È ‘Io che ti ho voluto così bene’ (Rizzoli) di Roberta Recchia, il romanzo vincitore della nuova edizione del Premio ‘Amo questo libro’.
Il riconoscimento, arrivato alla sua ottava edizione, è attribuito dalle libraie e dai librai della catena Giunti al Punto presente in tutte le regioni del Paese.
“Ricevere il Premio Amo questo Libro è una grandissima gioia – spiega l’autrice. Sono onorata che quest’anno le libraie e i librai Giunti abbiano scelto di assegnare alla mia opera questo importante riconoscimento, e sono grata che abbiano fatto conoscere a tanti lettori la storia di Luca che, pur ritrovandosi a essere una vittima collaterale del male, non si arrende e continua a credere con forza che ritrovare la felicità sia sempre possibile”.
Il Premio “Amo Questo Libro” da diritto all’opera vincitrice a una vetrina dedicata nelle librerie Giunti al Punto e garantisce l’impegno di tutte le libraie e i librai Gap a consigliare l’opera in vista del Natale.
Conosciamo tutte le sue opere.
Tutta la vita che resta
Uno strappo che sembrava impossibile da ricucire, una famiglia che nel corso degli anni ritrova la strada nella forza dei legami. Ci sono libri che ti entrano dentro, che ti accompagnano per mano nella vita di tutti i giorni. È ciò che succede con l’esordio magnetico di Roberta Recchia, una storia da cui non ci si stacca, con protagonisti vivi, autentici. Come Marisa e Stelvio Ansaldo, che nella Roma degli anni Cinquanta si innamorano nella bottega del sor Ettore, il padre di lei. La loro è una di quelle famiglie dei film d’amore in bianco e nero, fino a quando, anni dopo, l’adorata figlia sedicenne Betta – bellissima e intraprendente – viene uccisa sul litorale laziale, e tutti perdono il proprio centro. Quell’affetto e quella complicità reciproca non ci sono più, solo la pena per la figlia persa per sempre. Nessuno sa, però, che insieme a Betta sulla spiaggia c’era sua cugina Miriam, al contrario timida e introversa, anche lei vittima di un’indicibile violenza. Sullo sfondo di un’indagine rallentata da omissioni e pregiudizi verso un’adolescente che affrontava la vita con tutta l’esuberanza della sua età, Marisa e Miriam devono confrontarsi con il peso quotidiano della propria tragedia. Il segreto di quella notte diventa un macigno per Miriam fin quando – ormai al limite – l’incontro con Leo, un giovane di borgata, porta una luce inaspettata: l’inizio di un amore che fa breccia dove nessuno ha osato guardare.
Io che ti ho voluto così bene
Luca non ha neanche quattordici anni, ma ha una sensibilità silenziosa che lo rende diverso dai coetanei. Con i genitori e il fratello maggiore abita in una località di mare, dove tutto sembra immutabile: un posto sicuro che con la bella stagione si popola anno dopo anno. Un’estate una ragazza piena di vita diventa il suo primo sogno d’amore. Quando però lei scompare, e i carabinieri bussano alla loro porta, l’esistenza di Luca e dei suoi viene segnata per sempre. Per sottrarre lui, con la sua innocenza di bambino, all’ombra che si propaga inesorabile sulla famiglia, la madre gli riempie in fretta una valigia e lo mette su un treno con un biglietto di sola andata: al Nord lo aspettano lo zio Umberto, professore al liceo, e la zia Mara con le cugine. In un mondo diverso, lontanissimo da quello della sua infanzia, Luca prova a ricostruirsi, cresce e mette nuove radici, cercando di restituire un senso a parole come fiducia e appartenenza. A sostenerlo ci sono lo zio Umberto, che per lui dà tutto se stesso, e Flavia, una ragazzina determinata a fargli ritrovare la speranza nel futuro. Con la sua penna delicata e profonda, Roberta Recchia mette in scena relazioni intense, dialoghi vibranti, e una storia che ci tiene stretti fino all’ultima pagina.
Sui binari dell’anima
Quando non si viaggia da soli ci sono attese e tempi che il più delle volte non coincidono con i propri. A seguito di un evento inaspettato che lacera la vita affettiva di Giulia, ha inizio un viaggio tra i binari reali e dell’anima, nel tentativo di una ricerca salvifica, in bilico tra bisogni e desideri, nostalgia e amore, legami e connessioni, investimenti emotivi e possibili strategie, radici e nuovi orizzonti… Oltre le parole, le promesse, e le possibili distanze, si ha necessità di gesti di umanità che possano continuare ogni forma di comunicazione. Nel divenire archeologa della propria interiorità, la protagonista ripercorre, nella sua storia con Matteo, aspettative e consapevolezze, nel tentativo di riconferire un senso a quanto accaduto, tra andata e ritorno nei labirinti dell’esistenza, verso il perdono nell’oscurità e nelle possibili imperfezioni di un mondo in costante necessità di raccontarsi, fuggire a false identità e paure, verso la ricerca costante di bene e affetti sinceri.




