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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
Cucina

Perché il piccante ci piace tanto? Alla scoperta del peperoncino, tra storia, mito e neuroscienze

Redazione
Redazione 10 mesi fa
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7 Min Lettura
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C’è qualcosa di innegabilmente affascinante nel peperoncino. Un piccolo frutto, di un rosso intenso e vibrante, capace di scatenare una tempesta di sensazioni nel nostro corpo. Ma perché, nonostante la sua natura apparentemente “aggressiva”, continuiamo ad amarlo, a cercarlo, a sfidare i suoi limiti? Perché quella sensazione di bruciore, che per molti potrebbe sembrare un deterrente, si trasforma in un’esperienza quasi estatica per altri? Questo è il paradosso del peperoncino, un amore-odio che affonda le radici nella storia, nella cultura, nella scienza e, sorprendentemente, anche nella mediaticità.

La storia del peperoncino è un viaggio attraverso continenti e culture. Le sue origini si perdono nella notte dei tempi, in America Latina, dove era considerato una pianta sacra e veniva utilizzato come moneta di scambio da civiltà avanzate come gli Aztechi, i Maya e gli Inca. Reperti archeologici testimoniano la sua presenza e il suo utilizzo già 9000 anni fa.

Con l’arrivo di Cristoforo Colombo in America, il peperoncino varcò l’oceano e iniziò la sua lenta ma inesorabile conquista del mondo. In Europa, inizialmente stentò ad affermarsi, ma ben presto trovò terreno fertile, soprattutto nelle regioni più povere, dove divenne un ingrediente fondamentale per insaporire piatti semplici e frugali, guadagnandosi l’appellativo di “spezia dei poveri”. Oggi, il peperoncino è un ingrediente onnipresente in cucine di ogni genere, dal Messico all’India, dall’Italia all’Ungheria, testimoniando la sua straordinaria capacità di adattarsi e di arricchire i sapori locali.

La versatilità del peperoncino è sorprendente. Può essere utilizzato fresco, secco, in polvere, intero, a pezzetti, in salsa, in olio aromatizzato. Esistono varietà dolci, piccanti, affumicate, ognuna con le sue caratteristiche uniche. In cucina, può esaltare i sapori di carne, pesce, verdure, pasta, zuppe, salse e persino dolci. Ne basta un pizzico per trasformare un piatto anonimo in un’esplosione di gusto, aggiungendo profondità, calore e un tocco di audacia.

Ma attenzione, il peperoncino va utilizzato con parsimonia e consapevolezza. La sua piccantezza può essere imprevedibile e, se non gestita correttamente, può rovinare un intero piatto. Un consiglio utile è quello di iniziare con piccole quantità e di assaggiare gradualmente, aggiungendo altro peperoncino solo se necessario. E in caso di “emergenza piccante”, il latte, lo yogurt o un pezzo di pane possono essere dei validi alleati per placare le fiamme.

Un simbolo tra sacro e profano

Il peperoncino non è solo un ingrediente culinario, ma anche un simbolo culturale ricco di significati. In molte culture, è considerato un amuleto portafortuna, capace di allontanare il malocchio e attirare la prosperità. La sua forma, spesso associata a un corno, rimanda a concetti di forza, virilità e fertilità.

E non dimentichiamo il lato ludico del peperoncino. La sua immagine è spesso utilizzata anche in giochi e passatempi, a testimonianza di come questo piccolo frutto piccante sia entrato nell’immaginario popolare. Un esempio è dato dalla slot online con soldi veri “Extra Chilli”, un titolo disponibile su diversi siti specializzati, che promette un’esperienza di gioco divertente e “piccantissima” ambientata al confine con il Messico.

Anche il mondo dei giochi da tavolo celebra il peperoncino con Scoville, il gioco di Ed Marriott che combina meccaniche di piazzamento, gestione risorse e collezione set, il tutto condito da una sana dose di competizione. I giocatori si sfidano a colpi di aste, semina e raccolta per creare gli ibridi di peperoncino più piccanti e soddisfare le richieste del mercato. Il gioco, pubblicato nel 2014, ha visto una seconda edizione, che include una grafica rinnovata, componenti migliorati, regole per il gioco in solitario e l’espansione Labs.

L’accoppiata gioco e piccante tocca livelli quasi estremi quando si parla di competizioni di mangiatori di peperoncino. I video virali di persone che assaggiano peperoncini sempre più estremi, testimoniano il desiderio umano di superare i propri limiti e di provare emozioni forti.

Rimanendo in tema, i peperoncini hanno certamente portato fortuna ad Alessandro Cattelan. Il conduttore ha intuito il potenziale mediatico del piccante, riprendendo il format di successo “Hot Ones” nato su YouTube. Dopo averne sperimentato una versione “casalinga” durante l’intervista a Fedez nella sua trasmissione “Stasera c’è Cattelan” nel febbraio 2023, ottenendo un successo virale, Cattelan ha convinto RaiPlay a produrre un programma interamente dedicato al format.

Così è nato “Hot Ones Italia”, disponibile su RaiPlay a partire da dicembre 2024, dove Cattelan intervista personaggi famosi alle prese con alette di pollo sempre più piccanti. Tra i primi ospiti di questa nuova avventura troviamo nomi noti come lo chef Giorgio Locatelli, la influencer Giulia De Lellis, e la coppia formata da Benedetta Parodi e Fabio Caressa.

Dalla bocca al cervello: il cortocircuito del piacere

Ma cosa succede esattamente nel nostro corpo quando mangiamo un peperoncino? La risposta è nella capsaicina, la sostanza chimica responsabile della sensazione di piccante. Quando la capsaicina entra in contatto con i recettori del dolore presenti nella nostra bocca, il cervello interpreta il segnale come una sensazione di calore. È un vero e proprio inganno sensoriale. In risposta a questa “minaccia”, il corpo reagisce rilasciando endorfine e dopamina, neurotrasmettitori responsabili della sensazione di euforia e benessere.

È la cosiddetta “rush” del piccante, un’esperienza intensa e piacevole che può creare una vera e propria dipendenza in alcune persone. Ma perché alcune persone sono più “dipendenti” dal piccante di altre? La risposta potrebbe risiedere in fattori genetici e culturali. Alcune persone nascono con una maggiore tolleranza al piccante, mentre altre sviluppano questa tolleranza nel corso del tempo, grazie all’esposizione ripetuta al peperoncino.

Nel nostro immaginario quindi il peperoncino è molto più di un semplice ingrediente. È un simbolo, una sfida, un’esperienza sensoriale unica. È un po’ come la vita stessa: un’altalena di emozioni, tra piacere e dolore, tra bruciore e sollievo. Forse è proprio questa sua complessità a renderlo così irresistibile.

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