NON SOLO COVID, MA LA VECCHIA INFLUENZA?

Ormai sono mesi che parliamo solo di COVID-19, SARS-CoV-2, delle sue varianti e del nuovo fantomatico vaccino, ma alcune domande da porci sono: la vecchia influenza stagionale che fine ha fatto? Forse è sparita poiché sostituita da questo nuovo e temibile virus? Perché nessuno si ammala dei vecchi virus?

Ovviamente i precedenti virus influenzali non sono scomparsi (purtroppo), è chiaro che tutta l’attenzione mediatica è concentrata sul nuovo coronavirus ed inoltre è anche vero che si è ridotto molto il contagio dei precedenti virus influenzali anche grazie alla quarantena, all’uso di mascherina ed alle maggiori attenzioni che le persone pongono nei contatti e nelle relazioni tra di loro.

Sappiamo infatti che le infezioni respiratorie acute e le complicanze causate dai virus influenzali sono un problema sanitario mondiale di alto rilevo. Si stima, infatti, che le epidemie influenzali annuali causino da 3 a 5 milioni di casi severi di influenza e da 290.000 a 650.000 morti in tutto il mondo. Per fare un confronto con l’attuale pandemia da SARS-CoV-2, i dati al 3 gennaio 2021 rilevano che vi siano 81.159.096 casi di infetti e 1.791.246 deceduti nel mondo. Come per il COVID-19 anche per i più noti ceppi virali influenzali, la morte si verifica principalmente tra i soggetti ad alto rischio e quelli più fragili.

Quali sono i dati dei precedenti anni sull’influenza in Italia e cosa è avvenuto quest’anno? Le risposte possono essere date dall’Istituto Superiore di Sanità che annualmente svolge una dettagliata raccolta dei dati sull’epidemie influenzali, grazie al Sistema di sorveglianza integrato dell’influenza InfluNet.

A febbraio 2020 il sito Epicentro dell’Istituto Superiore di Sanità, ha reso noti i primi dati dell’epidemia influenza 2019-2020, la data di inizio sorveglianza è partita dal 14 ottobre 2019 e sino a metà febbraio 2020 sono stati stimati circa 5.632.000 casi di sindrome simil-influenzale in tutto il Paese. La prima fase dell’epidemia è stata caratterizzata da una bassa incidenza che si è intensificata con l’inizio dell’anno 2020. Il picco epidemico è stato raggiunto nella quinta settimana del 2020 (dal 27 gennaio al 2 febbraio 2020), con un livello pari a circa 13 casi per mille assistiti, valore che colloca la stagione in corso a un livello di “media intensità”. Anche nella precedente stagione il picco era stato raggiunto nella quinta settimana del 2019 con un livello di incidenza più alto e pari a 14 casi per mille assistiti, il numero totale di casi nel nostro Paese per l’anno 2018-2019 è stato di 8.072.000. Le fasce più colpite sono state soprattutto quelle in età pediatriche.

Più specificatamente, dal punto di vista virologico la variante virale predominante è stata quella di tipo A (68%) ed in particolare: il 54% appartiene al sottotipo A(H3N2), il 39% al sottotipo A(H1N1)pdm09,  il 7% non è stato sottotipizzato, mentre il 32% è risultato di tipo B.

Per quanto riguarda le manifestazioni cliniche e la gravità dell’influenza stagionale del precedente anno, l’Istituto Superiore della Sanità ci conferma che sono stati 157 i casi gravi ricoverati in terapia intensiva con 30 decessi dichiarati. L’età mediana è di 61 anni con un range tra gli 1 ed i 91 anni, mentre il 78% ha più di 50 anni. L’82% dei casi gravi e il 97% dei decessi da influenza confermata segnalati al sistema presentano almeno una patologia cronica preesistente.

Dai dati rilevati si può dedurre che l’infezione da SARS-CoV-2 è un problema sanitario sicuramente più importante rispetto alla nota influenza stagionali con un numero di contagiati sicuramente più elevato e purtroppo con un maggior numero di morti. Come sempre la vaccinazione resta la principale misura preventiva nei confronti dell’influenza stagionale; purtroppo l’Istituto Superiore di Sanità sottolinea anche che la copertura vaccinale antinfluenzale rimane non ottimale nella maggior parte dei Paesi europei, Italia compresa. Quindi non dobbiamo temere né il vaccino contro l’influenza stagionale né quello contro il nuovo SARS-CoV-2, poiché una giusta copertura vaccinale può essere in grado di evitare un considerevole numero di ricoveri ospedalieri nonché di decessi.

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Biografia Luca Fontanella

Luca Fontanella
Sportivo e dinamico, da sempre la sua passione è la medicina e lo dimostra con la dedizione e serietà che mostre nel suo lavoro con oltre trenta pubblicazioni scientifiche e più di quaranta partecipazioni come relatore a convegni scientifici nazionali e internazionali. Attualmente è Dirigente di Primo Livello, Reparto di Medicina Interna, al Fatebenefratelli di Napoli

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