venerdì , 3 Aprile 2020

L’ironia e noi. 45 anni di Altan

Questo mercoledì 23 ottobre il MAXXI (Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo) ha innaugurato una mostra dedicata ad Altan. “Cipputi e altri pensatori” , a cura di Anne Palopoli e Luca Raffaelli durerà fino al 12 gennaio 2020, celebrando la lunghissima carriera (45 anni) di uno dei più prolifici e influenti vignettisti d’Italia.

Con decine di personaggi, da Trino il dio a contratto all’operaio Cipputi, Francesco Tullio Altan ha attraversato cinque decenni di storia recente, commentando a modo suo tutti gli eventi, gli scandali e le trasformazioni politico-sociali che ci hanno coinvolti. Ed è significativo che, a rileggele, certe sue vignette di venti o trenta anni fa sembrino concepite appposta per questa mattina. Ogni mattina.

Perché?

Per il tratto, innanzi tutto. Quello di Altan è un disegno “apparentemente piatto”, come ha scritto Ferruccio Giromini. Una sintesi perfetta, per altro a lungo ricercata, prima del vero debutto nel ‘73 sulle pagine di Linus. Una abilità certo necessaria, in un mondo in cui la fruizione, sia grafica che letteraria, deve essere quanto più possibile chiara, immediata, riconoscibile. Tanto più se si parla di comicità e ironia: in tal caso la comunicazione o è ficcante o non è. E quella di Altan lo è, come una stoccata precisa, una stilettata sottile, quasi a tradimento.

La piattezza grafica trova una perfetta rispndenza nel carattere flemmatico dei suoi personaggi, dall’occhio puntualmente spento, ritratti in una quotidianità mai plastica, mai epica. Una routine disincantata, quasi cinica. Non c’è conflitto nelle figure di Altan, così come non c’è nel suo personaggio più conosciuto: la Pimpa. Tutto procede senza scontri, senza “nemici”, senza drammi. Ma la Pimpa è un prodotto per l’infanzia. Lì la mancanza del conlitto è sostenuta da un processo di scoperta placido e autonomo. Armando, il padrone/padre/amico lascia (come ha dichiarato lo stesso Altan) fare, aspettando che la sua cagnolina/amica/figlia impari da sola. By trial and error, come dovrebbe essere.

Nelle vignette quotidiane, pensate per un pubblico di adulti, questa assenza di tensione assume un aspetto assolutamente diverso. Applicata su contenuti politici e sociali, la flemma piatta dei suoi personaggi prende il tono di un disincanto bonario, di una disillusione perentte. Le donne e gli uomini di Altan sono affetti da un fatalismo cronico, che li rende serenamente insensibili alle illusioni, alle promesse, agli assoluti. È forse questo fatalismo bonario, questo simpatico disincanto che più di tutto dona alle vignette di Altan il loro fascino, estemporaneo eppure eterno: applicando con maestria lo strumentario classico degli autori satirici, Altan fa emergere le tensioni quotidiane dall’inconscio collettivo dei propri lettori, oggettivandole poi in giudizi caustici, lapidari. In questo, il suo lavoro ricorda vagamente un caposaldo della satira come Il Dizionario del Diavolo di Ambroce Bierce (ne ho parlato quì).

Ma l’ironia di Altan affonda le sue radici anche in una antica abitudine italiana: il gusto tutto nostrano di parlar male di noi stessi. “Per evitare che altri dica male dell’Italia occorre precederlo e surclassarlo” disse una volta Sergio Romano, “L’orgoglio che ogni uomo prova nell’identificarsi con la propria patria si è rovesciato nel suo contrario. Siamo tanto più bravi e intelligenti quanto più ci affrettiamo a parlare male dell’Italia”.

Opinione condivisa da Franco Ferrucci: “Come si sente bene l’italiano dopo aver parlato male dell’Italia!”. Una strana abitudine, ma sarà poi vera? Nel 1997 Wilhem Mühs pubblicò il Piccolo manuale di Xenofobia, una gustosa antologia divisa per nazioni, in cui l’autore ha raccolto decine di frasi più o meno celebri che prendono in giro diversi Stati, sottolinenadone abitudini, difetti e luoghi comuni. La sezione dedicata all’Italia in effetti è stranamente nutrita di citazioni di italiani. Alcune gustosissime, come ad esempio questa di Leo Longanesi: “In Italia tutti sono estremisti per prudenza”; o come la più cattiva: “Nessuno meglio dell’italiano sa prendere posizione dopo aver visto come si sono messe le cose”, di Roberto Gervaso. Ma è anche vero che le sezioni dedicate ad altri paesi sono altrettanto ricche di sentenze autoctone. Così per George Bernard Shaw “Nessun inglese ha mai avuto buon senso, non l’hai mai avuto nè mai l’avrà”. E secondo Werner Riegel “quando un tedesco non riesce a vendicarsi per la sua lingua si vendica con essa”.

Che sia una peculiarità nostra o no (e resta sempre da vedere cosa signfica “noi”. Ma è un discorso troppo lungo per queste righe), quella di prendersi poco sul serio rimane un’ottima abitudine. Particolarmente in un periodo di “populismi”, “sovranismi” e “comunitarismi” vari, in cui una costruzione troppo letterale e definitiva dell’identità rischia di produrre incomunicabilità e scatenare la violenza di un conflitto non mediato dal linguaggio politico. Contro il rischio di assolutismo insomma, un buon farmaco (fra gli altri, non certo l’unico), rimane quella salutare frattura dell’Io che è la risata, la prospettiva disincantata e disincarnata dell’ironia e dell’autorinoia. Un compito storicamente e socialmente affidato alla commedia, e ancor più direttamente alla satira.

Insomma, prima di alzare la voce e inseguire le idee di qualche leader, ci farebbe bene esercitare la flemma disincantata e divertentessima di Cipputi.

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Biografia Carmelo Nigro

Carmelo Nigro
Nato sul finire della lontana e oscura epoca umana conosciuta come “anni '80”, è riemerso, più o meno trionfante, dal labirinto universitario durante la seconda decade del terzo millennio, riportando una laurea in giurisprudenza come macabro trofeo. Nerd incallito e irredento, fagocita libri e fumetti di ogni tipo, delirando di improbabili super-poteri da ben prima che Downey Junior rendesse popolare la faccenda sfrecciando ubriaco nei cieli di Hollywood... Il suo primo atto ufficiale come membro del team di Senza Linea è stato inventare la parola “Nerdangolo”, rubrica di cui tutt'ora si occupa per la gioia di sé stesso. mail: c.nigrox@gmail.com

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