Nel mondo e in particolar modo in Europa, tutti gli esperti del settore calcistico sono a conoscenza del fatto che in Italia la pubblicità a scommesse sportive sia vietata.
Ma è davvero così? Perché converrete con noi che anche in prima serata – ovvero nella fascia oraria in cui sono presenti i minori – vedere la pubblicità di Snai, Bet365 app o chi per loro è la quotidianità.
Al tempo stesso però, non si vedono più bookmaker sulle maglie di squadre nel nostro campionato, né a bordocampo sui cartelloni e men che meno come sponsor del campionato stesso.
In questo articolo analizzeremo prima cosa dice la norma e poi sulla prassi che da ormai quasi dieci anni prende luogo sugli schermi dei nostri cellulari, tablet o tv e gli effetti sui bilanci dei club.
Cosa prevede il “Decreto Dignità”
Il Decreto-Legge rinominato “Decreto Dignità”, rivisto per l’ultima volta nel 2018 sancisce che è vietata ogni forma di pubblicità, promozione o sponsorizzazione di giochi con premi in denaro.
Il divieto si estende a tutti i canali di comunicazione. Non sono dunque esenti cartelloni a bordo campo, spazi pubblicitari fisici, giornali, radio o social. La regola è chiara: non si può fare pubblicità alle scommesse.
Cosa Succede in Realtà
Se lo scopo della legge è nobile, ovvero impedire che il gioco entri nella in ogni momento nella mente dei giocatori, la prassi è ben diversa. Anche se sono state effettivamente fatte pagare delle multe, l’Erario spesso chiude un occhio in nome dei lauti proventi che il gioco genera ogni giorno.
Considerato che nel 2023 gli italiani spendevano diverse centinaia di milioni in più per scommettere che per mangiare, è comprensibile che i governi siano cauti ad esprimersi a riguardo.
In ogni caso, i book hanno trovato il modo di aggirare le imposizioni ministeriali e pubblicizzare ugualmente le proprie piattaforme in modo 100% legale. Il trucco è semplice: si crea una nuova piattaforma con un nome molto simile a quello del sito di betting ma dedicata esclusivamente ai pronostici, le informazioni e le stats e poi si reclamizza la suddetta piattaforma.
Forti della brand awareness costruita negli anni, i book sanno che il cervello collega immediatamente la nuova piattaforma a quella principale ed ecco che il gioco è fatto.
Effetti economici: dove pesano di più le restrizioni
Ma quindi, oltre ai giocatori che si trovano ugualmente bombardati di pubblicità legata alle scommesse sportive o ai giochi di casinò, chi ci rimette? Gli operatori no di certo, la Lega in parte, ma a soffrire della botta maggiore sono i club.
Ovviamente il discorso per le big è diverso, ma le squadre di mezza classifica, che faticano a ritagliarsi un posto in Europa e per fare mercato contano sulle sponsorizzazioni, si è trattato di un problema grosso.
Specie se si considera che l’entrata in vigore della legge precede di poco l’inizio della pandemia legata al Covid-19: un triennio infelice per molti club del nostro campionato.
A rimetterci non sono solo le squadre che avevano come main sponsor un bookmaker, come il Torino, ma anche tutte le altre. Il fatto che tutte le piattaforme di betting facessero a gara per accaparrarsi un posto sulle maglie di Serie A è un dato oggettivo e questo rendeva più forte i club durante le negoziazioni.
Oggi le squadre si trovano dunque costrette a rivedere il loro business plan in favore di ingressi meno rischiosi, in attesa di una presa di posizione forte dell’esecutivo.
La Posizione del Governo Attuale
Il governo Meloni ha più volte, tramite i suoi portavoce, manifestato la volontà di abrogare la legge, motivando la scelta con il troppo facile aggiramento della stessa.
Tuttavia non esistono piani concreti per sostituirla e l’impressione è che, come successo per l’energia elettrica e il gas, la coalizione di governo voglia passare al mercato libero, senza alcun tipo di restrizioni.
Una mossa pericolosa considerato che quasi il 5% della popolazione è a rischio dipendenza. Tuttavia, la Meloni ha appena alzato il prezzo delle concessioni, vietato le multiplatform e diminuito le licenze disponibili, rendendo ancor più esclusivo l’accesso al mercato del gambling italiano.

