Un tempo si diceva: vedi Napoli e poi muori.
E io sono napoletano, quindi completamente di parte.
Gianluca Vitiello ci presenta un documentario dove l’amore per la pizza e il tamburiello ce l’hai nel sangue, ma non lo sai ancora. Devi venire a Napoli per capire che questa è la tua città.
In un’epoca in cui si scappa dall’Italia perché considerata nazione vecchia, poco evoluta, da cartolina sbiadita, ci sono uomini e donne stranieri che scelgono invece di venire a vivere nel bel paese e più precisamente qui al sud, a Napoli.
Gli stranieri si innamorano del nostro sole, del mare,della musica e, a ben vedere apprezzano tutto molto più di noi. Vitiello raccoglie in un’ora e più di documentario un piccolo universo umano (tra Indonesia, Argentina, America, India etcc) trapiantato qui come una scelta naturale obbligata.

I protagonisti di questo film non appaiono come invasori ruba lavoro, sono persone che si aggiungono al nostro vivere in modo naturale senza togliere nulla a nessuno. Questo è il concetto di “integrazione” che ci piace e che fa bene alla nostra città. Si amalgamano con noi come i pomodorini freschi all’interno della caprese.
I nuovi arrivati ci osservano e scelgono di amarci, di viverci, si sforzano di imparare la nostra “lingua” prima ancora che l’italiano. Non ci sono storie di riscatto, di rinascita da parte degli stranieri,nessuno è scappato da qualcosa di brutto per venire a vivere qui. Napoli è stata scelta da queste persone in modo inconscio e viscerale, come in un sogno vissuto nella realtà.
Centrale nel film è il cibo, la commistione con le tradizioni locali e straniere, e la cucina, luogo fulcro imprescindibile di cui parlano quasi tutti. Chi ha una cucina grande e chi solo un piccolo fornello. Come se, da bravi napoletani “acquisiti” avessero capito l’importanza centrale nella nostra vita del mangiare bene e tutti insieme.
La cucina come un luogo familiare.
Ma vuoi vedere che sono questi stranieri hann ‘ capit’ tutt cos?
Napoli attraverso il loro sguardo si spoglia delle brutture da telegiornale e del “sentito dire” vestendosi di luminosità come le cartoline nuove di zecca. Quelle di…. baci da Napoli, dei bei tempi.
Gianluca Vitiello porta personaggi reali e sinceri come le vecchie opere di Scarpetta tanto amate anche all’estero, ma con l’aggiunta che una volta calato il sipario il pubblico non se ne va più.
Loro sono napoletani.
Come me.

