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Reading: Nicosia, insonnia e oblio: ‘King Marracash’ è il racconto di un bambino che ce l’ha fatta
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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
News dal mondo

Nicosia, insonnia e oblio: ‘King Marracash’ è il racconto di un bambino che ce l’ha fatta

Redazione
Redazione 2 settimane fa
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12 Min Lettura
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(Adnkronos) – Finire nell’oblio è forse una delle paure più grandi di ogni essere umano. Vivere sapendo che un giorno nessuno ricorderà più chi sei stato, cosa hai fatto, cosa hai lasciato. Van Gogh, durante la sua vita, aveva venduto un solo dipinto. Solo dopo la morte il mondo si è accorto davvero del valore della sua arte. Ci sono artisti che vengono capiti troppo tardi. E poi ce ne sono altri che riescono a vedere il peso della propria eredità mentre sono ancora qui. Che assistono in prima persona al momento in cui la loro storia smette di appartenere solo a loro e diventa di tutti. ‘King Marracash’ parte proprio da questo: dal bisogno di fermare un momento preciso della vita e della carriera di un rapper che si è costruito da solo. Parte proprio dal bisogno di custodirlo quel momento prima che il tempo lo trasformi in ricordo. 
Il film documentario su Fabio Bartolo Rizzo – prodotto da Groenlandia e Disney+ e diretto da Pippo Mezzapesa, arriva al cinema dal 25 al 27 maggio – e racconta il suo 2025, arrivato dopo un anno di traguardi e consacrazioni. In una delle sue prime interviste Marracash diceva che il suo sogno più grande era cantare a San Siro. Oggi quel sogno lo ha messo in tasca. Insieme a un disco di diamante per ‘Persona’, l’album che ha segnato un prima e un dopo nella sua carriera, e un Block Party nel quartiere dove è cresciuto e dove è tornato da re. Ma la forza di ‘King Marracash’ sta proprio qui: nel fatto che Fabio abbia scelto di raccontarsi senza nascondersi più. Attraverso la musica, le persone che ama e quelle che lo hanno accompagnato fino a qui. Quella famiglia che Marracash ha sempre tenuto lontana dai riflettori. Forse perché, dopo che la storia con Elodie è finita sulla bocca di tutti – fino al palco del Festival di Sanremo – Fabio ha imparato la lezione, e cioè quanto possa essere violento lasciare entrare il mondo nella propria intimità. C’è un fratello, Mirko, che Marra definisce il suo opposto. Si è costruito una famiglia, ha avuto dei figli. Tutte quelle cose che lui racconta in ‘Dubbi’ e osserva da lontano, quasi con la paura di non poterle meritare davvero. Poi c’è un padre, Salvatore – in perfetto stile siciliano – e una madre, Filippa, che lo hanno cresciuto come meglio potevano. Prima Nicosia, piccolo paese dell’entroterra siciliano, poi Milano, lo sfratto, fino alla Barona. La storia di questa famiglia sembrava già scritta. Persino il nome ‘Marracash’ nasce da quella sensazione di sentirsi diverso: da bambino lo chiamavano ‘marocchino’, ‘Marrakech’, per quei lineamenti mediterranei e per le sue origini siciliane. Fabio ha preso quel soprannome e lo ha trasformato in un’identità. In qualcosa che oggi tutti conoscono. La storia di questa famiglia sembrava già scritta. E invece no. Marracash ha preso quella rabbia sociale, l’ha trasformata in parole e si è costruito una carriera barra dopo barra. Perché il 2025, per lui, ha significato soprattutto questo: chiudere dei cerchi. Prima ancora che davanti agli altri, davanti a sé stesso. Nel docufilm Marra racconta anche il suo rapporto ‘malato’ con l’insonnia. Un problema che si trascina da quando era bambino, da quando per lasciarsi andare beveva di nascosto qualche bicchiere del vino di suo padre. E che ancora oggi continua a tormentarlo. Un male apparentemente incurabile, che Fabio prova a zittire con anni di sonniferi. Più che un’abitudine, quasi una sopravvivenza. In ‘King Marracash’ si mette a nudo davvero come forse non aveva mai fatto prima. I suoi genitori sono lì, nella loro umiltà disarmante. Un padre e una madre commossi sotto al palco mentre Fabio, tornato a Nicosia, riceve la cittadinanza onoraria. C’è anche Elodie. Poche settimane fa l’abbiamo vista salire sul palco del ‘MARRA BLOCK PARTY’ alla Barona, mandando il pubblico completamente in tilt. Un’immagine, un momento che li ha rivisti insieme, che nessuno dimenticherà facilmente. C’è Guè, compagno di 'Santeria' e fratello prima ancora che collega. C’è Paola Zukar, la manager che Marracash considera uno dei pilastri fondamentali della sua vita. C’è il suo produttore, che accompagna ogni sua scelta artistica. E poi c’è una figura fondamentale: lo psicoterapeuta. Una persona che, negli anni, lo ha aiutato a scavarsi dentro, a fare i conti con quel bisogno costante di rincorrere l’euforia anche quando il mondo intorno tace. È da lì che nasce il dualismo Fabio-Marracash. Un conflitto interiore che lui ha trasformato in una trilogia e in un tour negli stadi. C’è chi ha visto Fabio diventare Marracash e Marracash arrendersi a Fabio. Due anime che per troppo tempo si sono fatte la guerra, fino a capire di non poter esistere davvero l’una senza l’altra.  La sua storia artistica è una delle più particolari degli ultimi anni. Marracash pubblica ‘Persona’ il 31 ottobre 2019. Un album che sembrava un rischio: intimo, vulnerabile, diverso da tutto quello che aveva fatto prima. Poi arriva il successo. E con lui ‘Noi, loro, gli altri’ nel 2021. Dopo ancora, anni di silenzio. Quasi sparisce. Non perché manchi qualcosa da dire, ma perché Marracash è uno di quelli che hanno bisogno di chiudersi in una bolla prima di tornare a raccontarsi davvero. Così, all’improvviso, il 13 dicembre 2024 arriva ‘È finita la pace’. Un album che suona come uno sfogo: denuncia sociale, disillusione, ma anche voglia di rimettersi in discussione e ricominciare ancora una volta. Forse perché la sua storia personale lo ha segnato profondamente. Forse perché partire dal nulla – da una “famiglia del ceto medio-basso” – e arrivare a diventare il King del Rap lascia addosso qualcosa che non passa mai davvero. Oggi Marracash è una delle penne più potenti e rispettate della scena musicale. Uno di quelli che hanno aperto la strada anche ad artisti come Sfera Ebbasta e Achille Lauro. Eppure, a guardarlo bene, sembra che una parte di Fabio faccia ancora fatica ad accettare davvero a tutto questo. Perché dentro di lui è rimasto quel ragazzo della Barona che viveva di strada e rubava motorini. Un figlio di genitori siciliani che cercava nelle barre un modo per non sentirsi inghiottito e trasformava i pensieri più bui in poesie. Marracash fa qualcosa che forse non siamo più abituati a vedere. In un mondo musicale dove si parla spesso di droga, sesso e soldi, lui parla delle proprie debolezze. Delle fragilità. Di quella emotività maschile che spesso viene soffocata. Per la prima volta nella sua carriera spiega anche il vero significato di 'Crudelia'. Forse il suo brano più streammato. Un amore viscerale, che toglie il fiato, ma non nel modo giusto. Un amore che marcisce prima ancora di nascere, che diventa tossico. Un amore che gli ha tolto tanto, ma che gli ha restituito tutto sotto un'altra veste: il successo. “Mentire senza emozioni, come fai?/ Il mio amore è marcito in odio”. È il pezzo durante cui ai concerti si spengono le luci e si accendono migliaia di torce. Quello che canti a squarciagola mentre lasci uscire tutto il dolore che hai dentro. Ed è strano pensare che una persona così amata possa sentirsi ancora così sola. Di giorno ci sono i fan, gli stadi, l’affetto, le persone che ti vedono come un idolo. Poi arriva la notte. E con lei il silenzio. Una testa che non smette mai di pensare, di muoversi, di fare rumore. Fabio e Marracash hanno imparato a convivere. E nel 2025 Marracash sembra aver capito che, per chiudere certi cerchi, serve trovare una forma di pace interiore. E che per aprirne di nuovi bisogna avere il coraggio di raccontare la propria storia fino in fondo. La storia di un bambino che si vergognava perché sua madre faceva le pulizie nelle case dei compagni di scuola. La storia di un bambino che non avrebbe mai immaginato che tutto questo potesse diventare reale. Eppure è successo. Ma nemmeno alzare un disco di diamante tra le strade della Barona è bastato davvero. Nemmeno cantare in via Enrico De Nicola, nel posto dove anni fa usciva per spacciare, è bastato. Perché certi traguardi non riescono mai a riempire del tutto quello che hai dentro. Forse è anche per questo che la notte non riesce a dormire. Perché è difficile accettare di aver realizzato davvero tutto ciò che sognavi. E forse, a volte, basterebbe guardare gli occhi di una madre orgogliosa per capire fino in fondo cosa si è diventati. Marracash è questo. E molto altro. Lui lo sa. Fabio forse lo sta ancora capendo. Ma una cosa è certa: l’oblio non gli appartiene. La sua storia è ancora all’inizio.  Arriveranno altri album, altri successi, altri pezzi di vita da raccontare. Lui sta ancora scrivendo il suo libro. Noi, forse, siamo solo a metà. Ma sì, l’oblio non gli appartiene. Viva la musica. E viva chi nella musica riesce ancora a raccontare le proprie fragilità senza vergognarsene. Viva Marracash, che è riuscito a costruirsi un'identità da zero. E viva Fabio, che i suoi sogni a occhi aperti è riuscito a renderli reali. (di Marica Di Giovanni) 
—spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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