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Palombelli se l’è andata a cercare

È lecito domandarsi: questi uomini erano completamente fuori di testa, completamente obnubilati, oppure c’è stato anche un comportamento esasperante, esagerato, anche dall’altra parte? È una domanda che dobbiamo farci…“.

Queste le parole che Barbara Palombelli ha pronunciato nel corso di un’udienza televisiva del Tribunale più popolare di Italia ovvero la trasmissione Forum relativa alla violenza sulle donne.

Immediata l’insurrezione social e della politica che non solo hanno attaccato e condannato con forza la Palombelli e la sua dichiarazione infelice bensì ne hanno chiesto la sospensione della conduzione del programma che ormai guida da anni come erede in carica dopo Rita Dalla Chiesa.

Non può negarsi una certa ipocrisia da parte di chi con la velocità della luce ha colpito e affondato la Palombelli in quattro e quattr’otto sia da parte di giornalisti che di politica.

Io credo alla buona fede della Palombelli perché nessuna donna potrebbe arrivare a dire e pensare una tale bestialità!

Il problema sta tutto nel nostro retaggio storico culturale…una società quella italiana che ha conosciuto il delitto d’onore decantato anche nei film e negli sceneggiati degli anni ‘80 come una realtà riconosciuta a livello penale.

Una donna che tradiva era una donna che poteva essere punita perché innescava la rabbia  del disonore e della vergogna familiare e come tale era soccombente alla follia dei maltrattamenti fino  ad arrivare  alla sua morte il tutto giustificato dall’attenuante codicistica.

La Palombelli ha commesso un semplice grande errore di comunicazione dimostrando, nonostante le sue azioni e le sue parole, che quel retropensiero  serpeggiasse ancora fortemente in lei figlia di quella mentalità e di quella società.

Si è trattato di un grosso scivolone che una giornalista attenta non può e non deve commettere in diretta tv perché il contrattacco è puntuale e inclemente.

La sua reazione è stata subito  l’indignazione per il fraintendimento social e la dichiarazione di denunciare la diffamazione subita in una forma fin  troppo eccessiva di attacco in difesa …poi soft arrivano le scuse e non poteva essere altrimenti.

Su una cosa mi sento di darle ragione, oggi ci prendiamo tutti troppo sul serio forse proprio perché i problemi veri sono inenarrabili e nelle mani demagogiche di chi non vuole che se ne parli, persino i comici non scherzano più tanto sulle dinamiche di coppia perché ormai terreno minato anche nei cliché…ma nel contesto narrativo della Palombelli non c’era spazio alla comicità ne’ alla satira  per quanto Forum sia una pantomima giudiziaria che parte da un copione stilato a dovere e tanto di interpretazione farlocca dei protagonisti, comparse a volte surreali.

Allora cosa ha indignato a furor di popolo?

Indubbiamente, l’idea terribile che in una settimana con sette femminicidi che si sono succeduti a tempo di record si possa mettere semplicemente in dubbio o insinuare l’eventualità che l’esasperazione o il comportamento di una donna, di una compagna, di una moglie, di una fidanzata e spesso di una ex possa aver provocato una certa azione delittuosa e fatto perdere la testa ad un uomo che la testa non ce l’ha!

E perché porci questa domanda ? Perché comprendere la follia di un uomo? Perché capire l’assassino?

Sicuramente in una vera aula di Tribunale i magistrati hanno il dovere di comprendere la verità giudiziaria dei fatti e comprendere pesi e contrappesi di colpe e responsabilità ma nelle trasmissioni tv e meno che mai nei salotti di orripilanti talk show è legittimo indagare sugli animi e sulle anime dei colpevoli e innocenti.

E questo bisogna ammetterlo è un problema esclusivamente delle generazioni ante 2000 che subiscono ancora influenze preoccupanti di retaggi culturali e ondate di reazionari.

Le nuove generazioni sono, invece,  belle corazzate e  più consapevoli dei ruoli e delle responsabilità di coppia pur annoverando la cronaca anche vittime giovanissime di femminicidi a volte di una atrocità inimmaginabile!

Allora,  cara Barbara Palombelli il problema non è solo il peso delle parole che come ci hanno insegnato a scuola da sempre sono come sassi e possono fare molto male perché congelano e fotografano un pensiero e quando questo è pericoloso sono foriere di rischi e di emulazioni, ma la responsabilità di una dichiarazione con un retropensiero così arcaico non riesce a salvarsi nemmeno se contestualizzato al resto della trasmissione perché non merita e non giustifica la sussistenza di alcuna attenuante.

Nessuna donna o ragazza o moglie o ex per quanto rompiballe, sclerotica, esagerata ed estenuante può giustificare il benché minimo gesto di mancanza di rispetto da un semplice schiaffo (che poi tanto semplice non è) ad una gelosia asfissiante, dalla persecuzione al senso di onnipotente possesso, dalle minacce di morte alla realizzazione dell’intento criminoso.

Allora viva la Littizzetto che ha ben detto di essere contenta di essere estenuante!

E non è un discorso da femministe o da paracule femministe ma è qualcosa in più…è un passaggio di mentalità …è il salto nella parità vera che non significa indossare gli stessi abiti ma vestire abiti diversi con gli stessi diritti.. e significa soprattutto che la politica che si dimostra in queste circostanze così ipocritamente in polemica con le parole della Palombelli anziché litigare sterilmente per mantenere saldi i loro scranni cambiasse le leggi in modo da proteggere davvero chi denuncia, chi è stanca, chi scappa dalla violenza, chi viene picchiata, maltrattata, umiliata e per questo si sente in colpa, sente tutte le colpe del mondo…è inconcepibile che ancora oggi non si possa dire che le vittime di violenza sono ancora senza riparo.

Lo Stato è attualmente il complice più responsabile di questa mancanza di protezione e forse sarebbe arrivato il momento di trasformare i proclami sterili in fatti concreti e in articoli di codice che impongano un obbligo di applicazione da parte degli operatori delle forze dell’ordine in primis a prova di efficacia e che garantiscano a chi trova il coraggio di denunciare una adeguata protezione.

Il ‘se l’è cercata’ sottinteso pericolosissimo della debacle Palombelliana che evidenzia una esimente nell’azione-provocazione non deve avere più alcuna copertura nemmeno la più velata perché legittima abusi e soprusi, quasi scagiona violenze e prepotenze, e strumentalizza una inversione dei ruoli della vittima e del suo carnefice e degenera nel vittimismo che non può albergare più in un’Italia che si dichiara rispettosa dei diritti delle donne e che fa una manfrina alla Palombelli e non paga il fio delle sue evidenti colpe e responsabilità per la morte di ben 83 donne solo nel corso del 2021 lasciate sole, abbandonate al loro destino segnato e colpite a tradimento in modo odiosamente violento.

Chi glielo dice a Vera, a Lidia, a Francesca, ad Alessandra, a Loredana, ad Angelica, a Sofia e a Piera, ultime di questa lunga drammatica lista, che se sono passate a miglior vita è perché hanno le loro responsabilità e che se sono state sparate, accoltellate, uccise in un agguato hanno la loro quota di colpa perché magari in fondo in fondo potevano starsene buone buone ad accettare silenziosamente le peggiori nefandezze e mortificazioni psicologiche e corporali così che oggi non sarebbero un problema da trattare…in fondo in fondo potevano evitare di ribellarsi e rompere i coglioni ai loro compagni un po’ irrequieti ed irritabili…e guai a turbare l’irritabilità del maschio alfa (?)..che potevano evitare di essere così fastidiosamente “esagerate” “estenuanti” “esasperanti” quando venivano picchiate, vessate, perseguitate, violentate nel silenzio della loro solitudine e disperazione, cercando di mimetizzare col trucco quel pugno e quella sberla evidente sul volto tumefatto, a cercare nella loro  storia e nella loro vita una qualche plausibile giustificazione alla violenza subita, a proteggere inermi i figli che vivevano e assistevano al terrore della paura, a negare malconce la loro fragilità,  a vivere sotto il ricatto della vergogna e del segreto e poi con la  decisione di ribellarsi a tutta questa infelicità con le uniche armi a loro disposizione, la denuncia, l’allontanamento da casa e la separazione dal compagno violento, dimostrando di avere una testa, una dignità, una identità da difendere e soprattutto coraggio da vendere (e questo si sa è il peggior oltraggio che si possa fare all’uomo violento)…e alla fin fine care donne non venite a dirci che non ve la siete proprio cercata!!!!

 

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Biografia Fabiana Sergiacomo

Fabiana Sergiacomo, funzionario del Miur, appassionata della mia città e della sua inesauribile cultura. Dotata di una passione sconfinata per la lettura, la scrittura e l'arte che Napoli offre in ogni angolo e in ogni suo tratto caratteristico.

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