Una bella anteprima al cinema Metropolitan a Napoli, un film dal titolo quasi da canticchiare (i napoletani sanno perché). Mi batte il corazon per la regia di Francesco Prisco con un bel cast a partire dal protagonista Peppe Iodice e include anche Ivana Lotito, Francesco Procopio, Yari Gugliucci, Ivan Castiglione, Gianni Ferreri e Maria Bolignano.
Peppe Iovine, giornalista di una piccola emittente locale, conduce una vita tranquilla e mediocre, finché viene colto da infarto e muore. Fine dei giochi. O almeno, così sembra. Perché il giorno seguente, nel bel mezzo del suo funerale, Peppe si risveglia nella bara. Da lì comincia il suo personale inferno: per lo Stato è morto, per la moglie è un mistero, e per il quartiere è «quello che ha visto Maradona».
La pellicola è una di quelle commedie che partono da un’idea surreale -morire, risvegliarsi nella bara e dover ricominciare da zero- per raccontare qualcosa di molto concreto: cosa significa davvero vivere.
Al centro c’è Peppe Iovine, interpretato da Peppe Iodice, che porta sullo schermo un personaggio sospeso tra il tragicomico e il profondamente umano. Iodice, già affermato come intrattenitore, dimostra qui una maturità attoriale sorprendente: non si limita alla battuta facile, ma costruisce un protagonista credibile, fragile e a tratti disarmante. La sua comicità resta, certo, ma è attraversata da una vena malinconica che funziona e dà spessore al film.
Accanto a lui, Francesco Procopio, Ivana Lotito e Yari Gugliucci completano un cast che regge bene il gioco, contribuendo a creare quell’equilibrio tra ironia e sentimento che è il cuore della pellicola.

La produzione dei fratelli Cannavale, figli del grande Enzo Cannavale, si sente tutta: c’è un amore evidente per il cinema popolare, quello che sa parlare al pubblico senza prendersi troppo sul serio ma senza neanche banalizzare. “Il cinema nel sangue”, verrebbe da dire, e qui scorre davvero.
Uno degli aspetti più riusciti è il modo in cui il film gioca con il folklore napoletano: la scaramanzia, il rapporto con la morte, l’aldilà quasi quotidiano. Il fatto che Peppe venga etichettato come “quello che ha visto Maradona” non è solo una gag, ma un simbolo potentissimo in una città dove Diego Armando Maradona è più di un mito: è quasi una presenza spirituale. Questo elemento diventa il ponte perfetto tra comicità e identità culturale.
Le risate non mancano, anzi sono frequenti e spesso spontanee, ma ciò che resta è il messaggio: dire sempre la verità sembra liberatorio, ma può distruggere equilibri, relazioni, certezze. Il film si diverte a mettere Peppe in situazioni assurde, ma sotto sotto ci chiede: siamo davvero pronti a vivere senza filtri?
Personalmente, ho apprezzato proprio questo doppio livello. Da un lato la leggerezza -che funziona e intrattiene- dall’altro una riflessione più profonda che arriva quasi in punta di piedi. Non è una commedia perfetta come non lo è la vita vera. Ha cuore, identità e soprattutto sincerità.
In definitiva, Mi batte il corazon è un film consigliato, soprattutto se ami le storie che mescolano risate e sentimento con un forte sapore napoletano. È una visione che diverte, ma che lascia anche qualcosa su cui pensare uscendo dalla sala. E oggi, non è poco.

