L’allenatore nel pallone, la Befana e lo sciagurato Egidio: special guests al San Paolo

Sono appassionato di calcio da sempre, seguo la mia squadra con una devozione quasi religiosa: il risultato del Napoli, spesso, determina il mio umore fino alla gara successiva. E’ una tradizione che si tramanda di generazione in generazione. Insieme a mio padre, con il quale non mancano litigi su aspetti tecnici e tattici delle partite, ho imparato una cosa e cioè prevedere gli oscuri presagi delle partite della nostra squadra.

Napoli-Spezia di ieri sera rappresenta la sintesi di tutti gli incubi che un tifoso può avere, mentre per i tifosi liguri sarà ricordata come una meravigliosa vittoria, una sfangata clamorosa, per voce stessa del proprio allenatore, Italiano, che a fine gara sembrava incredulo.

Di solito una patita del genere termina con una goleada da tramandare ai posteri ma, nel giorno della Befana, ecco che si materializza la dolce vecchina di azzurro vestita. Fare la cronaca dei gol divorati da Insigne (non mettiamo lui a caso) e compagni non sarebbe impossibile, bisognerebbe scrivere un articolo a puntate. Sta di fatto che al tredicesimo minuto le statistiche riportano ben dieci tiri in porta degli azzurri a fronte di nessun gol realizzato e il risultato a metà del tempo dice zero a zero. La solita telefonata di metà tempo con il genitore ci trova d’accordo: sta partita la perdiamo. Mentre scorrono le immagini degli errori sotto porta di Insigne, mi viene in mente lo “sciagurato” Egidio, soprannome che il grande Gianni Brera coniò per l’attaccante milanista Egidio Calloni, solito divorare gol ormai fatti.

Certo giocare senza un centravanti non è facile, ma Gattuso, ed ecco che entra in campo il mitico Lino Banfi, ci dirà che Petagna era stanco….ma come??? Ha 26 anni, ha giocato a Cagliari manco tutta la partita e sta stanco?? Il mister azzurro, in confusione totale, tiene 55 minuti in campo Politano, azzoppato dopo un quarto d’ora, salvo mettere il buon Andrea che non sarà un fenomeno ma fa gol pochi minuti dopo. La gara sembra finita, lo Spezia è una squadra discretamente organizzata ma non ha le armi per ribaltare il risultato…ed ecco che sono gli stessi azzurri a regalare le armi giuste ai ragazzi di Italiano. Fabian Ruiz commette un fallo da rigore su un avversari girato di spalle e circondato da nemici; una cosa che nemmeno nei tornei intersociali….Nzola ringrazia e pareggia.

Il tempo ci sta, pensano tutti, tanto più che gli spezzini restano in dieci e c’è ancora tanto da giocare: nonostante le prove imbarazzanti di gente come Mario Rui (assurdo che un giocatore tanto modesto sia il titolare di una squadra che lotta per traguardi importanti da tre anni), Insigne, Fabian (lo spagnolo ormai da tempo sembra aver fatto ricredere i napoletani sulle sue qualità), Maksimovic (altro che chiede contratti faraonici in cambio non si sa di che) e non andiamo oltre, il Napoli attacca ma sbaglia, continua a sbagliare gol incredibili. A dieci dalla fine, un pallone lanciato “tanto per” nell’area napoletana passa per l’insopportabile sufficienza dei difensori azzurri, Nzola calcia lento sul palo, Di Lorenzo non comprende l’ovvia respinta dl palo e finisce in rete, insieme al pallone calciato dall’incredulo Pobega.

Gattuso riesuma ancora Llorente, dentro, poco prima, anche Lobotka e Elmas: il macedone e lo spagnolo si rendono protagonisti di una scena che “Mai dire gol” avrebbe potuto costruirci un anno di puntate: a pochi metri dalla porta si guardano col il pallone fermo che andrebbe solo spinto nella rete, permettendo alla difesa di spazzare. Il giovane Elmas fa ancora meglio, poco dopo, sparando in curva da dieci metri a porta praticamente vuota.

E così, gli oscuri presagi si avverano e lo Spezia passa al San Paolo: fare un quadro statistico (quantitativo e qualitativo) dei punti persi al San Paolo contro avversari modestissimi sarebbe un tafazziano esercizio di cui facciamo a meno.

Immaginiamo Gattuso, stile Lino Banfi, cantare la ninna nanna ad Osimhen nelle vesti di Aristoteles…eh si perchè in molti hanno dato la colpa elle tante partite buttate al vento all’assenza del centravanti nigeriano.

Noi la pensiamo diversamente: ci sembra che Gattuso non sia riuscito a dare una filosofia chiara di gioco e, ancora peggio, di mentalità eppure continua a godere di una opinione pubblica molto favorevole (il credito della Coppa Italia, riteniamo, sia abbondantemente scaduto), che la società sia poco chiara sugli obiettivi stagionali, con Giuntoli che sembra il paggetto di carnevale e parla di mercato bloccato. La stagione è lunga, il campionato salvabile, ci sono da giocare Supercoppa, Coppa Italia ed Europa League: se qualcosa si può fare, che si faccia adesso o gli ospedali napoletani saranno pieni di tifosi partenopei con fegati spappolati ed esaurimenti nervosi.

 

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Biografia Fabrizio Oliviero

Fabrizio Oliviero, commercialista e amante del calcio, malato patologico per i colori azzurri. Una malattia ereditaria trasmessa dal padre e che spera di trasmettere al primogenito; il suo stato d’animo dipende in larga parte dal risultato dell’ultima partita, ama i colori azzurri quasi come i figli e la moglie che, rassegnata, durante i novanta minuti sopporta le sue follie.

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