Trama: Per Matilde non è più possibile rimandare i conti con le proprie insicurezze. Forse è il momento di farsi ‘guida’ fino in fondo: della sua famiglia e di sé stessa. Giocando con i toni della commedia e con il loro rovescio, in cui sempre risuona il tragico, Mari Accardi mette a fuoco la fatica stupefacente dell’essere turisti – audaci ma non troppo – nel paesaggio imprevedibile delle nostre vite.
Dopo il fallimento del sogno di sceneggiatrice e di ritorno da una fuga all’estero, per Matilde c’è un solo piano B: tornare in Sicilia e improvvisarsi guida turistica. Dovrà guidare per le strade e i vicoli di Palermo drappelli di settantenni per lo più stranieri e su di giri, lasciandosi contagiare dal loro entusiasmo. E se arrivasse a considerarli una famiglia alternativa? In una rappresentazione del turismo di massa disegnata sempre sul filo dell’ironia, e a tratti esilarante, Mari Accardi racconta il destino personale di una giovane donna siciliana. Bisogna allentare qualche difesa, polverizzare la diffidenza e guardare con lucidità alla famiglia d’origine. Quella vera. Un padre impegnato in un fitto colloquio con i gatti, chiuso in una vecchia Audi come in un bunker, una madre le cui colonne d’Ercole sono la chiesa e il supermercato di quartiere. E una nonna che proietta la sua angoscia dominante – l’invadenza degli estranei – perfino nel post mortem. E se le occupassero la tomba? L’unica persona di fiducia è la badante di origini rumene, Adela. Peccato che all’improvviso faccia perdere le sue tracce, generando una turbolenza quasi ingestibile. Tutto si complica, tutto sembra andare all’aria: famiglia vera, famiglia presunta.
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Recensione:
Questo libro è un piccolo gioiello narrativo che cattura con delicatezza, ironia e lucidità il senso di spaesamento che accompagna la vita di questi strampalati protagonisti, senza mai perdere di vista la luce che filtra anche nei giorni più complicati. Mari Accardi ci regala una protagonista, Matilde, che potremmo essere noi: una giovane donna alle prese con il precariato, la fragilità emotiva, la ricerca di un senso nella quotidianità e con una famiglia adorabilmente disfunzionale.
Il romanzo, costruito con uno stile fresco, asciutto e mai banale, alterna momenti di tenera malinconia ad altri di spiazzante umorismo. Accardi riesce nell’impresa rara di raccontare la vulnerabilità senza indulgere nel vittimismo, tratteggiando Matilde come vera, imperfetta, ma irresistibilmente vicina al lettore. Stupendi sono anche gli Audaci, i turisti con soprannomi azzeccatissimi, che sono la sua croce e delizia; Fulvia, mamma di Matilde, con il suo pallino dello stylist; il papà Vito, gattaro che ha la mia più completa simpatia; l’immortale nonnina e poi Adela, la badante scomparsa.
Il titolo stesso, Non ho tempo per andare al mare, è una sintesi perfetta della frustrazione moderna: la sensazione di non avere tempo per ciò che davvero conta, per ciò che potrebbe farci bene. Eppure, tra le righe, emerge la forza di chi, anche senza certezze, continua a cercare il proprio posto nel mondo.
Un libro che ho adorato dalla primissima riga, divorato in pochissimo tempo.
Una lettura consigliata a chi ama i romanzi introspettivi ma leggeri, capaci di far riflettere senza appesantire, e a chi cerca una voce nuova e sincera nella narrativa contemporanea italiana.
Mari Accardi (1977) è nata a Palermo e insegna in un Cpia in provincia di Alessandria. Suoi racconti sono apparsi su diverse riviste e sull’antologia Quello che hai amato (Utet) curata da Violetta Bellocchio. È stata selezionata da Granta per il numero Che cosa si scrive quando si scrive in Italia dedicato ai nuovi autori del nostro paese. Ha già pubblicato, Il posto più strano dove mi sono innamorata (finalista al Premio Settembrini) e Ma tu divertiti, entrambi con Terre di Mezzo Editore.


