Larraín, del Toro e gli altri: i capolavori da non perdere del cinema latinoamericano

Reduci dalla notte degli Oscar, che circa un mese fa ha distribuito le sue celebri statuette, gli appassionati di cinema stanno ancora discutendo del fatto che The Irishman è tornato a casa senza nemmeno un premio. Stranamente, quest’anno nessun film latinoamericano ha ricevuto delle nomination, eppure i registi latini nelle ultime edizioni hanno fatto incetta di statuette e riconoscimenti in tutto il mondo.

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I Veterani – La nazione che ha fatto conoscere al mondo il cinema latino è sicuramente il Messico, patria di antiche civiltà del centro America ma anche, culla di talenti in ogni campo dell’arte. Rompendo sul nascere quel muro che li vorrebbe dividere dagli Stati Uniti, sono los tres amigos Alfonso Cuarón, Alejandro González Iñárritu e Guillermo del Toro ad aver portato una ventata latina al cinema d’autore hollywoodiano. I tre registi messicani sono ormai entrati meritatamente nell’Olimpo del cinema grazie a capolavori come: “Gravity” e “Roma”, con cui Cuarón ha vinto rispettivamente 7 e 3 premi Oscar, “Birdman” e “Revenant” di Iñárritu entrambi vincitori di tre statuette, “Il labirinto del Fauno” e “La forma dell’acqua” valsi due nomination e due Oscar a del Toro.

Gli esordienti – Meno blasonati ma di gran talento ci sono un gruppo di registi e sceneggiatori provenienti da tutto il continente sud americano. Tra i più promettenti sicuramente il cileno Pablo Larraín, autore di una trilogia sulla dittatura di Pinochet e di altri film pluripremiati come “Tony Manero” e “Il Club”. Il venezuelano Lorenzo Vigas ha stupito tutti alla Mostra di Venezia del 2015 dove il suo “Ti guardo” ha vinto il Leone d’oro come Miglior Film. A portare in alto la bandiera dell’Argentina ci sono Sebastián Lelio, che con “Una donna fantastica” ha vinto l’Oscar 2018 come Miglior film straniero, e Pablo Trapero che a Venezia nel 2015 si è aggiudicato un Leone d’argento con “Il Clan”. Altri film applauditi nel 2015, considerato l’anno magico del cinema latino, sono stati: la commedia “È arrivata mia figlia!” della brasiliana Anna Muylaert e “El abrazo de la serpiente” del colombiano Ciro Guerra.

Da non perdere – Altri capolavori latinoamericani, quasi sconosciuti ma che gli amanti del cinema devono assolutamente vedere sono: “El Topo” e “La montagna sacra” del visionario Alejandro Jodorowsky, il pittoresco “Il Canto di Paloma” di Claudia Llosa, il Premio Oscar “Il segreto dei suoi occhi” di Juan José Campanella, il gangster movie ambientato nelle favelas “Cidade de Deus” di Fernando Meirelles, “Contracorriente”, l’acclamata pellicola del peruano Javier Fuentes-León, e “Memorie del sottosviluppo”, uno spaccato della società cubana degli anni ‘60 diretto da Tomás Gutiérrez Alea.

Non sarà più una sorpresa ma il cinema latino riesce sempre a colpire per la grande coesione sociale che racconta. Infatti, al di là della loro eterogeneità, tutti questi registi rappresentano una matrice fondata sulla condivisione d’intenti e su quel senso di appartenenza a una patria comune che difficilmente potremo trovare tra i registi del Vecchio Continente.

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