Monster – la storia di Ed Gein, il terzo capitolo della serie antologica Monster creata da Ryan Murphy per Netflix è stata un successo. Pur non superando i numeri della prima stagione dedicata al serial killer Jeffrey Dahmer, la storia dell’assassino che ispirò diverse generaxioni di autori e cineasti importantissimi e turbò i sogni dell’intera america, ha ottenuto il riconoscimento più importante nel mondo delle serie tv: la riconferma per una nuova stagione. Di questi tempi equivale ad un premio dal momento che molte serie, spesso non superano la seconda stagione.
La Trama
La serie Monster – la storia di Ed Gein, parte dalle radici, ovvero dalla sua famiglia. Sua madre, Augusta, è una donna opprimente, fervente religiosa e grande sostenitrice che tutti i mali del mondo avessero rigine dal membro maschile che lei stessa definiva spesso: «la maledizione dell’uomo», parole con cui opprimeva Ed e suo fratello Henry. Dopo la morte del padre, Henry comincia a distaccarsi dalle idee materne e si trova una ragazza. Ed, timoroso della madre fino al terrore, uccide suo fratello e inscena un incendio. Nella realtà è ancora ignoto se Henry Gein fosse morto per cause naturali, ma pare che Ed sapesse esattamente dove fosse il corpo di suo fratello quando lo disse alla polizia. Con la morte della madre, Ed perde l’ultimo barlume di sanità mentale. Il rifiuto di perdere l’unico punto fermo, seppur doloroso della sua vita, lo porta a mummificare sua madre, tenerla in casa, portarle da mangiare e parlarci.
Guidato la sua voce dura e inflessibile, Ed cede all’istinto più e più volte. Tra le figure che lo ossessionano c’è Ilse Koch, criminale di guerra, moglie di un ufficiale nazista e collezionatrice di “cimeli umani” . Quasi senza accorgersene, nel corso degli anni, Ed intreccia rapporti che spesso finiscono male, nonostante in paese nessuno sospetti che dietro la sua passione per il cucito, si nasconda una lucida volontà: quella di cambiare la sua idetità sessuale, entrando in quella di una donna attraverso la sua pelle usata come indumento, un fenomeno chiamato travestismo.
Quando Ed viene arrestato, la polizia trova una lunghissima serie di feticci raccapriccianti, resti umani, perlopiù di donne, tanto che la sua casa viene definita “la casa degli orrori”. Ed ricorda poco o niente, ma paradossalmente non può andare in prigione perché nonostante l’indole apparentemente docile, o forse proprio a causa di quella gentilezza estrema che cozza con le sue azioni, viene giudicato incapace di sostenere il processo. Viene ricoverato all’ospedale statale centrale a Waupun nel Wisconsin e lì chiede una radio per comunicare col mondo e altri regali singolari come biancheria femminile che indossa durante le chiacchierate con Ilse Koch e Christine Jorgensen, nota per il suo cambiamento di genere, salvo poi scoprire che la radio non ha mai funzionato e che lui aveva parlato con sé stesso a causa della skizofrenia. La cosa lo turba ma lui va avanti in qualche modo, arrivando a diventare persino un collaboratore di giustizia. sedici anni di vita in un manicomio criminale dove morirà il 26 luglio 1984.

Ryan Murphy oltre le accuse
La cura dei dettagli che Ryan Murphy ha dedicato a questa serie lascia intuire che si sia dedicato moltissimo allo studio degli spietati assassini di cui racconta. Vi sono particolari nelle sue produzioni che rendono la visione degli episodi quasi ipnotica. Anche nelle scene più crude (non cruente come in Grotesquerie ma comunque realistiche) non si riesce a staccare gli occhi ma c’è una sorta di filo conduttore che sembra legare l’intera serie: volenti o nolenti si finisce per simpatizzare con l’assassino, per quanto efferati possano essere stati i crimini. Una questione singolare, sollevata e dibattuta specialmente sui social media tra i sedicenti pseudo esperti di cinema, criminologia e psichiatria. Quel che resta finora è una serie antologica incredibilmente attenta ai dettagli, tanto da sollevare le critiche di chi c’era.
Sia la prima che la seconda stagione di Monster, infatti, hanno generato una serie di controversie. Nel primo caso, dai parenti di una delle vittime di Jeffrey Dahmer che hanno accusato Netflix di avere riacceso il dolore provato per la perdita dei loro cari, in particolare per Rita Isbell, sorella di Errol Lindsey, che diede in escandescenze urlò contro Dahmer in tribunale. Altra controversia è nata nientedimento che dai fratelli Lyle ed Erik Menendez in persona, la cui storia è il tema della seconda stagione di Monster. I due fratelli, colpevoli di aver ucciso i genitori, José e Kitty Menenedez, hanno accusato Ryan Murphy di aver reso una versione patetica di loro, salvo poi ringraziare Netflix per un picco improvviso di ritorno alla popolarità che non avevano dai tempi del processo che li vide condannati all’ergastolo.
Incursioni d’autore e sequel
Contro Ed Gein, protagonista della terza stagione di Monster, superbamente interpretato da Charlie Hunnam, stella di Sons of Anarchy, almeno per il momento, non sono state mosse accuse. La storia risale a parecchio tempo fa o forse perché questo criminale dai modi insospettabilmente gentili era riuscito non si sa bene come ad entrare nelle simpatie della gente, persino di chi si prendeva cura di lui al manicomio criminale. Un fatto è certo: Ed Gein ha ispirato autori come Thomas Harris e prima ancora menti geniali come Alfred Hitchcock, il cui personaggio più famoso e inquietante, Norman Bates, prende parecchi spunti dalla vita del Macellaio di Plainfield. Nella terza stagione ci sono parecchie incursioni nei momenti in cui venivano girati Psycho (menzione speciale per e Tom Hollander, calato meravigliosamente nei panni del re del brivido, tra turbamenti personali e reazioni del pubblico alla scena della doccia) e Il Silenzio degli Innocenti, di Jonathan Demme, nella famosa scena in cui Buffalo Bill balla nudo con in testa lo scalpo di una delle sue vittime.
L’intera serie Monster è disponibile su Netflix ed è già in lavorazione la quarta stagione che parlerà di Lizzie Borden, la donna che nel 1892 uccise a colpi di ascia il padre e la matrigna.

