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Reading: Le mucche a strisce
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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
La tana del Bianconiglio

Le mucche a strisce

Nicoletta Gammieri
Nicoletta Gammieri 7 anni fa
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3 Min Lettura
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Quando ci si tiene aggiornati sul mondo animale si incappa in bizzarie di ogni tipo, ecco l’ultima trovata dell’essere umano: dipingere le mucche a strisce, ma prima di giudicare questa iniziativa, dobbiamo chiarire alcuni concetti e fare un piccolo preambolo.

In allevamenti e fattorie, le povere mandrie di mucche sono, quasi sempre, invase da tafani o non lasciate in pace dalle mosche, tanto da doversi muovere in continuazione per evitare il problema; questo a prescindere dallo stato di pulizia nel quale la mandria si trova che, palesemente, influisce sul grado di infestazione.


E comunemente risaputo, invece, che il manto delle mandrie di zebre è fondamentale alla loro sopravvivenza per essere meno individuabili come singoli individui ai predatori, ma già negli anni ’80 Jeffrey Waage, entomologo, individuò anche per la mosca “tse-tse” meno “invitanti” le zebre perché il pattern disturbava la visione; anche Matthew Cobb, biologo di Machester, sosteneva che le famose “strisce” potessero avere molteplici funzioni.
Alla Budapest University of Technology and Economics è stato svolto uno studio, coordinato da Gabor Hovart, che ha dimostrato la tesi che gli insetti non sono attratti dalla luce polarizzata orizzontalmente, perché identificano in questo modo gli specchi d’acqua, luogo dove tendenzialmente si recano per accoppiarsi o deporre uova, e non a nutrirsi succhiando il sangue. Il riflesso della luce sul manto delle zebre dunque, a strisce orizzontali, le renderebbe molto meno appetibili, ad esempio dei cavalli a fastidiosi insetti.


L’unione di queste informazioni ha fatto si che una equipe di studiosi provasse a dipingere, con colori ecologici ed atossici, le mucche come zebre, con strisce orizzontali… per quanto tutto ciò possa apparire folle, il risultato è stato straordinario!
Infatti le “finte zebre” o le “mucche zebrate” ricevevano ben il 50% dei morsi in meno rispetto a quando vantavano il loro manto originale, ed anche i loro movimenti per scacciarli erano ridotti del 20%.


Questa ricerca è decisamente importante per l’impatto ambientale, tenere lontani gli insetti con questa sorta di “dissuasione ottica”, infatti, consente di non utilizzare prodotti chimici antiparassitari sull’habitat e gli animali.
Certo, inutile prenderci in giro, il problema si verifica perché, chiaramente in un ambiente sovrappopolato da animali, facilmente proliferano e prosperano insetti ematofagi, pertanto una buona, assennata e definitiva soluzione sarebbe solo quella di chiudere gli allevamenti ed interrompere lo sfruttamento a nostro uso e consumo degli animali.

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Nicoletta Gammieri Ott 23, 2019
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Pubblicato da Nicoletta Gammieri
Nasce a Napoli il 29 agosto 1984, frequenta l'Università di Medicina Veterinaria, ma la lascia per seguire nel 2006 la sua vera strada “gli Interventi Assistiti con gli Animali”diventando coadiutore del gatto e del coniglio, del cane e dell'asino. Si Forma come Educatrice Cinofila. Partecipa a numerosi progetti in strutture socio-sanitarie: Scuole, Carceri, Ospedali, Case Famiglia. A gennaio 2014 apre un negozio di Mangimi ed Accessori per gli Animali, Il Bianconiglio (totalmente contrario alla vendita di animali).
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