Alla fine i nodi sono arrivati al pettine, inesorabilmente e dolorosamente: il Napoli Campione d’Italia viene travolto a Bologna e cede la testa della classifica, al termine di una prestazione sconcertante, l’ennesima di questo inizio stagione.
Dopo un primo tempo in cui gli azzurri, pur soffrendo il pressing dei felsinei, avevano retto in difesa senza però mai essere pericolosi nonostante l’esordio, complice l’infortunio di Skorupski, del 17enne Pessina e il problema muscolare di Rave che ha costretto il Bologna a giocare praticamente in 10 gli ultimi 10 minuti della frazione, il fragile castello azzurro si è sbriciolato nella ripresa.
Le reti di Dallinga, al primo gol in campionato, e di Lucumi, che non aveva mai segnato in Serie A, hanno condannato una squadra incapace di reagire, sovrastata a livello tattico, fisico e mentale, alla cui disfatta ha assistito un Conte rassegnato e inerme in modo ancora più evidente rispetto alla serataccia di Eindhoven.
Il tecnico salentino ha poi rincarato la dose dopo il match, lasciando perdere finalmente i discorsi surreali sul percorso, la mentalità europea, l’inserimento dei 9 nuovi calciatori, e spiattellando una verità fin troppo evidente: la squadra non riesce a ritrovare l’attenzione, la fame, la ferocia ed il cuore che l’anno scorso hanno consentito di compiere un’autentica impresa.
Sulle cause di questa apatia si può discutere e sicuramente c’è più di una chiave di lettura: le rotazioni ridotte, con conseguenti interminabili infortuni (l’ultimo, gravissimo, ha colpito in nazionale Anguissa) hanno prosciugato le energie fisiche e nervose, come spesso accade a chi “sperimenta” i metodi di Conte per un tempo prolungato.
D’altro canto, anche dopo il primo scudetto questo gruppo finì per vivere un inconscio appagamento che ha portato alle disastrose conseguenze che tutti ricordano, e non si può escludere che, come Conte ha sottolineato, la desuetudine alla vittoria stia sortendo gli stessi effetti di due anni fa.
L’assenza di Conte in questa settimana di sosta delle Nazionali è stata probabilmente una scelta saggia, così come perfetto è stato l’intervento di De Laurentiis, che ha chiaramente rinnovato la fiducia al proprio allenatore, evitando di deresponsabilizzare i giocatori come accadde con l’esonero di Garcia, che al di là delle lacune del tecnico francese sancì una lunga fase di “autogestione” più o meno velata che condusse al disastroso decimo posto.
Sosta e “distanza” salutari, dunque, per consentire a Conte di confrontarsi con il gruppo al completo la prossima settimana: serve però una disamina seria, anche dura, che conduca alle conseguenze necessarie per salvare la stagione e programmare il futuro, anche a costo di qualche scelta dolorosa.
In fondo, tutti gli obiettivi stagionali sono ancora a portata di mano, a patto di ritrovare la compattezza e lo spirito giusto, indispensabili per affrontare e risolvere i problemi tattici e le difficoltà legate agli infortuni: il tempo c’è, serve “solo” la voglia di sfruttarlo al meglio.

