19 luglio 1992, ben 34 anni fa alle 16;58 in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino venne assassinato insieme a cinque componenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi (una delle prime donne poliziotto italiane a far parte di una scorta e prima donna della Polizia di Stato italiana a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
Ad attenderli una fiat 126 rubata imbottita di circa 90 chilogrammi di Semtex-H, un esplosivo potente che tolse ogni speranza alle vittime di salvarsi.
E così a distanza di meno di due mesi, la mafia riuscì a liberarsi degli uomini di Stato più tenaci per la conquista della legalità e della giustizia.
Ancora oggi, restano aperti molti dubbi, come quelli relativi alla scomparsa delle famose agende rosse di proprietà del giudice che da quel giorno non sono state più ritrovate, anche le manifestazioni commemorative dei giudici siciliani generano divisioni e contrapposizioni.
E mentre Mattarella ricorda entrambi i giudici come simbolo del riscatto sociale e del senso civico di chi lavora in nome e per lo Stato, difendendone principi e diritti, la politica del governo si ritrova nuovamente avvolta nella polemica dopo le parole del fratello di Paolo Borsellino, Salvatore Borsellino che in un evento a Palermo ha richiamato l’attenzione sulle parole e il comportamento della premier Giorgia Meloni che da sempre si rifà all’esempio del giudice Borsellino e dichiara di essersi ispirata nel suo agire al modo di essere e al pensiero del giudice ucciso dalla Mafia e anche in questo 34esimo anniversario ha ribadito la sua posizione in un post pubblicato sui suoi profili social: “Il 19 luglio è una data che ha segnato la storia d’Italia. E ha segnato anche la mia vita. Paolo Borsellino ci ha lasciato un’eredità fatta di coraggio, amore per la Patria e fiducia nei giovani: “Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”. Nel suo ricordo continuiamo a percorrere la strada che ci ha indicato, con lo stesso impegno nella lotta alla criminalità organizzata e in difesa della legalità“.
E qui si è scatenata la polemica, in quanto Salvatore Borsellino rivolgendosi alla Meloni afferma: “Alla presidente del Consiglio non posso che lanciare il messaggio di smetterla di dire di ispirarsi alla figura di Paolo Borsellino, quando invece quello che sta facendo questo governo è distruggere sistematicamente tutti quei mezzi che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino avevano lasciato alla magistratura per permettere di combattere la mafia”…continua… “Il 41 bis, l’ergastolo ostativo, leggi sui collaboratori di giustizia, le intercettazioni, facevano parte di quello che venne chiamato il decreto Falcone. Ecco tutto questo è stato spazzato via. Oggi Palermo è piena di ergastolani usciti dalla galera senza mai aver collaborato con la giustizia e continuando dal carcere a gestire la loro famiglia mafiosa. Questo sta facendo chi poi esibisce la borsa di Paolo Borsellino, che conteneva l’agenda. Quello è un corpo di reato e la esibisce in Parlamento”, ha proseguito il fratello del giudice ucciso nella strage di via D’Amelio.
E poi l’affondo finale: “Fratellid’Italia ha addirittura tentato di soffiarmi il suolopubblico di via D’Amelio e di utilizzare il palco (facendo riferimento alla manifestazione organizzata per il giorno della memoria ndr). Per fortuna sono riuscito a bloccare questotentativo e a concedere loro di entrare in via D’Amelio. Da sempre permetto alla fiaccolata di entrare in via D’Amelio perché la maggior parte dei palermitani che partecipa a quella fiaccolata non sanno neanche da chi è organizzata e viene sfruttata invece da questi politici, una volta addirittura esibendo simbolifascisti. È vero che mio fratello era una persona di destra però era una destra che oggi in Italia non esiste più”, ha concluso Salvatore Borsellino.
Dopo tali dichiarazioni, è arrivata a incrementare la già complessa vicenda la dichiarazione di La Russa ospite ad un evento in Sicilia, che ha detto «Ho letto con attenzione e anche con dispiacere le parole di Salvatore Borsellino su Giorgia Meloni, io ho grande rispetto per tutta la famiglia Borsellino. E il rispetto non viene meno per il fatto che ha la tessera dei partigiani, non viene meno perché non aveva le stesse idee del fratello, che era di destra. Non accetto però che nessuno, neanche il fratello possa decidere di sapere cosa avrebbe fatto oggi Paolo Borsellino». infine conclude «Io ho un enorme rispetto ma ho più rispetto per Paolo Borsellino. È come se dicessi e non lo dico e chi mi potrebbe smentire, che se oggi fosse vivo sarebbe ministro di FdI? Perché era di destra. Ci vuole rispetto per tutti. Spero non sia offensivo».
Dopo 34 anni dalla morte del giudice Borsellino, è sconvolgente che ad emergere non sia la ricerca della verità o una compattezza di idee da parte di chi siede posizioni di potere, quanto la volontà della politica di farne una bandiera di parte, che sia di destra o di sinistra, non cambia, perchè appropriarsi delle idee di Borsellino come di Falcone e della loro inarrestabile lotta alle mafie – per arrestarla hanno dovuto usare quintalate di esplosivi – deve significare schierarsi dalla loro parte, fatta di pilastri quali credere nella giustizia, combattere la corruzione e l’illegalità, non temere per il proprio destino…che non era di destra o di sinistra…ed è questo l’errore, Falcone e Borsellino non hanno mai personificatoil loro potere e la loro lotta, ecco perchè ancora oggi restano un simbolo potente e contrastante…capace di far discutere e accendere gli animi per seguire il loro esempio e provare ciascuno nelle proprie piccole e grandi azioni quotidiane a mettere la sincerità, l’onestà, la caparbietà e la forza delle loro scelte e delle loro eroiche inchieste che non erano nè di destra nè di sinistra.

