Le città segrete : il caso di Raitre su Napoli

Prima serata del sabato sera di Raitre.

Narratore di eccellenza: Corrado Augias.

Voce narrante: Massimo Bitossi uno dei maggiori doppiatori italiani.

Tema della serata: Napoli.

Insomma, tutti gli ingredienti perfetti per un bel sabato sera da divano e da lockdown.

E…invece no! Cantava Pino Daniele.

Qualcosa é andato storto! O non é andato giù ai napoletani e agli amanti di Napoli perché la scelta narrativa e i temi affrontati sono sembrati frutto di una visione parziale e, forse, anche denigratoria.

E se Augias ha iniziato e terminato la puntata, scongiurando il rischio di cadere in stereotipi e falsi miti che non descrivono bene la storia di Napoli e che spesso non rendono veritiero il racconto, la puntata, purtroppo, é risultata essere proprio un mix mal composto di stereotipi e pregiudizi che restituiscono, sinceramente, con una certa sorpresa, quale produzione rai, una immagine e una visione deludente e, in alcuni passaggi, davvero brutta.

La scelta di selezionare personaggi come Cutolo, descritto dallo stesso Augias come un genio del male, paragonato a Riina e con una certa forzatura all’intelligenza di Einstein, che, però, in Cutolo si é  sviluppata per il male e la malavita, desta perplessità  e stupore, perdipiu’ alla luce della sua recente morte poiché anche in questo caso si è prediletta la descrizione della Gomorroide storica degli anni ’80, non quella contemporanea di Saviano, anziché preferire narrazioni diverse che contrastano con l’abbinamento Napoli-camorra, quando tanti napoletani doc hanno rappresentato a contrario esempio di una lotta continua alla camorra pagata con la propria vita.

Se si pensa al sacrificio di Giancarlo Siani, un giovanissimo giornalista, appena ventiseienne, che proprio in quegli anni, descritti nel corso della serata, perse la vita sotto una pioggia di colpi di pistola, commissionati dalla camorra, per aver denunciato proprio gli affari loschi sulla ricostruzione post-terremoto di cui si parlava nella puntata e che hanno portato in carcere tanti esponenti malavitosi.

Non possiamo negare le pagine tristi, drammatiche, contraddittorie di Napoli, storiche come attuali, ma l’uso delle parole, i fatti descritti, il susseguirsi delle singole parentesi narrative hanno contribuito ad accentuare una visione negativa e a restituire un volto della città  provato, succube del male e delle sue debolezze, con un carattere instabile e pronto al tradimento e all’insurrezione spicciola, a mo’ di sceneggiata   e questo perché anche quando il racconto vuole essere storico, diviene, di fatto, mortificante per Napoli e per i suoi cittadini.

E così Masaniello viene dipinto  come un delinquente rivoluzionario quasi folle, Maradona un Dio sì  osannato ma sbagliato, vittima di droga e camorra, corrotto dalla città e insidiato dai suoi difetti, Leopardi sconfitto dalla cattiveria dei pulcinelli, la pittora Artemisia Gentileschi in fuga da una città che odia pur finendo proprio a Napoli i suoi giorni…

E seppure questa é  solo una semplificazione, la sensazione è  di aver ascoltato proprio questo.

Augias si é difeso dicendo che, solo partendo dalla reale descrizione dei fatti, Napoli può uscire  dalle sue fragilità…questo è sicuramente giustissimo e legittimo…ma tra le mille ombre andavano messe in chiaro altrettante mille e mille luci del passato e del presente e così forse non é  stato.

Anche la descrizione di De Filippo non decolla, quasi che Napoli non gli fosse stata sufficientemente devota, non avendolo mai nominato direttore dello Stabile…eppure anche questa é una visione parziale…perché la proposta arrivò nel 1958 ed Eduardo non riuscì a portare avanti il suo progetto in cui credeva molto (dopo aver proposto proprie persone competenti ed esperte di teatro al suo fianco) e per, oserei dire, una mancata corrispondenza di sensi con la politica del tempo l’incarico non si consolidò …e così Eduardo fece un passo indietro dichiarando che a Napoli ci fosse troppa confusione e che lui fosse inadeguato a vestire un incarico più  politico e politicante che non da rappresentante del mondo del teatro.

De Filippo insieme a Totò (non citato mai se non a latere per il miracolo di San Gennaro) sono venerati da Napoli in primis, tuttora, come grandi rappresentanti della bellezza della napoletanità,  verace e sincera, arricchente, culturalmente incisiva per il Novecento e dal linguaggio universale.

Senza dimenticare uno sguardo al passato piu recente con eccellenze del calibro di Massimo Troisi, Pino Daniele e Luciano De Crescenzo che hanno rappresentato il volto bello, umano, elevato, eccellente dell’essere napoletano o dei dintorni ( Troisi era di San Giorgio) protagonisti  assenti in modo colpevole dal racconto di rai3.

La messa in onda della puntata é diventata  un  caso discusso tra chi si é rivolto alla Commissione di Vigilanza  Rai proprio per denunciare “Dov’è la Napoli segreta della sua cultura millenaria? Di sicuro non è quella stereotipata mostrata ieri in maniera approssimativa, inadeguata e offensiva da Corrado Augias. Napoli, con la sua storia millenaria, forse sconosciuta solo al conduttore televisivo è ben altra cosa rispetto all’immagine retorica di una città malavitosa e stracciona, fatta di personaggi discussi e discutibili, peraltro triti e ritriti. Spiace che la televisione di Stato si sia prestata a tanto. Ma il dado è tratto: il danno all’immagine del capoluogo campano è incalcolabile. Mi auguro un intervento immediato della Commissione di Vigilanza della Rai“, conclude il senatore De Siano così  come Alessandra Clemente, assessore comunale,  che ha affidato ad un post su Facebook le sue prime sensazioni  “Una puntata che ha deluso le mie aspettative e che non da merito, secondo me, all’immensa storia culturale della nostra città. Rai 3. Augias. Città Segrete. Mi farò sentire“.

Il Presidente  dell’Ordine dei giornalisti  campani ha descritto “Corrado Augias vergognoso, razzista e spocchioso ieri sera su Raitre. Ha vomitato per due ore contro Napoli, contro la nostra storia contro la nostra cultura“.

Un tormentone in questa domenica trascorsa  tra “la sagra dei luoghi comuni” e “stereotipi offensivi”: questi i commenti  a caldo dopo la trasmissione.

Peraltro, siccome  storicamente  Augias non ha mai manifestato una grande simpatia per Napoli, criticando molto spesso la “questione meridionale” e sottintendendo le gravi responsabilità politiche del Sud fin dai secoli precedenti, con questa puntata non ha conquistato di certo il popolo partenopeo…

Se poi si riflette che nel lancio alla trasmissione da Gramellini, ha espressamente dichiarato di essere rimasto sorpreso che Napoli fosse più pulita di Roma e sgombra di rifiuti…l’affondo narrativo forse c’era da aspettarselo!!!!

Molte le voci narranti di napoletani o giù  di lì che hanno descritto i chiaroscuri di una città meravigliosa ma anche piena  zeppa di contraddizioni, di contrasti, dalle mille sfumature e dalle mille anime, irriverenti e teatrali, anarchiche e colorite, spettrali e iconiche.

Pino Daniele dichiarò il suo amore e odio per Napoli pur avendola decantata e ossequiata nel suo capolavoro Napul’e’  e adombrata nella sua malinconica Terra Mia, ma mai e poi mai ha smesso di credere nella sua positività, nella sua vitalità e nella sua carica di libertà, sempre presenti come sottofondo obbligato in ogni sua canzone.

“Terra mia, terra mia
Tu si’ chiena ‘e libertà
Terra mia, terra mia
I’ mò a sento ‘a libertà”.

E Troisi che con  la  contestazione  napoletano=emigrante ha posto l’accento con un sorriso alla diatriba accesa negli anni ’80 tra Nord e Sud, un Nord operoso e un Sud di svogliati disoccupati, regalando perle di teatro e di cinema ineguagliabili parlando la sua lingua, il suo dialetto eppure compreso ovunque, nella sua filosofia, nell’elogio all’amore, nella dissacrazione della realtà.

E se la puntata di Augias si conclude con le seguenti parole del conduttore che rivelano, peraltro, le sue buone intenzioni laddove precisa di chiudere il racconto con le immagini di una Napoli diversa, scegliendo  come location la nuova metro 1 con le sue opere moderne, realizzata in ogni  stazione come un museo a cielo aperto visibile e godibile nella quotidianità da tutti, rinunciando a quelle “immagini che la riducono a stereotipo  o addirittura a pregiudizio perche questa città ha mille volti…non é  possibile racchiudere tutto questo in una sola formula per una città  sospesa, fluttuante,  imprevedibile, complicata ma…stanno esattamente qui le ragioni del suo fascino, del suo contraddittorio destino“.

Forse, l’esperimento, nel caso di Napoli, non é perfettamente riuscito poiché i segreti rivelati sono stati davvero infinitesimi mentre i pregiudizi e i retropensieri, neanche troppo velati o mimetizzati, sono stati fin troppi!

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Biografia Fabiana Sergiacomo

Fabiana Sergiacomo
Fabiana Sergiacomo, funzionario del Miur, appassionata della mia città e della sua inesauribile cultura. Dotata di una passione sconfinata per la lettura, la scrittura e l'arte che Napoli offre in ogni angolo e in ogni suo tratto caratteristico.

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