L’EVENTO ESPOSITIVO “1000 YEARS FROM NOW” DI DANIELE SIGALOT, A ROMA.

Per il filosofo Henry Bergson l’idea di tempo ‘scientifico’, omogeneo e reversibile, quantitativo e calcolabile, che si limita a riprodurre l’idea dello spazio geometrico, deve essere rifiutata poiché totalmente inadeguata in quanto ciò che viene misurato non è l’intervallo di tempo in sé, ma solo una porzione di spazio. Questo porta al fatto che “se tutti i movimenti dell’universo si producessero due o tre volte più rapidamente non ci sarebbe nulla da modificare nelle nostre formule, né nei numeri che vi facciamo entrare“. Bergson arriva ad affermare che “l’intervallo di durata non conta dal punto di vista della fisica” e che essa riesce a cogliere solo la proiezione della traiettoria spaziale e non il movimento in sé. Ciò che registra la durata reale è la singola coscienza per la quale il tempo è privo di estensione e non divisibile, qualitativo ed eterogeneo, non misurabile ed irreversibile.

La vera durata, però, viene messa in secondo piano ed occultata dalle esigenze dell’azione e della comunicazione sociale; inoltre la comune idea di spazio influenza a nostra insaputa anche la vita interiore, mentre solo a tratti riconosciamo la caratteristica peculiare della nostra mente: il flusso di coscienza. Solo in questi momenti possiamo capire la verità su di essa e scoprire che la psicologia sperimentale e associativa sia solo un modo per dare un’apparente scientificità alla visione deformata del senso comune. Per Bergson la psicologia e la filosofia possono divenire rigorose solo accettando che i fatti della coscienza sono solo qualità pura e non ammettono misurazione, cioè rinunciando all’idea positivistica di ridurre la realtà spirituale all’ordine dello spazio e del numero.

Dalla filosofia alla psicologia, fino ad arrivare all’arte: tempo, durata e percezione dello spazio sono stati motivo di interesse per molti studiosi ed artisti. E su questi termini si basa l’evento espositivo 1000 YEARS from NOW“, con l’installazione “Enough” di Daniele Sigalot (1976), allestita nelle sale dello “Spazio Chirale”, in via Ignazio Persico 32, zona Garbatella, a Roma, curata dalla critica d’arte Barbara Martusciello  e da Leonardo Zaccone. Sigalot lavora in Italia, Spagna e Gran Bretagna; nel 2010 apre a Berlino il suo studio-atelier ribattezzato “La Pizzeria”, operativo fino al 2018. Dal gennaio 2019 si trasferisce a Napoli, aprendo il suo studio e “La Nuova Pizzeria”. Il centro della sua ricerca ruota intorno all’ambiguità tra la percezione dei materiali utilizzati e la loro reale natura, facendo del contrasto una chiave di lettura di tutti i suoi lavori e giocando in modo ironico con la forma e i contenuti. La straordinaria capacità di comunicare corrisponde ad una ampia versatilità linguistica:   l’artista usa molti materiali, spesso innovativi; mette alla prova tecniche multiple e interdisciplinari. Le sue installazioni sono di notevole impatto visivo.

“ENOUGH”, è un’installazione luminosa che fa del tempo la sua materia prima. E’ un’opera che vuole durare nel tempo: 1000 anni. Tutto inizia con un countdown di 31556908800 secondi, gestito da un sistema digitale, realizzato appositamente e che non smette mai di contare, anche da spento. Il conto alla rovescia è iniziato alle 19:30 in punto dello scorso 21 novembre 2019, dando inizio a un evento d’arte tra i più proiettati nel futuro. In effetti, se per Sigalot: “Le mie opere dovrebbero durare 1000 anni”, per l’artista veneto Maurizio Cattelan: “Un’opera è arte solo se dura nel tempo, altrimenti si chiama merchandising”. Questa dicotomia innesca interessanti spunti di riflessione sul tempo, sulla “durata” di un’opera d’arte, sul valore culturale ed economico, sull’azione degli agenti atmosferici e su coloro che dovranno custodirla affinchè venga tramandata ai posteri. Due teorie che aprono un dibattito e una profonda riflessione sul tema dell’Arte tra gli addetti ai lavori: critici, curatori, mercanti d’arte, museologi, archeologi, collezionisti e manager culturali.

Oltre alla singola installazione sono presenti altre due opere dell’artista: RED, della serie POST IT, volutamente ingannevole nel materiale, alluminio che appare come carta e, nella funzione, un promemoria che non lo è in quanto è solo arte e che richiama anche in questo caso il tempo: della dimenticanza. L’altra opera, invece, è un corner dedicato alla Coppa Pizzeria, oper/azione con carattere aggregativo caratterizzato da una ludica leggerezza ma basato su un’impostazione partecipativa.

Dal 29 novembre al 1 dicembre ENOUGH si trasferirà nell’area del Pigneto / Tor Pignattara per illuminare una delle location del RGB Light Experience IV ed. /// Lightscapes

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Biografia Luca Del Core

Ha scritto per alcune riviste di settore, tra cui "Arskey Magazine" e per alcune delle quali è ancora redattore, "Artslife" e "Art a part of cult(ure)". L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è. (Paul Klee)

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