Francesco Pecoraro/Getty Images

NAPOLI, LA VERITA’ DOPO LA SOSTA

Si prende ancora una pausa la Serie A, per consentire alle Nazionali di concludere il percorso di qualificazione ai prossimi Mondiali.

Con l’Italia di Mancini ancora alla ricerca del pass per il Qatar, queste due settimane, oltre a permettere ai club di tirare il fiato, consentono di tracciare un bilancio abbastanza significativo su quanto visto finora, con un terzo di campionato ormai alle spalle.

Napoli e Milan sono state indubbiamente le grandi protagoniste di queste prime 12 giornate, ottenendo ben 10 vittorie e 2 pareggi ciascuna e ridando vita al grande duello di fine anni ’80, quando gli azzurri di Maradona e Careca si contendevano lo scudetto con i rossoneri dei tre olandesi.

Se il cammino degli uomini di Pioli è in linea con il percorso di crescita iniziato nell’ultimo anno e mezzo, l’avvento di Spalletti sulla panchina partenopea ha invertito la tendenza negativa che aveva portato il Napoli fuori dalla zona Champions nelle due stagioni appena trascorse.

Pur conoscendo bene le potenzialità tecniche della rosa azzurra, in pochi avrebbero scommesso sulla capacità di Insigne e compagni di garantire quella continuità di rendimento spesso mancata, e di andare oltre i propri limiti caratteriali venuti fuori puntualmente in passato nei momenti cruciali.

Il tecnico di Certaldo ha avuto il merito di far accrescere consapevolezza ed autostima nei suoi ragazzi, che hanno mostrato autorevolezza, compattezza e maturità nell’affrontare anche i match più complessi, venendone quasi sempre a capo.

Carlo Hermann/AFP

Spalletti ha anche apportato significative correzioni in campo, rendendo la squadra più equilibrata e capace di alternare improvvise verticalizzazioni a lunghi momenti di dominio del gioco attraverso il possesso palla.

L’ex allenatore dello Zenit è stato inoltre abile nel gestire la profonda rosa a sua disposizione, sfruttando al meglio i 5 cambi (con cui spesso ha risolto le partite a suo favore) e coinvolgendo con continuità tutto il gruppo.

Il Napoli è però arrivato con il fiato un po’ corto a quest’ultima sosta, dopo aver giocato 7 partite in 20 giorni tra campionato e coppe: il pareggio contro il Verona ha lasciato l’amaro in bocca a chi sperava di staccare con una vittoria il Milan, impegnato nel derby contro l’Inter.

In particolare l’attacco azzurro, finora rettosi essenzialmente sullo straordinario rendimento di Victor Osimhen, ha vistosamente rallentato, con sole 6 reti realizzate negli ultimi 5 impegni di campionato (3 contro il solo Bologna), di cui solo 4 su azione.

Il Napoli dovrà affrontare tra l’altro, da qui a fine 2021, diversi scontri diretti: dal 21 Novembre al 19 Dicembre gli azzurri dovranno andare infatti 2 volte a San Siro, ed ospiteranno in casa Lazio ed Atalanta.

Il tutto senza dimenticare che i partenopei saranno chiamati anche a centrare la qualificazione agli Ottavi di Europa League, nell’insidiosa trasferta di Mosca del 24 Novembre e nello scontro probabilmente decisivo con il Leicester del 9 Dicembre.

Il tutto senza dimenticare lo “spauracchio” Coppa D’Africa, manifestazione che priverà Spalletti della spina dorsale della sua squadra: Koulibaly, Anguissa, Osimhen ed Ounas saranno impegnati nella manifestazione almeno per tutto il mese di Gennaio, “sperando” (non ce ne vogliano) che le loro squadre non arrivino fino all’atto conclusivo, previsto per il 6 Febbraio 2022.

Questi impegnativi banchi di prova non devono però indurre ad un eccessivo pessimismo, perché il Napoli visto fino ad ora merita fiducia.

Non va sottovalutata in particolare la straordinaria tenuta difensiva degli azzurri, che hanno nettamente la miglior retroguardia del campionato (ed una delle migliori d’Europa) con solo 4 reti subìte in 12 giornate.

Se è probabile che la ricerca del giusto equilibrio abbia indotto Spalletti a privilegiare la fase di non possesso a discapito della pericolosità offensiva, la scelta dell’ex tecnico di Roma ed Inter è del tutto condivisibile: negli ultimi 10 campionati infatti 9 volte lo scudetto è stato vinto dalla squadra con la miglior difesa.

Guidati da un Koulibaly concentrato e tirato a lucido come non accadeva da almeno 3 anni, Di Lorenzo, Rrahmani ed il tanto discusso Mario Rui hanno fornito un rendimento altissimo con grande continuità.

L’unico elemento di preoccupazione in tal senso è rappresentato dalle scarse garanzie offerte dalle alternative in questo reparto: mai come stavolta è auspicabile un intervento della società sul mercato di Gennaio, specie sugli esterni, sperando che Manolas torni ai suoi livelli e che Juan Jesus continui a mostrare i progressi visti nelle ultime uscite contro Legia Varsavia e Verona.

Se a centrocampo il Napoli sembra avere pochi problemi, con la sorpresa Anguissa ed il miglior Fabiàn visto fin qui a Napoli che potranno essere supportati dai vari Demme, Lobotka ed Elmas, è dal parco attaccanti che Spalletti dovrà avere risposte significative nei prossimi incontri.

E’ evidente a tutti che il rendimento di Lozano, Politano e soprattutto di Zielinski sia ampiamente al di sotto degli standard cui tali giocatori ci avevano abituato lo scorso anno.

Con Mertens alla ricerca della giusta condizione dopo un lungo infortunio ed Insigne ancora incapace di incidere in zona gol come nella passata stagione (senza indugiare in stucchevoli questioni psicologiche sul rinnovo del suo contratto), non è pensabile che Osimhen possa continuare a fare pentole e coperchi per tutto il resto dell’anno, anche perché come già ricordato a Gennaio “Air Victor” sarà impegnato in Nazionale.

Paradossalmente il rendimento offensivo offerto fin qui dal Napoli induce ad essere ottimisti: le prestazioni degli attaccanti azzurri, le cui qualità sono fuori discussione, non potranno infatti che migliorare, con tutti i benefici che ne conseguiranno.

Non va inoltre dimenticato l’apporto che potranno dare Petagna ed Ounas, i quali hanno già dimostrato in questo primo scorcio di stagione di poter essere estremamente utili specie a gara in corso.

Tutte queste considerazioni lasceranno presto spazio al campo, sul quale il Napoli dovrà dimostrare con i fatti di poter competere ai massimi livelli fino alla fine: se gli uomini di Spalletti continueranno però a credere nelle loro potenzialità, nessun traguardo, per quanto difficile, sarà loro precluso.

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Biografia Jacques Pardi

La laurea in ingegneria gli ha fatto perdere i capelli ma non le tante (troppe?) passioni, dallo sport (soprattutto il Napoli, calcio e basket, ma più che di passione qui parliamo di...malattia), al cinema, dalla musica alle serie tv, fino (inevitabilmente) ai fumetti. La moglie e le due figlie queste passioni spesso le supportano, altrettanto spesso le...sopportano. Un autentico e fiero "nerd partenopeo" insomma, incurante dell'età che avanza, con un sogno nel cassetto: scrivere di quello che ama

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