Napoli squadra vera, resistere in attesa che torni il sereno

La sconfitta interna di sabato contro l’Atalanta ha fornito una serie di aspetti interessanti su cui riflettere. L’incredibile susseguirsi di infortuni muscolari che ha colpito il Napoli nelle ultime settimane è stata una vera iattura, andando a sgretolare, di fatto, la formazione titolare.

In una situazione del genere, e con un primo posto da difendere, qualunque altro allenatore non avrebbe lesinato scuse ed alibi: Spalletti, invece, ha toccato i tasti giusti, pungolando il senso si responsabilità di ogni singolo calciatore e le risposte ricevute sono state per lo più positive.

Certo, la squadra ha perso il primo posto e dovrà resistere alla pioggia di infortuni (Lobotka l’ultimo in ordine di tempo), ma nella gara di sabato ha dato segnali importanti. Non che la sconfitta rimediata contro gli orobici sia stata accettata di buon grado, ma in una gara dal coefficiente di difficoltà enorme, il Napoli ha giocato con coraggio e qualità e forse meritava un risultato diverso alla fine della contesa.

Un 343 mobile quello schierato da Spalletti, che si trasformava a seconda dei cambi di posizione di Zielinski (ancora in gol) e di Malcuit, ripescato per l’occasione dopo tantissimi mesi da inutile comprimario ed autore di una prestazione sontuosa, come non si è mai visto nei suoi anni di permanenza napoletani.

Detto di Lobotka, metronomo preciso e dominatore della metà campo (un vero e proprio capolavoro di Spalletti), della difesa che ha combattuto e tenuto botta nonostante l’assenza del Comandante Koulibaly e la promozione forzata di Juan Jesus (altro giocatore ripescato dopo anni di quasi totale inattività), anche l’attacco ha fornito risposte convincenti. L'”immortale” Mertens ancora in gol, bene Politano, sulla via del recupero dopo il Covid, vivo Lozano (ancora però privo dello spunto dell’anno scorso), argento vivo Ounas che, se capisse una volta per tutti che la palla va maggiormente condivisa, sarebbe davvero un calciatore sopra la media; da Petagna le dolenti note: il suo ingresso è stato davvero negativo, male in zona gol, malissimo anche nella sua specialità, la difesa palla, proprio quello che chiedeva Spalletti nel momento di massima pressione atalantina.

Il cammino prosegue: prima di Natale, ancora quattro gare.

La prima Giovedì contro il Leicester, partita da dentro o fuori, nella speranza di poter recuperare il capitano e Fabian, poi Empoli, Milan e Spezia.

Le preoccupazioni maggiori riguardano, manco a dirlo, le condizioni degli infortunati e il loro recupero in concomitanza con la Coppa d’Africa.

L’obiettivo è restare nel gruppo delle pretendenti al titolo e giocarsi le proprie possibilità al completo, da Febbraio in poi.

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Biografia Fabrizio Oliviero

Fabrizio Oliviero, commercialista e amante del calcio, malato patologico per i colori azzurri. Una malattia ereditaria trasmessa dal padre e che spera di trasmettere al primogenito; il suo stato d’animo dipende in larga parte dal risultato dell’ultima partita, ama i colori azzurri quasi come i figli e la moglie che, rassegnata, durante i novanta minuti sopporta le sue follie.

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