Le virtù degli italiani

Il 2020 si sta rivelando un anno particolarmente complesso in compagnia costante del virus più longevo, resistente, astuto, mutevole e perseverante degli ultimi anni.

La curva dei contagi di quasi tutte le Regioni sta vivendo impennate notevoli, in alcuni casi, con dati addirittura più preoccupanti del periodo di lockdown.

La Campania detiene un timoroso record, essendo tra le prime Regioni italiane, per numero di contagi e ricoveri.

Preso atto di ciò, molti Sindaci stanno emanando ordinanze con cui rinviano nuovamente l’apertura delle scuole alle prime settimane di ottobre per il fondato timore di una diffusione a maglie larghe del Covid-19 e, fors’anche per monitorare l’andamento epidemiologico.

Del resto, nelle regioni in cui le scuole sono aperte da più tempo, i picchi pandemici si sono verificati subitaneamente, perché, purtroppo, questo virus ha la caratteristica subdola di travestirsi e mimetizzarsi negli asintomatici diffondendosi all’insaputa di ignari portatori nonché con i droplets degli infetti ‘nell’aere” sparsi e tra i più piccini e giovani l’infezione risulta più difficilmente controllabile.

Stupisce che, nonostante le impennate spaventose di questi giorni, l’Italia resta tra i paesi virtuosi d’Europa se si considerano le condizioni drammatiche di Francia, Spagna e Gran Bretagna con punte di contagio di migliaia di positivi al giorno.

La fotografia di questa situazione ha disturbato il premier Bo-Jo dei nostri ex cugini europei che a fronte di una interrogazione parlamentare in cui si paragonava la condizione pandemica italiana e tedesca, decisamente migliore di quella inglese, ha risposto con la sua solita faccia di gomma che “gli inglesi amano la libertà”.

Quasi a voler intendere che gli inglesi si contagiano di più perché non riescono a rinunciare al richiamo insopprimibile della libertà, dimentichi però di tutti gli altri diritti ad essa connessi, come la salute altrui soprattutto dei più deboli e fragili della società.

Parafrasando le parole di Mattarella,  libertà non significa certo far ammalare gli altri(?!?!?). Tanto che forse si é frainteso il concetto di serietà con quello di vile rinuncia alla libertà!

Ironia della sorte, gli italiani da sempre negli stereotipi manchevoli nel rispetto delle regole, indisciplinati nella gestione della res publica e anche un po’ ladri, caciaroni e lascivi di fronte al dio cibo, ignari dell’etichetta, abbandonati in sincrono tra canzonette e barzellette (in cui risultiamo vincitori per furbizia su tedeschi inglesi e francesi),  abbiamo stupito tutti dimostrando disciplina e rispetto per l’altro, pur essendo stati il primo paese europeo colpito violentemente dalle morti per covid e costretto ad affrontare una tremenda disavventura.

Gli italiani hanno, difatti, risposto all’emergenza pandemica più o meno con una certa diligenza, indossando la mascherina quando necessario e osservando le regole della clausura.

Con “il liberi tutti” vacanziero, qualche passo indietro é avvenuto.

E ora…scontiamo probabilmente la superficialità di chi non vuole più per ridicola sciattezza rispettare certe restrizioni e, quindi, ha bisogno di strigliate di governatori severi che impongono multe salate per sanzionare i comportamenti dei trasgressori che indossano mascherine fantasy e a tema in tutti i posti nel corpo tranne dove deve essere indossata ovvero a coprire opportunamente le vie aeree anziché incautamente il gomito o il polso, luoghi, peraltro, rischiosi anche per eventuali contaminazioni alle mascherine che dovrebbero mantenersi asettiche e sterili per più tempo possibile nell’uso prolungato quotidiano.

Senza considerare i detrattori, alcuni anche famosi, caduti, poi, vittime del virus stesso, che continuano a negare impunemente l’esistenza tra noi del coronavirus.

Creato in laboratorio o spontaneamente trasmigrato nell’uomo per un gioco fatale del destino, non c’è nulla da fare il virus é ancora fra noi vivo e vegeto, irridente negli asintomatici e pericoloso nei polmoni dei positivi.

E le scuole, ormai prossime all’apertura, spaventano per la potenziale presenza di positivi contagiosi che in una catena eventuale di contagi potrebbero toccare tante famiglie e tante persone fragili, facendo ripartire una pandemia al momento sotto controllo sia per i ricoveri con pochi occupanti la terapia intensiva, sia per i numeri ancora contenuti seppure in aumento.

Conte rassicura ed esclude un lockdown totale e nazionale per evitare una paralisi economica non rientrabile né controllabile.

Allora dal Governo ci si aspetterebbe coerenza di intenti.

E invece, in questo quadro, e malgrado i complimenti da parte di una certa Europa per le nostre virtù, ogni tanto si rischia lo scivolone…come la pantomima relativa all’apertura degli stadi al pubblico rapportato al 25% di capienza, frenata con uno stop decisivo da parte del comitato tecnico scientifico, allo stato per nulla necessario se non per foraggiare alcune tasche.

Comprensibile ma non accettabile!

Il problema é il tempo perso…e anche l’occasione di generare qualcosa di virtuoso.

Nei mesi di chiusura, al di là delle misure economiche messe in campo, andava studiata una strategia vincente contro la pandemia puntando sul valore aggiunto di un serio smart working con tanto di programmazione e monitoraggio di obiettivi e risultati seguendo le logiche di una sana performance individuale e collettiva, anche nel settore pubblico dove tanto bene si è fatto nonostante alcune esperienze hanno presentato aspetti di criticità e perplessità ;  studiare e disciplinare forme miste di didattica in presenza e a distanza, cogliendo i punti di forza, smussando i punti di debolezza e creando opportunità di crescita e interazione tra mondo della scuola e studenti, dinamico e calato nella realtà del momento, con l’ausilio dei supporti tecnologici a disposizione e non certo con banchi a rotelle, di cui risulta difficile comprendere il valore aggiunto per i nostri figli senza contestarne la loro funzionalità ai fini della normativa sulla sicurezza anti-covid; pianificando una mappatura a tappeto dei contagi, con tamponi costanti e ripetuti nel tempo, su tutta la cittadinanza…per non coglierci di nuovo impreparati e sprovveduti – malgrado le infinite buone prassi venutesi a creare e la buona volontà di chi ha operato con serietà e abnegazione sia nel pubblico che nel privato che nel pianeta dell’istruzione tutta, universitaria e scolastica o nel settore sanitario cosi profondamente coinvolto e colpito anche da perdite consistenti di medici e personale – di fronte ad un nuovo improvviso e minacciato con funzione deterrente “si chiude tutto”!

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Biografia Fabiana Sergiacomo

Fabiana Sergiacomo
Fabiana Sergiacomo, funzionario del Miur, appassionata della mia città e della sua inesauribile cultura. Dotata di una passione sconfinata per la lettura, la scrittura e l'arte che Napoli offre in ogni angolo e in ogni suo tratto caratteristico.

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