Era il 1942 quando Luigi Buommino, ultimo di nove figli, nasceva nel rione Sanità, lo stesso quartiere dove ancora oggi, a distanza di 84 anni, lo si può incontrare mentre passeggia percorrendo vicoli e stradine. Una vita vissuta tra amore e dedizione per il lavoro e la famiglia, lo si avverte ascoltando i suoi racconti.
Quando sono andata a trovarlo nella sua bellissima casa a Materdei, mi ha accolta come si aspetta una figlia la domenica, con la voglia di confrontarsi e parlare di tutto e di niente. L’arte unica di Buommino non la si incontra facilmente, non la trovi ogni volta che sei in fila alla posta o in farmacia. Per questo ho capito all’istante che quell’incontro casuale era una fortuna inestimabile in cui ero inciampata e che non potevo lasciarmela scappare, un tesoro prezioso che non potevo tralasciare, che le sue parole io me le dovevo gustare una ad una.
Giggino è un artista vero, non come i tanti che si trovano in giro al giorno d’oggi, quelli che studiano tanto per non imparare a fare un granché. Lui ha ereditato il talento di suo padre Giovanni, restauratore di mobili antichi, che gli ha trasmesso la passione per l’artigianato e con il quale ha iniziato a lavorare a soli 12 anni in una bottega a Chiaia; sempre il papà gli ha insegnato ad essere un maestro senza andare a scuola, ma direttamente con la pratica quotidiana.
Luigi Buommino, denominato “scultore del bello” e considerato l’ultimo vero intagliatore, modella il legno alla vecchia maniera, non con l’ausilio di forme, ma incredibilmente a mano libera. Resta un mistero come le sue sculture lignee fatte a mano siano così perfette, opere di grande pregio molto ricercate dai collezionisti italiani e stranieri. Tra i soggetti preferiti da Buommino molti sono quelli raffiguranti animali, ma anche pastori presepiali e personaggi simbolo della napoletanità, come il busto di Totò e di San Gennaro, entrambi donati dall’autore al rione Sanità.
Ed è proprio nell’attuale piazzetta Totò che Luigi ricorda con nostalgia la sua adolescenza, quando da ragazzino correva verso un futuro ricco e straordinario insieme alla sua adorata Maria Rosaria, che in sessant’anni di matrimonio gli ha donato quattro splendidi figli e per la quale lui nutre profonda stima: “è una donna che con la sua intelligenza mi ha fatto uomo, perché mi ha sempre saputo calmare” mi ha confidato nel suo salotto panoramico al centro storico di Napoli. Ed in effetti Maria è proprio come lui la definisce, una presenza tranquilla ed autentica in una casa piena di ricordi.
Tanti sono gli affezionati ammiratori delle opere senza tempo create da Giggino, la cui vita artistica è stata raccontata in un libro a cura di Giuseppe Giorgio, presentato l’anno scorso presso lo storico caffè Gambrinus di piazza Trieste e Trento, con la straordinaria partecipazione all’evento di numerose personalità di spicco. Buommino vanta un pubblico raffinato e affezionato che non lo tradisce ma anzi gli dimostra continua ammirazione attraverso dediche di ogni tipo; ci si perde tra le varie poesie ed articoli a lui rivolti da personaggi del calibro di Roberto De Simone, Salvatore di Giacomo, De Novellis e molti altri.
Tutto ciò grazie alle sue opere d’arte d’immensa bellezza che rappresentano la storia e il patrimonio culturale della nostra città, di una Napoli che nonostante tutto, nun more!

