L’unione crea la forza; Spagna ed Italia per Alessio Arena

Da sempre noi Campani abbiamo nel DNA ciò che la cultura spagnola divulgò durante l’epoca della dominazione che subimmo da parte loro. Questo non sempre vuol dire che sia positivo, o negativo…dipende dai casi; ma questa volta vi garantisco che è TOTALMENTE POSITIVO.
Questa settimana per voi, amici di Senza Linea, sono venuto a conoscenza di un cantautore che nonostante le tante esperienze esistenziali e professionali in tante parti del mondo, dimostra di avere le spalle larghe ed una spiccata propensione artistica; un artista che di questo binomio ne ha fatto carriera ed arte, ampliando ancora di più le pagine di questa unione con i nostri amici spagnoli. Un’artista che, nonostante la continua ricerca della costruzione ideale, non smette mai di cercare e di imparare. In lui è possibile trovare quella scintilla di passione che spinge a procedere sempre oltre nell’ascolto di un brano o nella lettura di un testo; ed in lui vi assicuro troverete pane per i vostri denti. Ho avuto la possibilità di raggiungerlo telefonicamente, e la cosa che mi ha colpito è stata la cura con cui mi narrava la differente visione che ha sempre curato nei suoi percorsi artistici, rendendoli quindi un qualcosa di unico nel proprio genere. Vi lascio quindi a questa breve ma interessante intervista.

  • Chi è Alessio Arena: E’ difficile potermi definire in realtà; io mi occupo di letteratura e di musica, ma un giornalista una volta, per una mia presentazione, coniò il termine “Cantascrittore” ed è in effetti un po quello che faccio…racconto storie in musica e in scrittura.
  • Ti definisci un “Cantascrittore”, a buon motivo; com’è nata, e come gestisci questa diciamo doppia personalità artistica?: Non c’è un idea alla base, un programma stilato o altro; io volevo essere uno scrittore da bambino a causa delle mia timidezza cronica (che poi è un tratto molto diffuso nei musicisti, soprattutto nei cantanti), certo mi piaceva la musica ma la vedevo per l’appunto una cosa troppo difficile, quasi impossibile. La letteratura ha molti più filtri della musica e per me quindi era più facile scrivere, tant’è vero che tra il mio primo romanzo ed il mio primo disco c’è un distacco di circa 6 anni l’uno dall’altro.
  • Nel 2009 esordisci come scrittore, ma solo nel 2011 come cantate e per di più con un pezzo in lingua spagnola. E’ particolare, ma soprattutto curioso questo tuo richiamo alla dualità spagnolo/napoletano, napoletano/spagnolo…quasi a voler riprendere anche un pò il filone di dominazione spagnola che ha da sempre accompagnato la vita della città di Napoli. Come mai hai optato per questa scelta?: A dire il vero non è stata proprio una scelta. Tutto nacque dal fatto che a sei anni, i miei genitori, si vollero trasferire in Spagna, quindi da allora faccio stazione tra Napoli e Barcellona; questo influisce anche sulla lingua, in quanto, come prima lingua, considero il napoletano, ma a scuola ho imparato sia l’italiano che lo spagnolo. Questo spiega il perché delle mie influenze in materia di musica e di letteratura; è stata, potremmo dire, una circumnavigazione della mia identità culturale ecco. Arrivo a questo disco dopo una tournée in Cile ed in America latina; una tournée autogestita,autorganizzata ed anche un po’ improvvisata, che è una cosa che volevo fare già da un po’ di anni. Ora ritorno a casa, a Napoli e al napoletano, senza mai però dimenticare i suoni che ho sentito e fatto miei; che ho apprezzato nei miei viaggi. Pensa che al momento ho più canzoni incise in catalano che in qualsiasi altra lingua ahahah; quindi ora ciò che presento è un disco interamente in napoletano ed italiano.
  • Nel 2012 in coautorato con Giancarlo Arena collabori alla produzione del lavoro della pianista Clara Peya, e solo un anno dopo nel 2013 esce il tuo primo vero album (Bestiario Familiare). Come andò?: E’ stato un disco che s’è cucinato a fuoco molto lento. Abbiamo avuto l’appoggio da “Musicultura – il festival della musica popolare italiana” grazie ad una mia canzone vincitrice assoluta dell’edizione 2013; ma questo fu l’ultimo passo ecco. Il disco è diviso in due parti, una prima incisa a Barcellona con una formazione, ed una seconda incisa a Napoli con un’altra formazione totalmente diversa dalla prima; anche in quel caso volli mantenere ecco questa sorta di bipolarità culturale che mi contraddistingue. Fu sicuramente un passo importante, anche se attualmente mi sento molto più “io” potremmo dire, nelle canzoni che canto adesso; se ci pensi una persona col tempo si evolve e fa sue molte cose che in precedenza non aveva; ed è così per me adesso.
  • Un passo per gamba e nel 2014 torni alla scrittura con “La letteratura Tamil a Napoli”. Di cosa narri in questo parli in questo scritto: Questo è stato lo scritto che ha partecipato al primo Premio Nazionale di letteratura Neri Pozza, ed arriva ad un passo dalla vittoria, tanto da ottenere una menzione speciale che mi permetterà comunque di vederlo pubblicato dall’editore. Questo mi ha dato modo di girare molto di più rispetto a quanto non avessi potuto fare con la musica, in quanto io vivevo stabilmente a Barcellona e, attraverso l’attività di promozione, adesso, ho avuto modo di girare un po’ tutto il paese. Considera che la musica comunque è sempre stata con me, in quanto non mi piace fare la classica presentazione da autore che parla e basta, ed allora accompagnavo la mia attività con la musica, al fine di rendere più particolare quello che facevo. (per maggiori info sul testo potete visionare la Pagina Ufficiale dell’editore Neri Pozza)
  • Siamo a fine 2017 e sei al lavoro attualmente su ben due progetti: “La Sirena di New York; vicende biografiche di Gilda Mignonette” e un nuovo album di canzoni ma stavolta in Italiano e napoletano.  Cosa è cambiato e cosa puoi anticiparci in merito?: “Le vicende biografiche di Gila Mignonette” è un progetto che porto avanti quasi in segreto. Ho effettuato degli studi sulla vita ed appunto le vicende di questa donna e il tutto confluirà quasi sicuramente in un libro, di cui però ancora non conosco la data di uscita. Il disco invece è un progetto totalmente diverso; è il disco del ritorno a casa, e racconta un po’ l’attualità della mia generazione che è stata diciamo costretta ad emigrare dal paese. Questa, poi, è una visione che si è esposta anche a livello europeo, conformando a se un po tutti i paesi in questa “crisi”, e rilasciando quella visione quasi opprimente di non aver scampo, come a voler spingere una resa dell’uomo. Ecco questo disco invece sovverte tutto questo; la visione di chi non si arrende e cerca di cambiare questo stato di cose. I temi, come puoi immaginare, sono vari; dall’immigrazione al mediterraneo come scenario drammatico di un passaggio culturale non solo inerente alla nostra storia; c’è l’amore, ma non solo quello per una donna bensì quello più esteso per una città che si è lasciata tempo fa, ma che comunque si è sempre contemplata in qualche modo.

Come avrete letto questo ragazzo è molto più di quanto non sembri; è risultato piacevole, in questo caso, andare alla scoperta delle varie sfumature intrinseche all’artista. Non ci si annoia, ne si desidera saltare un brano o voltare una pagina, e credo, a buon motivo, che la nostra città debba dare sempre più spazio ad artisti di questo calibro. Sono, questi, i testimoni della nostra cultura popolare. Saranno loro i futuri artisti, le future voci; ed attraverso loro, si continuerà a diffondere il nostro patrimonio culturale. Vi consiglio di seguirlo.
Vi segnalo i link dove vi sarà possibile trovare maggiori informazioni: Sito Ufficiale, Facebook, Twitter, Instagram.
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Giuseppe

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Biografia Giuseppe Improta

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