Trama: Paolo Congedo desidera soltanto un’esistenza tranquilla, ma da quando l’esercito inglese, all’indomani dell’occupazione della Puglia nel 1943, lo ha scelto come Mayor di un campo per profughi jugoslavi prima, ed ebrei poi, la serenità è diventata un miraggio. Prima un poeta che vuol diventare partigiano lo coinvolge in una lotta impari con i fascisti segretamente ancora attivi nella zona; poi, nell’estate del 1946, quando gli anni più turbolenti sembrano ormai alle spalle, è un gruppo di ragazzini a trascinarlo nell’indagine sull’omicidio di un rifugiato.
Tommaso, Giovanni, Umberto e Marcello, questi i loro nomi, sono convinti che Samuele, il colpevole designato dalle indagini ufficiali, sia vittima di un errore o, peggio, di un complotto, e sono determinati a dimostrarne l’innocenza. Perché Samuele è un ragazzino come loro, e poco importa se lui è un ebreo polacco scampato alla Shoah e loro, invece, italiani in fuga dalla miseria: Samuele è un loro amico, e faranno di tutto per scagionarlo.
Se il poeta ha insegnato una cosa a Paolo, è che non ci si volta dall’altra parte di fronte a un’ingiustizia. Così, decide di aiutare i ragazzi nella loro indagine, insieme a un carabiniere che antepone l’amicizia al rispetto dei regolamenti, a una funzionaria americana che si sospetta sia una spia, e soprattutto a una rifugiata dagli occhi verdi di cui tutti s’innamorano all’istante…
Corbaccio
Recensione: Quando terminai la lettura de I fuoriposto, sempre scritto da Cosimo Buccarella, rimasi un po’ con l’amaro in bocca: il libro mi era piaciuto tantissimo, ma quel finale così, un’interruzione quasi affrettata non mi convinse. A distanza di qualche tempo ho capito il motivo. I fuoriposto aveva il seguito che meritava.
Riprendiamo da dove eravamo rimasti…
“La più bella di sempre” è un romanzo che sorprende per la sua capacità di unire memoria storica e spirito d’avventura. Ambientato nel Salento del dopoguerra, racconta un periodo poco esplorato della nostra storia: quello dei campi per profughi ebrei allestiti nel Sud Italia dopo la Seconda guerra mondiale.
Paolo Congedo, si ritrova a dirigere uno di questi campi, popolato da uomini e donne in fuga da tragedie indicibili. Attorno a lui ruota un gruppo di giovani salentini – Tommaso, Giovanni, Umberto e Marcello – che osservano quel mondo con lo sguardo curioso e inquieto dell’adolescenza. Quando nel campo avviene un omicidio misterioso, i ragazzi decidono di cercare la verità, spinti più dal senso di giustizia che dal coraggio.
Il romanzo alterna la durezza della Storia alla freschezza del racconto di formazione. Buccarella riesce a restituire la miseria e le ferite del dopoguerra, ma anche la vitalità di una generazione che non vuole arrendersi. La figura femminile evocata dal titolo – “la più bella di sempre” – diventa simbolo di un sogno, di una purezza irraggiungibile, ma anche di un’umanità che resiste alle macerie.
Lo stile è limpido, diretto, a tratti poetico ma mai retorico. Si percepisce la mano di un autore che conosce profondamente la sua terra e sa darle voce senza idealizzarla. Il ritmo è ben calibrato: il mistero si intreccia con i piccoli gesti quotidiani, i dialoghi spontanei, la scoperta del mondo e di sé stessi.
Certo, la narrazione è ampia e talvolta esige attenzione, ma la ricchezza delle atmosfere e la profondità dei personaggi ripagano ampiamente lo sforzo. È un libro che parla di confini – geografici, morali, emotivi – e del bisogno di superarli. Eh sì, è solo questo, a mio avviso, l’unico neo del libro: Buccarella si dilunga parecchio, diventa un po’ verboso e questo toglie un po’ di freschezza e tende ad appantanare la lettura.
In definitiva, “La più bella di sempre” è una storia di speranza e memoria, un romanzo che sa raccontare l’adolescenza dentro la Storia e la Storia dentro l’animo umano. Un libro sincero, vibrante, che lascia nel lettore la sensazione di aver viaggiato nel tempo e nello spazio, ma soprattutto dentro la propria coscienza.
Cosimo Buccarella è nato e vive in Salento. Suoi racconti sono apparsi in raccolte e riviste, ed è stato vincitore del Festival Dieci Lune e del Premio Olivieri. Così come La più bella di sempre, anche il suo romanzo d’esordio, I fuoriposto, è ambientato nel Displaced Persons Camp numero 34, ed è stato premiato al premio letterario Città Siderno ed è stato finalista al premio Acqui Storia, il più prestigioso riconoscimento per il romanzo storico in Italia.


