Finalmente un nuovo libro dello scrittore e drammaturgo Pasquale Ferro. Un tema come la criminalità, un argomento difficile, scabroso eppure fortemente attuale. Pasquale Ferro ancora una volta ci regala il suo estro da autore consumato, ma non a corto di idee, e si rinnova mettendo su carta una storia surreale ma di fondo reale. Quasi un gioco di specchi tra protagonisti inventati e storie maledettamente vere.
Al nostro autore la parola.
Perché scrivere un romanzo con un tema così cupo come la criminalità?
Semplicemente per descrivere una parte della mia città, con “verità nascoste”, chiaramente colorando il tutto con un linguaggio napoletano. Oggi le nuove generazioni non parlano la nostra lingua napoletana, feriscono questa lingua con terminologie “strane” uno “slang”, un “argot” inconcepibile. Penso che autori come Enzo Moscato, Annibale Ruccello, Eduardo, ascoltando questi giovani (usando un eufemismo) sarebbero molto perplessi, loro che hanno dato l’anima per divulgare la nostra lingua… proprio a loro chiedo scusa.
I due cagnolini somigliano un po’ a quelle persone che “sanno ma non possono parlare”, è corretto?
Diciamo che ho usato proprio queste teste pensanti, perché non sono contaminate, non sono condizionate. Tutti i personaggi del mio libro si rivolgono a loro perché sanno che non riferiranno niente, raccontano le loro misfatte, i loro malesseri, i loro amori…. le loro anime, dannate, le loro nefandezze…. tanto sono cani…. non parleranno mai.
Il tuo volontariato nelle carceri quanto ti ha influenzato nella stesura del libro?
“I racconti di un cane camorrista” viene scritto vent’anni fa’, il mio volontariato a Poggioreale lo faccio da dieci anni. No! Mi ha influenzato invece il mio percorso lavorativo. Ho fatto tanti mestieri, ma il riparatore di ascensori mi portava nelle case, nei palazzi, nelle ville di svariati personaggi, da qui ho appresto linguaggi, gestualità, di ogni genere di essere umano. Chiaramente ho studiato usi e costumi, partendo da Abele de Blasio (andropologo di fine 800) ma anche a testi contemporanei.
Nei tuoi romanzi hai quasi sempre esplorato il lato viscerale, malinconico e folcloristico di Napoli, qui cosa aggiungi nella descrizione della tua città?
In questo libro cerco di recuperare sopratutto il linguaggio napoletano con tutti i suoi colori, la sua storia, partendo dall’arcaico, al dopo guerra, raccontando “miti” storie esoteriche, codici camorristici,di fine ottocento ai giorni nostri.
Uno dei tuoi romanzi che mi è piaciuto di più Macedonia e Valentina era tutto scritto in napoletano, perché ora hai scelto di usare per lo più l’italiano e tra l’altro in un contesto molto “popolaresco” come quello della tua storia?
Sono uno scrittore di pancia, non prendo mai decisioni quando scrivo, è una sorta di scrittura automatica. Quando ho scritto “I racconti…” scrivevo “a penna” senza pensare, la mente in quel momento decide il pensiero. La scrittura automatica è un dono molto complesso le modalità sono difficili da comprendere.

Sei anche autore teatrale, come si differenzia la stesura di un romanzo da quella di un testo teatrale?
In effetti la mia matrice di scrittura è teatrale. La differenza è nei tempi, nella descrizione, nel passaggio, nell’azione. Ma anche il linguaggio sia filmografico, che romanzato, è diverso da un copione teatrale
Sul palco a chi faresti interpretare il protagonista tra gli attori di oggi?
Il mio romanzo in effetti potrebbe essere un film, non credo che nessuna produzione teatrale metterebbe in essere una compagnia con decine di personaggi. Ma faccio qualche nome: Nunzia Schiano, Alessandro Gassmann, Rosaria Durso, Gino Curcione, Paola Fulciniti, Ciro Capano, Mariano Gallo, Gianni Sallustro … tanti altri, truccati dal geniale Enzo Cucchiara, con la regia di Enrico Maria Lamanna. Oltre a questi nomi eccellenti, sono proiettato più per i giovani, infatti alla mia prima presentazione napoletana (che si terrà a THE SPARK Mondadori Store. Piazza Bovio sabato 15 novembre 2025) ho scelto gli allievi del corso “Laboratorio Pratico di teatro” curato da Roberto Capasso, che con letture, tammorre e canto (oltre al dialogo mio con Donatella Gallone) allieteranno la serata, I nomi dei nostri futuri attori sono: Vittorio Borrelli, Dario Mauro, Marcello Rossini, e Marcella Tufano
Ma come sei arrivato a farti tradurre in Russia?
Tutto succede per caso (o il caso non esiste?) una goliardica cena a casa mia, tra una pietanza, un bicchiere di vino, un chiacchericcio, una voce… “Vorresti pubblicare in Russia?” La Russia è un paese che mi ha sempre affascinato… pensai a uno scherzo, un momento di simpatica simpatia… invece… il 15 di agosto mi trovai a Mosca a firmare il mio primo contratto russo. Poi ho scoperto di essere molto apprezzato da questo paese, così ho pubblicato ben cinque titoli. Spero di ritornare presto in questo paese, perche questo significherebbe la fine della guerra… Pace

