L’INCAZZATA TECNOLOGICA E L’ODIO “MONDIALE”

C’era una volta… no, non è questo, tanti tanti anni fa… neanche….

Fino a poco tempo fa… ecco, questo potrebbe essere l’incipit giusto.

A parte gli scherzi, fino a qualche anno fa, almeno lo sport era risparmiato dall’odio gratuito e ignorante, tranne qualche caso di tifoserie avversarie e conseguenti tifosi microcefali, ma si sa, la mamma dei cretini è sempre incinta.

Nell’ultimo mondiale, in cui l’Italia, ricordiamolo, non si è neanche qualificata, c’è stato un incremento spaventoso dell’odio, soprattutto razziale, verso chiunque.

Alla fine ha vinto la Francia, purtroppo per me che tifavo per la Croazia e prima ancora per la Svezia, magari porto sf…ortuna, chi lo sa, in tal caso chiedo scusa agli amici croati e svedesi.

Dicevamo, ha vinto la Francia e si è scatenato un flaming che neanche i bambini delle elementari che fanno i capricci, rossi in faccia e con le lacrime agli occhi.

Non un normale “sfottò” calcistico da bar, che ci sta sempre bene, ma cattiveria gratuita, razzista e ignorante (anche se il razzismo è ignoranza, quindi non servirebbe specificare) sui componenti coloured della squadra.

Cito da Wikipedia:

Dagli anni 90 la nazionale francese è ritenuta da alcuni un esempio di moderna convivenza pacifica tra etnie diverse per la sua capacità di incarnare l’ideale multiculturale della Francia”.

Perché forse, non è chiara una cosa: i suddetti giocatori sono discendenti degli abitanti delle ex colonie francesi in Africa, non sono immigrati arrivati coi barconi, cosa che fa impazzire i finti patrioti moralisti, quindi, sono cittadini francesi a tutti gli effetti, con buona pace dei sostenitori della razza ariana, che diciamolo, oltre a essere fuori moda, ha pure un colore parecchio malaticcio; bianchi, biondi, occhi azzurri: al primo raggio di sole si ustionano, se questa è la razza superiore…

Su questa vittoria , meritata o non meritata che sia, hanno vinto, punto, si sono sprecati fiumi di inchiostro, o meglio, click di tastiera, per gettare odio gratuito su questi calciatori, la cui unica colpa, se di colpa si può parlare, è di essere un po’ più abbronzati degli altri componenti della squadra; sarà mica l’invidia per un colorito sano, mascherata da razzismo, ad alimentare il travaso di bile di certi leoni da tastiera? Io cerco di prenderla sul ridere, ma la situazione è disgustosa: appena è stata decretata la vittoria della Francia, i cari utenti invidiosi si sono scatenati, condendo tutto con un’ignoranza abissale, cosa che non manca mai in caso di analfabetismo funzionale.

Questi individui, rosi dall’invidia, non si sa per cosa, dato che, ripeto tristemente, la nostra nazionale neanche si è qualificata e anche se fosse capitato, costoro avrebbero avuto sicuramente da ridire su Balotelli o su qualche oriundo che milita negli Azzurri, hanno fatto scaturire dalle loro menti spongiformi frasi come “Scimmie con la palla”, “Campioni del terzo mondo”, “Ha vinto l’Africa”, “Si sapeva che avrebbe vinto una nazionale africana, visti i tempi” e via in un turbinio di cretineria, passando per il bidet, le frecce tricolore sbagliate alla parata del 14 luglio e via insultando per sentirsi meno sfigati nella vita; ho una brutta notizia per voi: siete e rimarrete degli sfigati, anche se prendete i Big Like da dei mentecatti pari a voi.

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Biografia Maggie Lee

Anche se non sembra sono nata a Milano, ma sono di origini siculo-calabresi: da lì derivano i miei colori poco “nordici”. Sono laureata in Psicologia e sto frequentando la magistrale. I miei amici sostengono che ho un sesto senso innato per capire le persone, soprattutto quelle cattive, cosa che talvolta è più una maledizione che un dono. Cerco di interessarmi a po' di tutto, ho una passione per Wikipedia e mi diletto di cucina e fai da te. Sono il tuttofare tecnologico della famiglia, per qualsiasi cosa abbia dei pulsanti o, ultimamente, uno schermo touch. Amo le tecnologie semplici che semplificano la vita. Viaggio parecchio per amore, i mezzi di trasporto tedeschi non hanno più segreti per me, adoro la loro puntualità, ma odio la loro mancanza di elasticità e, naturalmente, la maggior parte del loro cibo.

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