L’INCAZZATA TECNOLOGICA E LE POLEMICHE AD OGNI COSTO

Il 16 ottobre di 75 anni fa avveniva la deportazione degli Ebrei dal Ghetto di Roma, 1023 tra uomini, donne e bambini vennero deportati ad Auschwitz. Fecero ritorno in 16.

Alberto Angela, portatore sano di beltà e intelligenza nel medesimo corpo, essere quasi mitologico, ha dedicato nella serata di sabato 13 uno speciale della sua trasmissione “Ulisse” all’argomento, raggiungendo uno share del 19%, battuto solo da “Tù sì que vales” al 29%; bene, ma non benissimo, vuole comunque dire che moltissimi telespettatori hanno scelto la cultura.

Su Facebook è stato un fiorire di post per ricordare la ricorrenza, il che fa ben sperare nel futuro, dato che sembrerebbe che i giovani di oggi non siano totalmente indifferenti sull’informarsi e commemorare le pagine buie della nostra storia. Ovviamente, ma cosa ve lo dico a fare, qualcuno è riuscito a trovare da contestare anche riguardo a ricordo così drammatico, con frasi totalmente sconnesse e prive di compassione. Ne cito solo alcune:

Partiamo dai migliori in assoluto, i “negazionisti”, quelli che “non è successo niente, è tutta una montatura dei Comunisti, è tutto finto, come i migranti annegati e le vittime di terrorismo che sono solo attori!!!”. Lascio a voi i commenti del caso, io ho perso le parole, per dirla con Ligabue.

Poi ci sono i “diplomatici”, fintamente interessati alle sorti degli altri stati: “E allora la Palestina?! Muoiono le persone e nessun giornale ne parla. Sono tutti al soldo di Israele. Complotto!”, solo per citare un paese tra i più gettonati nei vari commenti.

E infine abbiamo i “geografi” che producono perle tipo: “E allora l’Africa? C’è la guerra, lo sai?!?” Non si sa in quale nazione, per certa gente il continente africano è un unico grande Stato, dove imperversano la carestia e la pestilenza. Certo, gli fa comodo citare l’Africa in questo caso, quando poi sono i primi a sbraitare “Prima gli italiani!!! Aiutiamoli a casa loro, vengono a rubarci il lavoro e le donne!!1!11!!”. Coerenza non pervenuta.

Tolto il fatto che certa gente si dovrebbe solamente vergognare, anche solo a pensare certe castronerie riguardo ad eventi drammatici, figuriamoci a scriverne pubblicamente, ultimamente sui social pare sia in atto una gara a chi è più sf…ortunato nella vita: non importa di quale argomento si tratti, se malattie, guerra, povertà e chi più ne ha, più ne metta, c’è sempre qualcuno che deve rilanciare al rialzo sulla sfiga “Hai avuto due cancri? Io tre!”, “Non lavori da due anni? Io da cinque!” e se non si ha nulla di cui lagnarsi, allora si tirano in ballo gli altri paesi o gli altri popoli, che fa tanto professore con cattedra all’Università della Vita.

Il piangersi addosso e il farsi compatire sta diventando davvero una moda: invece di tirare fuori gli attributi e cercare di superare nel migliore dei modi le sfide della vita, certa gente preferisce sedersi in un angolo a piagnucolare, meglio, ovviamente, se con in mano un dispositivo dotato di internet con cui farsi commiserare dal popolo social su quanto faccia schifo la vita, quanto sia stata cattiva con loro e su quanto essi siano miseri e tapini.

Magari, e sottolineo magari, se invece di fare a tutti i costi i bastian contrario sotto ogni argomento e/o fare a gara a chi è stato più massacrato dal destino, si cercasse di avere degli scambi almeno vagamente costruttivi, non sarebbe poi così male, anzi, ciò potrebbe rendere la realtà social un po’ meno un agglomerato di frustrati ignoranti.

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Biografia Maggie Lee

Maggie Lee
Anche se non sembra sono nata a Milano, ma sono di origini siculo-calabresi: da lì derivano i miei colori poco “nordici”. Sono laureata in Psicologia e sto frequentando la magistrale. I miei amici sostengono che ho un sesto senso innato per capire le persone, soprattutto quelle cattive, cosa che talvolta è più una maledizione che un dono. Cerco di interessarmi a po' di tutto, ho una passione per Wikipedia e mi diletto di cucina e fai da te. Sono il tuttofare tecnologico della famiglia, per qualsiasi cosa abbia dei pulsanti o, ultimamente, uno schermo touch. Amo le tecnologie semplici che semplificano la vita. Viaggio parecchio per amore, i mezzi di trasporto tedeschi non hanno più segreti per me, adoro la loro puntualità, ma odio la loro mancanza di elasticità e, naturalmente, la maggior parte del loro cibo.

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