Abbraccio Sinestetico è un olio su tela del 2025 di Alex Papavassiliou. Un opera che non nasconde il suo tributo al cubismo. La decomposizione della realtà in forme che si compenetrano su diversi piani geometrici, suggerisce la visione delle figure da più angolazioni contemporaneamente, e insieme fornisce più piani di lettura e plurimi significati.
Non a caso l’autore, ingegnere elettronico appassionato di semiotica, ha dedicato il dipinto al saggio del 1962 Opera Aperta di Umberto Eco facendo della soggettività un richiamo interpretativo che sembrerebbe lasciare poco spazio a riferimenti in qualche modo oggettivi. Così come gli occhi e le bocche nel dipinto, i significati di questa opera sono plurali e plurimi (come è giusto che sia in qualunque opera che non sia un cartello stradale) eppure alcuni assoluti resistono nel mare scomposto della relatività.
Il primo assoluto è il titolo che contiene un indizio fondamentale che rimanda alla protezione e alla accoglienza, l’abbraccio che può essere quello universale, della Natura, o quello degli innamorati o della madre verso i figli.
Il secondo assoluto è la figura femminile chiaramente individuabile non solo dai capelli lunghi e dalle labbra rosse, (elementi che potrebbero appartenere anche ad una figura androgina o a un ente asessuato), ma dai seni i quali rimandano in modo determinate ad una donna, anche se di dimensioni diverse in chiave amazzone-cubista.
A differenza degli altri elementi, come i tre occhi o le due bocche, i seni sono esattamente due e anatomicamente posizionati in modo corretto nella struttura del corpo. Questa accento realistico evidenzia la simbologia della figura femminile, e cioè la creazione della vita, il nutrimento, l’accoglienza e l’abbraccio.
Questi accenni rimandano ad una Grande Dea della vita nella quale tutto è connesso nel grande mare dell’universo. Gli sguardi plurimi che vanno in ogni direzione e le labbra plurali che cantano in tutte le lingue. E in questo mare, così come la fisica quantistica vuole, tutto è collegato da onde in ogni tempo. E i capelli della Dea diventano onde come onde sono le ali degli uccelli, e di onde è fatta la musica da cui nascono, così come sotto di essi le onde del mare sembrano nascere da una tastiera elettronica.
E sono onde anche i colori che percepiamo mentre guardiamo l’opera unendoci a questo mare in un unico abbraccio universale. Un mare dove ogni cosa potrebbe essere soggettiva, ma una Dea ci spinge verso l’assoluto sentirsi parte del tutto.
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