Foto di Photography Maghradze PH da Pexels

La strage del Mottarone lo show è servito

23 maggio 2021: una calda domenica primaverile sconquassata dalla tragica notizia della cabina n.3 della funivia del Mottarone catapultata a valle e precipitata rovinosamente con violenta velocità in una corsa inarrestabile, frenata solo dall’impatto con la fitta boscaglia.

La dinamica degli eventi non è subito chiara; al principio si parla di tragica fatalità, di mancata o scarsa manutenzione, di incomprensibile epilogo del guasto, se guasto vi è stato.

Ma tutta l’Italia è lì ferma, silenziosa, sconcertata, addolorata per tanto strazio e per la drammatica perdita di vite umane con preziosi bambini coinvolti, costretti a congedarsi così improvvisamente dalla loro breve esistenza.

La prima conta delle vittime è drammatica; nel breve il bollettino diviene implacabile e segna il destino di diverse famiglie.

Dei 15 passeggeri a bordo, tutti giunti lì per festeggiare e per vivere una giornata spensierata post covid, si salva solo un bambino di 5 anni, il piccolo Eitan che è rimasto ricoverato per diverse settimane ed ora dimesso, conosce la verità della sua solitudine e dell’atroce stupidità del genere umano.

Con il passare delle ore, emerge, infatti, la tremenda realtà dei fatti: per evitare di fermare la funivia che ogni tanto faceva i capricci e si bloccava lungo il percorso (?!?)  e non percepire i guadagni ingentissimi per quel trasporto aereo panoramico su luoghi suggestivi, la soluzione non è stata quella di avviare la manutenzione come ci si sarebbe aspettato…no, la decisione “folle” è stata quella di bloccare forzatamente e dolosamente i freni in modo da non avere più arresti fastidiosi e antieconomici !!!

Io dico “folle” perché non trovo  un termine adatto più opportuno ma qui non si tratta di follia come inconsapevolezza o erronea interpretazione della realtà, qui siamo di fronte ad una scelta scellerata, deliberata a tavolino con la volontà precipua di risparmiarsi costi, scocciature e  tempi della manutenzione straordinaria.

E tutto questo modo di agire e di pensare che, purtroppo, caratterizza maledettamente noi italiani è costato la vita a ben 14 persone innocenti, colpevoli di aver incrociato un destino avverso e funesto, con famiglie distrutte per sempre e  un bimbo di appena 5 anni rimasto solo al mondo pur se accolto dall’affetto dei suoi familiari e dalle cure premurose di medici e psicologi.

Il vil denaro è costato troppo anche questa volta…non è bastata la superficialità del ponte di Genova…a frenare intenzioni così pericolose e questo fa pensare quanti e quali altre stragi ci aspettano? sono dietro l’angolo in questa povera Italia????

Non bastasse ciò ad arrovellarci il cervello e a portarci dentro quella sensazione di dolore, di tristezza, di impotenza quando una tragedia simile avviene.

La cabina della funivia per errore umano voluto è, quindi, capitolata a valle con le conseguenze che conosciamo.

Era arrivata quasi a destinazione quando a pochi passi dall’uscita ha fatto un sobbalzo all’indietro ad una velocità accelerata di diversi km orari ed è precipitata.

Ognuno di noi, in qualche modo, si era rappresentata ampiamente la sequenza drammatica di quegli istanti da brividi e ha anche immaginato e vissuto la prontezza del papà di Eitan che, immediatamente nei pochi secondi di vita che lo separavano dalla morte, ha abbracciato talmente forte e stretto a sè  il figlio, rannicchiandolo nel suo corpo, da salvargli la vita.

Ma questo, purtroppo, non è bastato.

E così, sono giorni che circola sul web il video reale di quanto è accaduto.

Non una ricostruzione fedele realizzata al computer ma la reale sequenza dei fatti con istante per istante l’arrivo a destinazione della cabina e, poi, il tragico scherzo del destino con via via la corsa all’indietro all’impazzata e la scivolata a valle con lo schianto che si intuisce dietro lo spettro della montagna.

Il primo ad inviarlo in onda, in forma integrale e nelle sue due prospettive di ripresa, in esclusiva è stato il tg3…è chiara la scelta giornalistica legata al sensazionalismo e allo scoop ma anche alla oggettiva valutazione che, ove non fosse stato il tg3, ci sarebbe stata altra testata giornalistica pronta a trasmettere le immagini…mentre forse sarebbe stato opportuno un corale e condiviso rifiuto da parte di tutti gli organi dell’informazione alla proiezione pubblica delle riprese.

Il video è scioccante, sconvolgente, raccapricciante e oggettivamente gratuito.

Non aggiunge e non toglie nulla alla nostra immaginazione e conoscenza.

Si intravedono le persone che di lì a breve moriranno, stare in piedi quasi pronti a scendere alla stazione e poi sobbalzati giù da uno scherzo tragico del destino per mano e responsabilità umana.

Il video è stato girato da una telecamera dei Carabinieri e riprende la dinamica da due punti di vista, esterno ed interno della stazione con la reazione allarmata e sconcertata del macchinista pronto ad accogliere i turisti e,invece, ripreso mentre corre a chiamare i soccorsi consapevole della tragicità e irrimediabilità della situazione che si è proposta in quegli istanti ai suoi increduli occhi.

Indubbiamente, un documento probatorio importantissimo per la vicenda processuale ma non saprei se altrettanto rilevante per l’estrinsecazione del diritto di cronaca.

Ci dovrebbe essere un limite deontologico anche per l’informazione giornalistica quando la trasmissione di immagini davvero nulla aggiunge alla conoscenza e alla consapevolezza nonché alla conclamazione di responsabilità sussistenti.

Delle molteplici voci sia di privati cittadini sia di politici che di giornalisti moltissime sono state contro questa scelta, condannata perché dimentica la sofferenza ancora troppo viva delle famiglie coinvolte, costrette ad assistere e rivivere tanto strazio, dimentica che quelle persone  che noi vediamo in piedi, seppure con i volti oscurati, si distinguono e non  ci sono più e che si lascia al povero Eitan, unico superstite, una eredità, anche visiva,  troppo pesante da sopportare, oltre ai suoi drammatici ricordi ove riaffioreranno.

La spettacolarizzazione della morte, della tragedia non si sposa mai bene col diritto di cronaca!

Eppure, il giornalismo degli ultimi tempi, sarà pure per la bolla Covid in cui era finito, si presta molto spesso al sensazionalismo dell’informazione, al vantato diritto esclusivo alla trasmissione di immagini scioccanti e alla narrazione dei fatti poco asciutta e diretta, ma pregna di emozionalismi.

La tv del dolore non ci piace…che la facciano i talk pomeridiani ok…ma i tg proprio no.

I tg, soprattutto delle testate giornalistiche pubbliche, devono essere più attenti, scrupolosi e forse davvero dovrebbero onorare un codice deontologico che va riscritto con regole adatte al momento e alla tempesta di informazioni video che possono circolare sul web.

La giustificazione del Tg3 a fondo della scelta di trasmettere il video originale è indubbiamente da ricercare nella  denuncia e implicita condanna di un agire umano spietato e irresponsabile e con la forza delle immagini vuole evidenziare ciò.

Ma questo è il lavoro degli inquirenti, della giustizia a cui a volte il giornalismo tende, con un po’ di presunzione a sostituirsi, come sta avvenendo in questi mesi sulla vicenda della piccola Denise Pipitone e sul processo mediatico che si è scatenato nei confronti dei vecchi protagonisti della vicenda, peraltro, a loro tempo assolti.

Anche in questo caso, la scelta editoriale è quella di rinvenire la verità, scovare false testimonianze, scoprire nuovi teste e interpretare parole e gesti.

Una piccola grande forzatura giornalistica.

Peraltro, mi chiedo nel video sul Mottarone che a vederlo appare più come una ricostruzione fedele che come un fermo immagine della realtà perché il cervello rifiuta categoricamente di sapere che ciò che vede è vero ed è realmente accaduto, in cosa ci arricchisce, che elementi abbiamo di più di prima per condannare i responsabili e le loro azioni, che sensazioni può lasciare, se non sbigottimento, sconcerto e paura che possa riaccadere?

Ci resta la consapevolezza che la spietata sete di guadagno e la spregiudicatezza di scelte scellerate e sordide hanno provocato la morte di 14 persone e la distruzione di tante vite vicine. E per comprendere questo non abbiamo alcun bisogno di guardare con velata morbosità, attoniti e un po’ incuriositi, le immagini di un video…

Basterebbe affidarsi a quel senso di umana  pietas che stiamo dimenticando cosa sia e stiamo archiviando nel nostro modo di essere a furia di un bombardamento senza precedenti di immagini e video raccapriccianti e tragici diffusi con leggerezza e superficialità.

La sensazionalita’ della notizia non sta nella diffusione delle immagini ma nella sua stessa narrazione, fuori dai confini dello scibile umano che non possono ritenere plausibile un comportamento tanto superficiale e in mala fede per motivi di esclusivo interesse economico e di profitto.

Nessuna vita vale di meno di un lauto guadagno!

Non sarà di certo la forza del video a rafforzare un’idea e un pensiero né tantomeno a suggellare delle responsabilità umane peraltro rilevanti penalmente…il fatto che poi le immagini di quei secondi, malgrado l’avviso che raccomanda dovuta cautela sconsigliandone la visione da parte del pubblico per non urtarne la sensibilità, non siano splatter, a mio avviso, non rende il video nella sua spettacolarizzazione della morte meno “horror” (mi si passi il termine!) di quanto di fatto non sia! Purtroppo!

 

 

Please follow and like us:

Biografia Fabiana Sergiacomo

Fabiana Sergiacomo, funzionario del Miur, appassionata della mia città e della sua inesauribile cultura. Dotata di una passione sconfinata per la lettura, la scrittura e l'arte che Napoli offre in ogni angolo e in ogni suo tratto caratteristico.

Check Also

Libero De Rienzo: addio doloroso e inaspettato

Un addio doloroso ha colto di sorpresa il mondo del cinema e dello spettacolo italiano. …