Le Barbie esistono e vivono a Riga.
In Lettonia la “biodaggine” e la perfezione fisica delle ragazze – sempre secondo il prototipo Mattel – raggiungono vette epiche. Davvero, a ogni angolo c’è una ragazza dalle fattezze perfette intenta a fare qualcosa. Ma Riga non è nota solo per le creature che la abitano: è un piccolo gioiello incastonato nel freddo e poco conosciuto Nord Europa. Nonché la prima tappa delle mie vacanze.
Un paio d’ore di volo e da Napoli arrivo a Riga. Ho il trolley pesante per via degli abiti invernali: so che nel Nord Europa fa freddo e parto equipaggiato. Ma felpe e ombrello mi serviranno solo in parte.
Sceso dall’aereo, il cambiamento climatico (a Napoli eravamo a 35 gradi) non si fa attendere: un fresco pomeriggio con non più di 22 gradi, clima secco e una pioggerellina che ci accompagnerà quasi sempre.

Riga è una città piccola dal fascino medievale. Non ci sono metropolitane: funzionano bene Bolt e Uber e costano poco; per il resto ci sono gli autobus. Tra gli edifici dalle sfumature arancioni accese spicca la piazza centrale, dove si trova la Casa delle Teste Nere, proprietà in stile gotico costruita nel 1334, con cantine medievali e una collezione di argenteria presidenziale. Molto più bella fuori che dentro.
In realtà le cose da visitare non sono moltissime. Oltre al museo citato, troviamo la Chiesa di San Pietro, imponente chiesa medievale del XV secolo con un caratteristico campanile alto 123 metri: si sale in ascensore e si gode di una splendida vista sui tetti della città.
Il Mercato Centrale di Riga, grande mercato coperto e scoperto con bancarelle di frutta, verdura, formaggi, carne e piatti pronti, è raggiungibile dal centro storico tramite sottopassaggi ed è perfetto per una passeggiata al coperto.
Infine vi consiglio il Monumento alla Libertà, una statua alta 42 metri dedicata ai lettoni che persero la vita combattendo per l’indipendenza tra il 1918 e il 1920. Accanto c’è un bel parco; in generale la città è molto verde, ben tenuta e pulita, con panchine e splendide composizioni floreali. Riga è silenziosa, e ho avuto l’impressione che la microcriminalità sia quasi assente.
La città è disseminata di statue dei protagonisti del film Flow – Un mondo da salvare, il gioiellino d’animazione fresco vincitore di un Oscar e nato proprio in terra lettone.
Flow – Un mondo da salvare ha vinto l’Oscar 2025 come Miglior film d’animazione: è stato il primo film lettone a essere candidato e a vincere. Nei negozi di souvenir impazzano i gadget del film, anche se i prezzi sono piuttosto alti.

In generale, però, i prezzi sono contenuti e sono riuscito a mangiare sempre al ristorante (solo quello tipico medievale è molto caro). Il piatto tipico è la “pink soup”: il saltibarsciai, una zuppa fredda tradizionale preparata con barbabietole rosse, kefir, cetrioli, uova sode e aneto.
Attenzione agli orari: in questi Paesi si vive molto di giorno. L’aperitivo è alle 16:30 e la cena verso le 19:00. Non è come in Italia.
Vi segnalo il rooftop dello Skyline Bar, al 26° piano: davvero molto bello.
Per quanto riguarda i locali gay, ve ne segnalo due: il TOP Club (si deve suonare il campanello per entrare, ma una volta dentro l’atmosfera è rilassata e festaiola) e lo Skapis Club, in centro città, con spettacoli drag.

Diritti LGBT in Lettonia
Le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) in Lettonia possono affrontare sfide sociali non vissute dai residenti non LGBT. L’omosessualità maschile e femminile è legale, ma le famiglie formate da coppie dello stesso sesso non hanno le stesse protezioni legali delle coppie eterosessuali.
Dal 1° gennaio 2024 è possibile accedere alle unioni civili. La legge lettone consente a qualsiasi persona con più di 25 anni di adottare (indipendentemente dall’orientamento sessuale); tuttavia, persone non sposate tra loro non possono adottare congiuntamente lo stesso figlio.
Nel settembre 2006 il parlamento lettone ha approvato un emendamento al codice del lavoro per vietare la discriminazione basata sull’orientamento sessuale sul posto di lavoro. Inizialmente tale protezione era stata omessa, ma la presidente Vaira Vīķe-Freiberga si rifiutò di firmare la legge finché non fu inserita.
Agli omosessuali e bisessuali non è ufficialmente vietato prestare servizio militare.

