La sindrome di Asperger e il mondo LGBT.L’ esperienza di F. (Prima parte)

F. è un ragazzo giovane e da poco si è affacciato al mondo LGBT facendo coming out. Parlando sui social del più o del meno mi ha raccontato subito delle difficoltà riscontrate in questo ambiente dove tutto si basa sull’estetica e i sentimenti sono spesso effimeri. Locali, chat, incontri di chi si trova “alle prime armi”, in più F. ha la sindrome di Asperger, una patologia che porta chi ne è colpito fatica a capire con fatica i pensieri e le emozioni delle altre persone, con conseguente difficoltà a interagire. Questo rende difficili i rapporti interpersonali benché non sia una patologia invalidante.

Ho chiacchierato con questo caro ragazzo e questo è quello che mi ha raccontato.

Come ti è stata diagnosticata questa sindrome?

Dare una data certa alla mia diagnosi della Sindrome di Asperger (altrimenti anche chiamata “Autismo ad Alto Funzionamento”) non è semplice, questo perché il mio percorso non è stato lineare e posso dire che ho cominciato a “scoprirmi” parte di una comunità da circa tre anni. Prima di entrare a fare parte di un gruppo Facebook ( in cui nome è “Autismo e Sindrome di Asperger Italia”) e prima di cominciare il percorso psicologico presso un CSM (Centro Salute Mentale) tendevo a giustificare tutti i miei comportamenti come un’anomalia, ma avevo sempre saputo che ci doveva essere una spiegazione “altra e più gratificante”. Tutto è cominciato fin da bambino.

Non ero il classico bambino, ero molto irrequieto ma allo stesso tempo notavo che la mia coordinazione motoria non era al pari degli altri bambini. Loro erano sempre un passo in più “quasi irraggiungibile” e io non mi sentivo mai abbastanza. Da bambino, lo ricordo molto bene e con tragica consapevolezza, volevo soltanto cercare di essere ad un gradino inferiore a loro e non essere d’impaccio: scappavo, mi nascondevo, non volevo essere me stesso. Mi sentivo a mio agio solo nel giardino di casa mia (ma tendenzialmente in tutti gli spazi all’aperto e al verde)  e con la mia gatta Dolly, a cui per non so quale strana ragione avevo dato un nome maschile… Non me ne curavo più di tanto, lei era una mia amica e sopratutto non pensava “nulla” di me. Voleva le mie coccole e il mio calore

A scuola e con la morte di mia madre (a circa otto anni) le cose sono peggiorate. I bambini non cercavano di capirmi e si comportavano come se “in quella classe fossi un peso”. Prima elementare, ero confuso e frastornato, non passò molto tempo prima che le urla delle mie maestre avessero un effetto sul mio fragile ego. Incominciai a perdermi e a non trovare più la strada per raggiungere la mia classe perché avevo paura. Ho scoperto solo da tre anni che il mio senso dell’orientamento anormale insieme alla scarsa coordinazione fisica e il mio equilibrio “vacillante” sono una cosa comune fra gli Asperger e le persone affette da autismo lieve.

Nell’arco del quinquennio ho cambiato tre scuole e solo a partire dalla terza elementare sono riuscito a trovare un precario equilibrio grazie ad una maestra che “mi aveva preso a cuore”. Iniziano le medie, un brutto periodo nella vita di qualunque adolescente, pessimo nel mio caso. Scopro la sessualità e come dirò prossimamente ciò mi destabilizza, ma nonostante tutto riesco a fare amicizia. Ho dei rapporti molto esclusivi e sono super geloso delle mie amicizie. Le medie finiscono, tutto va nella norma. Non ho mai grossissimi problemi di rendimento, tranne che in matematica. In questo periodo il mio essere “Asperger” non mi pesa più di tanto perché ho altri problemi legati alla scoperta di me stesso.

Il liceo è un cambio di rotta. Scopro di essere “altro” rispetto ai miei coetanei, però cerco di sopperire a questa mia “mancanza”: mi impegno diligentemente a scuola e riesco bene nei miei obiettivi. Ritorno nello stesso stato di isolamento delle elementari almeno fino al quarto anno. Il quinto anno è diverso: mi innamoro della lettura italiana, tedesca, inglese. Sento la necessità, ora più che mai, di sapere perché sono così speciale e differente dagli altri. Piango perché non so come farlo e se sarò mai in grado di farlo. Scopro che il mondo è molto differente. Finisce l’estate, mi diplomo e cerco lavoro, una ricerca molto ardua che mi conduce fino in Germania (dove vivrò per circa un annetto).

Però mio padre mi consiglia di rivolgermi ad uno psicologo. Lo faccio, è il 2016.

Mi sottopongo ad alcuni esami e dopo un po’ la mia più grande paura incomincia ad avere un nome “Autismo ad Alto Funzionamento o Sindrome di Asperger”. Lavoro in Germania, cerco di dimenticarmi quello che so su me stesso perché è un “surplus non a mio favore”. Torno a Palermo, nel 2019 ho il coraggio di dichiararmi con mio padre e mio fratello. Mi iscrivo in un app. di incontri gay e inizio una relazione.  Il mio compagno mi fa pressing affinché inizi un percorso psicologico, io accetto. È il 26 Novembre 2019, il mio referto recita così “Disturbi d’ansia con tratti ossessivi. Si consiglia psicoterapia”. Da questa dicitura incomincio ad “analizzarmi”, mi riscopro Asperger e lentamente mi sento più sollevato, non sono più solo. Mi sento Francesco per la prima volta.

Se ne parla poco, vuoi fare chiarezza?

La sindrome di Asperger anche detto Autismo ad alto funzionamento è una disturbo pervasivo dello sviluppo pervasivo (pervasivo perché influisce o rallenta lo sviluppo di abilità di base comunicative e sociali).Nel mio caso tutto ciò non è proprio così vero perché ho sviluppato una forma di questa sindrome che è a metà fra la NT (neurotipicità -la condizione normale per così dire) e la sindrome stessa.

La sindrome di Asperger tuttavia è molto differente dell’Autismo, a cui è stato accomunato per una semplificazione e un riconoscimento legale, perché nonostante le difficoltà affrontate dai coinvolti, il quoziente intellettivo delle persone Asperger è generalmente buono o sopra la media e molto spesso la sindrome non preclude una vita sociale attiva e indipendente.

Tuttavia esserne affetti presenta alcuni limiti o difficoltà nel modo di approcciare o rapportarsi con il prossimo e nell’interpretazione della comunicazione (specialmente di tipo verbale). Nel mio caso per quanto riguarda l’interazione sociale non ho grossissimi problemi anche se fatico moltissimo a capire l’ironia e le espressioni facciali. Con il tempo ho memorizzato moltissimi modi di dire e quindi ormai sono cosciente del fatto che non tutto abbia un significato letterale però per lungo tempo espressioni quali “mi cade il latte dalle ginocchia” oppure “a buon rendere” mi sono suonate strane ed insolite. Spesso senza rendermene conto utilizzo un tono “da saputello” anche se non il mio scopo, infatti è una cosa frequente che la gente “a prima impressione” mi etichetti come snob, lungi da me tutto ciò!

Le espressioni facciali sono un arcano per me, cerco di memorizzarle perché non capisco mai quando l’interlocutore sia disponibile al dialogo/non disponibile/arrabbiato/ferito etc. Nonostante ciò spesso chiedo se ciò che sto dicendo “lo ferisca o non sia opportuno” in riferimento al luogo e al momento.

A proposito delle abitudini e i comportamenti ripetitivi ho molte peculiarità che mi danno serenità come una disposizione degli oggettivi invariata e una routine abbastanza “schematica”.Tengo moltissimo all’ordine della mia abitazione ed avere qualcosa fuori posto mi genera molta ansia e frustrazione. Ho dei miei schemi che mi rasserenano molto  come la pulizia del lavandino, la disinfezione del tavolo prima di mangiare, sistemare il letto prima di uscire da casa. Un’altra routine riguarda le strade e i percorsi da seguire, tendo a percorrere sempre le stesse vie e visitare gli stessi posti almeno a piedi perché in zone “sconosciute” mi sento molto a disagio e in imbarazzo. In macchina non riscontro gli stessi problemi.

Un’ altra area della sindrome che influisce la mia vita è la coordinazione motoria e la percezione sensoriale (specialmente in campo empatico). Ho una ridotta capacità di capire lo stato d’animo dal mio interlocutore e fino a non molto tempo fa avevo serie difficoltà a descrivere il mio stato emotivo attraverso il linguaggio verbale.

Dal punto di vista motorio sono un po’ goffo e non ho la percezione di me e di ciò che mi circonda. Tutto ciò si amplifica se sono in un gruppo e specialmente se i rapporti che ho con loro non sono buoni oppure se sono di fronte a gente estranea.

(Fine prima parte)

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Biografia Carlo Kik Ditto

Autore dei romanzi "La pecora Rosa"e "Crazy Bear Love" e "A Destra dell'Arcobaleno" e giornalista,Carlo Ditto con la sua ironia e il suo tono sempre sopra le righe,riesce a raccontare in modo davvero unico,la quotidianetà.Nella sua rubrica "L'angolo della Pecora Rosa",accompagnerà i nostri lettori nel mondo LGBT.

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