La “sindrome” di Amélie Poulain:portatori sani dell’altrui felicità

Qualcuno ha scoperto di essere affetto da una sindrome, o almeno così credo. Un comportamento, quasi una consuetudine dettata dal lato buono della propria persona. Scatta se scatta! Dipende da chi hai intorno e come percepisci la vita degli altri. Forse il lockdown per il Covid e l’emergere delle difficoltà umane spinge fuori anche cose inaspettate. Le difficoltà degli altri oggi sono considerate debolezze, anzi ce ne approfittiamo anche. Il nostro animo umano è un insieme di bene e male ed è il risultato di molteplici fattori. Bontà o “scemità” si esprimono allo stesso modo e vengono categorizzati tali a seconda della persona che ci osserva.

Bene o male? Altruismo o egoismo?

La linea di confine è sottile e oltrepassata dalle nostre azioni. Ma se “rapportandoti” al tuo prossimo ti senti buono e non stupido, allora sei “affetto” dal complesso di Ameliè. Pupille dilatate, cuore che scalpita, adrenalina a mille e solo per aver fatto una buona azione ad un estraneo.

Il favoloso mondo di Amélie è un film francese che tutti conoscono. Racconta di una ragazza che si “prende il fastidio” di aiutare e rendere felici gli altri. Non è una crocerossina né una devota cattolica. Parte dal presupposto di creare delle piccole magie a favore di chi lei reputa deboli o sfortunati, cercando di infondere gioia. Piccole azioni quotidiane, insignificanti piaceri della vita che per lei sono di vitale importanza. “Rimette a posto le cose nell’altrui mondo, contribuendo a fare chiarezza nel suo”. Il tutto in un perfetto e soave equilibrio. Non tentenna mai, sorride o si imbroncia ma resta sempre pura. Ecco! Il complesso di cui parlo. E’scema o è una persona fuori dal comune?

Non fraintendetemi, chi ne soffre vive bene a priori. Le buone azioni fatte di nascosto e d’istinto riempiono il cuore di chi le compie. Basta quello e puoi affondare la testa sul cuscino per avere un sonno tranquillo. Se fai “qualcosa” per qualcuno allo scopo di renderlo felice, e glielo dici, allora questo è egocentrismo, presunzione, smania di apparire. Però se riesci a spiare la reazione della persona scelta e gioire della sua felicità va bene. L’esatto istante in cui lo stupore della persona che riceve “ il dono” il sorriso dei suoi occhi farà sorridere anche voi, il quel punto esatto, le felicità di due estranei si incontreranno per un attimo provocando una scintilla. Punto! Basta!

La tentazione di farsi avanti e di prendersi il merito è forte? Scappate via. Appagare il vostro  cuore con una buona azione non vi basta? Allora non avete nessun complesso. Il vero “malato” non si disturba a valutare la mala fede del prossimo, sono discorsi troppo complessi per un nobile animo. La gioia “del dare senza nulla in cambio” è di per sé il motivo dell’azione fatta senza farneticare di essere migliori degli altri.

Chissà se in cuor vostro vi riconoscete in questa piccola descrizione, se la risposta è affermativa allora siete gli agenti segreti del bene altrui.

 

Ma la gente, scoperto o no il benefattore, apprezzerà?

La risposta non vi deve interessare!

E’ il vostro destino!

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Biografia Carlo Kik Ditto

Carlo Kik Ditto
Autore dei romanzi "La pecora Rosa"e "Crazy Bear Love" e "A Destra dell'Arcobaleno" e giornalista,Carlo Ditto con la sua ironia e il suo tono sempre sopra le righe,riesce a raccontare in modo davvero unico,la quotidianetà.Nella sua rubrica "L'angolo della Pecora Rosa",accompagnerà i nostri lettori nel mondo LGBT.

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