza, per paura, per il terrore di quel patrigno che ora è in carcere e dovrà rispondere di un bel pò di reati commessi ai danni delle tre bambine…
Beatrice era una bambina di 2 anni e come tale, giocava, piangeva, correva, probabilmente si lamentava e chiedeva attenzione, insomma “faceva” la bambina, niente di più niente di meno, ma per Emanuela e Emanuel non aveva valore, era un impiccio di cui liberarsi, era un fagotto da prendere in giro, era un trofeo di lividi da esibire…
E in questo disastro, l’urlo di dolore della più grande è rimasto completamente inascoltato.
Secondo quanto si legge nelle carte degli inquirenti di Imperia, la bimba veniva in più occasioni colpita con “schiaffi e/o pugni sul volto e/o sul corpo“, più volte era stata presa “per i capelli (provocandone il relativo strappo), facendole sbattere il volto contro il muro e/o la finestra e/o contro il pavimento” ed era sistematicamente colpita “con cinture e/o calzature e/o prolunghe elettriche“.
Questa storia fa rabbrividire e lascia dentro una sensazione di impotenza di fronte a tanto orrore e tanto male, non si comprende nemmeno bene il ruolo delle famiglie di appartenenza come abbiano potuto non vedere, quando la grande conservava prove e tracce dei maltrattamenti che quotidianamente vivevano da mesi ormai.
Eppure, ironia della sorte, quei due adulti, entrambi dal nome biblico che significa “Dio è con noi”, simbolo di protezione e salvezza, non avevano nulla di divino nel loro modo di essere nè tantomeno di salvifico.

