Sgombriamo immediatamente il campo dagli equivoci: il rigore che ha portato in vantaggio il Napoli non c’era o comunque è molto più che generoso.
Fatta la giusta premessa, ricordando, a qualche marziano che non lo sa, che la partita è finita 3-1 per i partenopei, ci preme davvero sottolineare l’attacco totale subito “da Orte in su” (semicit.) e i lamenti delle prefiche a strisce per tutto il weekend. Una roba da non credere!!
Non erano passati due minuti dalla fine della gara che già Marotta, sempre lui, si era precipitato in sala stampa per lamentarsi dall’accaduto: lo hanno appoggiato tutti, senza distinzione, tranne qualche raro e sparuto opinionista filonapoletano…mi dicono dalla regia che già negli spogliatoi l’ineffabile Marotta si sia fatto sentire? Non lo sappiamo. Quello che sappiamo è che certi personaggi hanno la memoria non corta, cortissima!!! Non ci vuole molto, basta andare a rivedere le immagini degli ultimi incroci tra nerazzurri e partenopei per capirlo.
Dal fallo di Lautaro su Lobotka e quello di Acerbi su Osimhen del 2023 (si disse: eh vabbè ma la partita è finita 3-0), passando per l’incredibile immunità di Chala nella finale di Supercoppa (dove Simeone fu espulso per due falli due), senza dimenticare il rigorino (così li definisce l’impeccabile Marotta) della gara di andata dello scorso campionato e l’intervento pallavolistico di Drumfies in quella di ritorno.
Come si sono espressi dirigenti nerazzurri e tv filostrisciate? E ex arbitri da carriere mediocri che oggi si sono autoproclamati esperti del regolamento? Lasciamo stare.
La verità è che Napoli-Inter ha detto tante cose.
La prima è che la squadra di Conte, reduce da due sconfitte bruttissime contro Torino e Psv, ha ripreso il cammino che si era improvvisamente interrotto, con una gara di una intelligenza tattica unica e da encomiare per spirito di sacrificio e impegno. Rimaneggiata davvero ai limiti, i partenopei hanno perso anche De Bruyne per un infortunio muscolare successivo alla battuta del rigore, come se non bastassero le assenze del lungodegente Lukaku a cui si sono aggiunte quelle di Rrahmani, Loboltka, Hojlund e Meret.
La seconda è che i nerazzurri sono squadra si fortissima ma con evidenti limiti caratteriali, difficilmente in grado di reagire alle avversità.
Dopo la prima frazione in cui l’Inter avrebbe meritato abbondantemente il pareggio e con i tifosi azzurri che tremavano al pensiero di un secondo tempo in trincea, la ripresa ha raccontato tutt’altro.
Il gol di Mc Tominay, bellissimo, aveva illuso tutti su un finale di gara più tranquillo: pronta la smentita per un rigore (giusto) concesso ai nerazzurri per mani di Buongiorno.
Incredibilmente, da quel momento in poi, erano i padroni di casa a guadagnare campo e fiducia, chiudendo la gara con un meraviglioso assolo in solitaria di Anguissa.
Si riprende quindi la testa della classifica il Napoli, in coabitazione con la cinica Roma del Gasp, mentre le milanesi si leccano le ferite e i bianconeri di Tudor hanno vere e proprie piaghe da curare.
In attesa del Lecce e della conta degli infortunati vecchi e nuovi (anche Neres è uscito malconcio dal Maradona), il campionato non ha ancora mostrato nessuna squadra dominante: tutte hanno problemi di varia natura e l’equilibrio regna sovrano.
Bisognerà aspettare la sosta di novembre per vedere se, come probabile sarà, una o più candidate al titolo decideranno di alzarsi finalmente sui pedali dando una scossa reale alla classifica.

