La redenzione di No Man’s Sky: da disastro ad esempio

Quando io parlo di videogiochi tendo, principalmente, ad evidenziare i pregi ed i difetti del gioco in questione, cercando di non farmi coinvolgere troppo per non perdere il minimo di oggettività che è giusto avere. Ho già fatto un’introduzione di questo tipo, ma l’argomento che avrebbe riguardato era un po’ più generale e, soprattutto, il pensiero medio contrastava con il mio. Questa volta il tema che vorrei trattare è leggermente diverso, anche se sempre dello stesso macro-argomento. Il macro-argomento sono, ovviamente, i videogiochi; il tema odierno è un particolare videogioco che è stato, soprattutto al momento della sua uscita, uno dei principali motivi di discussione in quel periodo: Il videogioco in questione è No Man’s Sky.

Per chi bazzica il mondo videoludico, questo nome non potrà certamente suonare nuovo. Chi è appassionato come me si ricorderà che questo videogioco era stato presentato come la più grande rivoluzione nel mondo dei videogiochi da vent’anni a questa parte. Ricordo che all’E3 del 2014 fu detto dallo sviluppatore Sean Murray che il gioco era già pronto per essere pubblicato è che sarebbe stato il più grande e vario open world di sempre. Perché si, No Man’s Sky era stato pensato come un gigantesco open world ambientato nello spazio all’interno della quale il protagonista si sarebbe dovuto immergere per scoprire pianeti sempre nuovi, per avere innumerevoli interazioni con altrettante innumerevoli specie aliene, con un piccolo spazio anche con una componente online per incontrare altri giocatori. Da questo si evince che nel 2014 No Man’s Sky fosse atteso come pochi altri videogiochi. Io sinceramente non sono stato mai attirato in maniera eccessiva da questo videogioco, sarà perché a me i videogiochi open world mi hanno sempre dato una sensazione di dispersione e di girovagare senza meta; oppure perché non mi ha mai esaltato più di tanto la location spaziale; oppure semplicemente perché ero abbastanza consapevole del mercato da capire che tutte queste promesse difficilmente sarebbero potute essere soddisfatte, soprattutto da una casa di sviluppo indipendente. C’è da dire però che, per come era stato presentato, No Man’s Sky poteva tranquillamente essere uno dei giochi migliori di sempre.

Ad ogni modo il gioco uscì due anni dopo, nell’agosto del 2016 e non rispecchiava nemmeno lontanamente il capolavoro che sarebbe dovuto essere nei piani di Hello Games, sua casa di sviluppo: il gameplay non era altro che un girovagare inutile e senza uno scopo preciso, raccogliendo materiali e limitandosi, sostanzialmente, a immagazzinarli; i “milioni di pianeti” promessi c’erano, ma erano, fondamentalmente, sempre lo stesso pianeta con una palette cromatica diversa. Insomma, quasi nessuna promessa era stata mantenuta. Inutile che dica che la critica demolì il gioco e Hello Games. Ma non voglio certo parlarvi delle conseguenze dell’uscita di No Man’s Sky; sono passati due anni e di quella tempesta non restano che alcune nuvole in cielo. Ecco, è proprio di questo che vorrei parlare.

A due anni dall’uscita di No Man’s Sky è letteralmente rinato, grazie ad una serie di aggiornamenti effettuati da Hello Games (l’ultimo dei quali è uscito proprio oggi 24 luglio, in concomitanza con lo sbarco del gioco su Xbox One) che hanno certamente avvicinato il figliol prodigo di Sean Murray alle “everestiane” aspettative che aveva due anni fa.

Questo mio pezzo non è altro che un elogio al lavoro dei ragazzi di Hello Games ed alla loro resilienza, i quali sono riusciti ad andare oltre il pessimo esordio e non si sono dati per vinti (non dimenticando gli investimenti che Sony aveva fatto). A mio parere quest’evento rappresenta un esempio, uno dei pochissimi, di gioco che viene aggiornato per essere migliorato costantemente; ed è così che mi piace pensare che dovrebbe andare il mondo videoludico. Un gioco non funziona? Lo si migliora e non lo si lascia a marcire (pubblicando magari un altro gioco che segua le tendenze) solo perché si è persa la maggior parte degli utenti. Così facendo certamente avremo un futuro di meno videogiochi ma fatti meglio e più duraturi. Purtroppo però, come ho detto prima, No Man’s Sky è uno dei pochissimi esempi di tale amore per le proprie opere.

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Biografia Gabriele Nappo

Gabriele Nappo
Studente di Scienze della Comunicazione presso l' Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Appassionato di musica da quando ne ho memoria, e , nel corso degli anni, ho affiancato a questa passione numerose altre, come i videogiochi, lo sport (Napoli ed NBA in primis), il cinema ed il teatro. Lavoro come speaker presso la radio del Suor Orsola Benincasa.

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