Ha suscitato un’onda d’indignazione l’affermazione del ministro per la famiglia e le pari opportunità, Roccella al convegno dell’UCEI “La storia stravolta e il futuro da costruire”, organizzato al Cnel a Roma.
“Le gite scolastiche ad Auschwitz, cosa sono state? Sono state gite? A che cosa sono servite?”, ha chiesto alla platea la ministra, per poi raggelare gli animi di tutti con l’affermazione sconvolgente: “servivano a dirci che l’antisemitismo era qualcosa che riguardava un tempo ormai collocato nella storia, e collocato in una precisa area: il fascismo…sono state un modo per ripetere che l’antisemitismo era una questione fascista e basta“.
Alle parole scioccanti del ministro, ha controbattuto, non senza una buona dose di sconcerto e sconforto, la senatrice a vita, Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di sterminio. “Stento a credere che una ministra della Repubblica, dopo avere definito “gite” i viaggi di istruzione ad Auschwitz, possa avere detto che sono stati incoraggiati per incentivare l’antifascismo. Quale sarebbe la colpa? Durante la seconda guerra mondiale, in tutta l’Europa occupata dalle potenze dell’Asse, i nazisti, con la collaborazione zelante dei fascisti locali – compresi quelli italiani della RSI – realizzarono una colossale industria della morte per cancellare dalla faccia della terra ebrei, rom e sinti e altre minoranze. La formazione dei nostri figli e nipoti deve partire dalla conoscenza della storia”.
Il paradosso è l’attualità disarmante di una tematica così scottante, con l’attuale tregua della guerra israelo-palestinese, dopo migliaia di morti, tra cui molti bambini, e l’auspicio della liberazione degli ostaggi dopo due anni di conflitto cruento e distruttivo, e sentire la Ministra svilire la memoria storica con affermazioni aberranti della verità che la storia ci ha consegnato.
Peraltro, è proprio l’espressione “gite scolastiche” che non si può accettare. I viaggi di istruzione ad Auschwitz come in tutti i luoghi di rfilessione e di memoria sono tutt’altro che gite scolastiche perchè hanno la funzione di fermarsi a pensare, di entrare in contatto con la brutalità del male che è esistito nel cuore della nostra libera Europa, di consolidare l’importanza e il valore della memoria come atto di responsabilità collettiva che con i viaggi nei luoghi di sterminio diviene particolarmente incisivo e significativo e che forse, visto il momento che viviamo attualmente, servono più che mai sia ai giovani per conoscere che ai loro genitori e nonni per non dimenticare.
La provocazione della ministra nasceva, peraltro, in modo ancora più impudente, dall’attacco alle università italiane che durante questi due anni di conflitto israelo-palestinese, hanno protestato, sono state occupate dai giovani studenti, hanno fatto sentire la loro contestazione per le scelte politiche dei grandi della Terra fermi di fronte a tanto orrore.
Dal pensiero secondo cui non sia mai esistita una Shoah, perchè “il problema era essere antifascista non essere antisemita” con accuse di una manipolazione della storia come tutti la conosciamo, la Ministra ribadisce che “bisogna fare i conti con il nostro passato senza illuderci che tutto si è affinato in un’epoca storica e in un’area politica, ma le università sono state fra i peggiori luoghi di non-riflessione”. Un riferimento diretto al sempre maggior numero di atenei – Bologna, l’ultimo in ordine di tempo – che hanno rescisso ogni accordo di collaborazione Israele. “Serve trovare altri luoghi dove riflettere e pensare, da cui si può arrivare a quei ragazzi che manifestano in maniera inconsapevole, ma non innocente, per una Palestina dal fiume al mare, per la difesa di Hamas, con slogan orribili sul 7 ottobre”.
Con queste parole gravi perchè minano alla libertà di espressione del pensiero e alla libertà democratica di protestare in piazza, Roccella finisce di fatto per criminalizzare studenti e docenti che esprimono pensiero critico, come se la libertà accademica fosse un pericolo.
E non si tratta più solo del conflitto israelo-palestinese, ma di una violazione delle nostre libertà costituzionali e di voler inserire pensieri devianti e distorti sulla lettura della storia, per provare a rileggere il presente, contaminato da giudizi e pregiudizi che non si possono condividere, a prescindere se si sia “pro PAL” oppure no.
Le università non solo non sono considerate dalla ministra un luogo naturale di discussione, contestazione, dibattito e riflessione critica sulla storia attuale, ma divengono un nemico da affrontare e denigrare, spostando lo scontro ideologico dal suo alveo naturale che risiede negli atenei, altrove se non addirittura eliminandolo proprio alla radice, con una sorta di controllo dall’alto e di censura al pensare autonomamente che fa rabbriidire perchè riporta – questo pensiero si – ad un periodo storico che si vuole dimenticare.
L’indignazione non è quindi solo per la violazione alla memoria storica, con il diniego dell’Olocausto e la brutale minimizzazione della questione antifascista-antisemita, come se la Shoah fosse stato un incidene di percorso del Nazifascismo e non la volontà determinata e determinante di folli al potere per commettere un genocidio degli ebrei, uccisi a milioni e nei modi più terribili nei campi di sterminio, ma è l’abbattimento ancor più irragionevole delle barriere democratiche della libertà di parola, pensiero e divulgazione della conoscenza, per cui tutto quello che non aggrada chi governa diviene di per sè non gradito.
Gravissimo che con le sue parole, la Roccella non solo strumentalizza la memoria della Shoah, ma rovescia la verità storica con un cinismo inaccettabile per un rappresentante delle istituzioni che dovrebbe dare l’esempio di equilibrio e di rispetto del ruolo che riveste oltre che della platea che lo ascolta e delle sensibilità di tutti coloro che la pensano diversamente.
C’è chi tra le fila dell’opposizione ha accusato la ministra denunciando che “le sue parole sono figlie di un’allucinanzione tossica, Roccella sta dicendo che per combattere l’antisemitismo bisogna smettere di spiegare ai ragazzi cosa fu la shoah e raccontare di chi si macchiò di un crimine contro l’umanità tutta, quello di progettare lo sterminio su scala industriale degli ebrei. Siamo al livello dei regimi che cancellano le pagine dai libri di storia che non gli fanno comodo?“.
Diviene obbligatorio ricordare allora le parole di chi lo sterminio l’ha vissuto in prima persona con la ferocia nazista, la deportazione, la non vita da prigioniero ad Auschwitz, di Primo Levi che proprio a proposito della memoria, scriveva che “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario… perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre” in quanto “la memoria umana è uno strumento meraviglioso, ma fallace“, e forse sarebbe un bene leggere o rileggere le opere di Primo Levi che era terrorizzato dal ritorno di un passato così atroce e di un ribollire di sentimenti così odiosi, come l’odio razziale e le tragedie delle brutalità assassine del nazifascismo, comuni a tutti i domini tirannici, a scuola, all’università o tra i banchi del Governo perchè “tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo”.

