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Salute & Benessere

Pollini tutto l’anno, ecco cosa cambia per chi è allergico e no

Redazione
Redazione 2 mesi fa
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(Adnkronos) –
Starnuti, naso che cola, congestione nasale, prurito e lacrimazione oculare. Spesso anche tosse. Sono le allergie ai pollini che si fanno sentire e non solo con la primavera alla porta. "Per decenni l'allergologia si è basata su una scansione temporale rigida: la primavera era il tempo dei pollini, l'autunno e l'inverno erano considerati periodi di relativo 'riposo'. Oggi, questa distinzione è tecnicamente e clinicamente superata", è il quadro che tratteggia per l'Adnkronos Salute l'immunologo clinico Mauro Minelli, docente dell'università Lum. "Il riscaldamento globale e l'aumento della CO2 atmosferica agiscono come catalizzatori fenologici: le piante anticipano le fioriture e prolungano la produzione pollinica, trasformando la pollinosi in una condizione di infiammazione minima persistente. In realtà e contrariamente alla percezione comune, non possiamo nemmeno dire che i mesi freddi offrano tregua", aggiunge. "L'autunno e l'inverno – spiega – sono infatti i periodi dell'anno in cui più forte si fa sentire l'allergia agli acari della polvere, favorita dalla maggiore permanenza in ambienti chiusi e riscaldati. A questo si aggiunge l'intensa aggressione virale tipica della stagione fredda, che nel paziente allergopatico trova un terreno già infiammato e vulnerabile, innescando riacutizzazioni asmatiche e respiratorie più severe rispetto alla popolazione generale. Siamo di fronte a un continuum di reattività che non conosce pause". Il 'brain fog allergico', segnala Minelli, "è uno dei dati più allarmanti emergenti dalla letteratura scientifica passata e recente. Riguarda il legame tra picchi pollinici e calo del rendimento scolastico, in particolare nei periodi che coincidono con le fasi più impegnative del ciclo secondario. Non si tratta solo di distrazione causata dai sintomi fisici". "L'esposizione al polline in soggetti sensibilizzati innesca una cascata di mediatori dell'infiammazione che impatta direttamente sulle funzioni esecutive del sistema nervoso centrale", dice facendo riferimento al "deficit nelle materie Stem: gli effetti sembrano essere statisticamente più marcati in discipline che richiedono alto carico logico-matematico, come fisica e chimica". Capitolo "stress immunologico: lo studente non è solo 'raffreddato', è sotto uno stress biologico che frammenta il sonno e riduce la plasticità sinaptica, compromettendo la capacità di problem solving; c'è diseguaglianza di opportunità se il picco pollinico coincide con prove scolastiche decisive, l'allergia diventa un fattore di iniquità sociale, penalizzando eventuali talenti per gli effetti di una barriera biologica non gestita", aggiunge. L'allergia viene vista anche come sentinella della cronicità. Per l'esperto "il vero nucleo della questione, tuttavia, va oltre il rendimento scolastico. L'allergia deve essere riconosciuta come il primo importante segnale di una disregolazione immunitaria complessa. Banalizzare lo starnuto significa ignorare il primo campanello d'allarme della 'marcia atopica' – avverte Minelli – Quella che inizia come una rinite può evolvere, se non intercettata e bloccata, in un percorso di degradazione della salute che include" diversi step. L'esperto accende i riflettori sul "rimodellamento tissutale: il passaggio dall'infiammazione delle alte vie all'asma bronchiale cronica". Quindi, la "sensibilizzazione multipla: un sistema immunitario perennemente sollecitato tende a perdere la tolleranza verso altri allergeni, complicando il quadro clinico globale". Attenzione alla "disfunzione delle barriere: l'allergia è la manifestazione visibile di una barriera epiteliale compromessa, che apre la strada a patologie sistemiche e immunomediate ben più gravi nel corso della vita adulta". Serve un nuovo approccio clinico, rimarca l'immunologo. "Dobbiamo rivedere l'antica convinzione di curare l'allergia come un evento stagionale fastidioso e iniziare a trattarla come una sfida immunologica cronica. La gestione moderna richiede monitoraggio costante delle variabili ambientali (pollini, acari, inquinanti); intervento precoce con immunoterapia allergene-specifica per interrompere la marcia critica; consapevolezza sociale dell'impatto cognitivo e sistemico dell'allergia. L'obiettivo dell'immunologo oggi – conclude lo specialista – non può più essere solo bloccare un fastidioso colanaso, ma proteggere l'integrità del sistema immunitario e, con essa, il potenziale futuro dei nostri pazienti". 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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