Doveva ritrovarsi, il Napoli di Conte, e lo ha fatto nella serata più difficile, contro un’Inter in forma e assetata di vendetta.
Un successo tanto netto quanto inatteso, dopo la debàcle di Eindhoven, frutto della capacità del tecnico salentino di ricompattare il gruppo.
Nonostante le tante assenze, infatti, gli azzurri hanno giocato con l’atteggiamento auspicato dai tifosi, mostrando l’applicazione, la fame e la ferocia che avevano fatto la differenza l’anno scorso.
Il primo tempo è stato equilibrato, con il Napoli che ha tenuto bene il campo schierando Juan Jesus centrale di destra e Neres falso nueve, e proponendo Anguissa e McTominay nel ruolo di incursori.
Regalata una chance a Lautaro, sprecone nel centrare Milinkovic-Savic, gli azzurri sono passati in vantaggio con De Bruyne, su rigore concesso per fallo di Mkhitaryan su Di Lorenzo.
Sfortunatissimo il fuoriclasse belga, infortunatosi nella trasformazione del penalty, che sarà costretto probabilmente a un lungo stop, affollando ulteriormente un’infermeria già stracolma.
Lo shock per quanto accaduto e la necessità di risistemarsi, con l’ingresso di Olivera e l’avanzamento di Spinazzola nel 4-3-3, hanno consentito ai nerazzurri di rendersi pericolosi, con il palo e la traversa a salvare il Napoli sui tentativi di Bastoni e Dumfries.
Chi si aspettava l’arrembaggio interista nella ripresa, è rimasto sorpreso, visto che è invece andato in scena un autentico monologo dei Campioni d’Italia.
Il nuovo assetto ha infatti consentito al Napoli di chiudersi e ripartire in modo micidiale: da urlo l’azione del raddoppio al 55′, aperta e chiusa da un McTominay definitivamente ritrovato.
Il centrocampista scozzese, dopo aver conquistato palla nella propria metà campo, ha sfruttato lo splendido lancio di Spinazzola, scaricando in porta di prima intenzione da fuori area un destro degno del miglior Cavani.
I partenopei non si sono scomposti neanche dopo il rigore di Calhanoglu, concesso per un ingenuo “mani” di Buongiorno, e hanno chiuso il match con un’altra ripartenza da manuale: tacco di Neres su rimessa laterale per Anguissa, e coast to coast irresistibile del camerunense, concluso con un bolide di sinistro a incrociare imprendibile per Sommer.
Dopo aver sfiorato addirittura il poker, il Napoli si è quindi goduto la festa per la vittoria di prestigio e per la vetta ritrovata, pur con il rammarico di aver perso a lungo “King Kev”, per il quale gli esami strumentali hanno confermato la lesione di alto grado al bicipite femorale destro già oggetto di un intervento chirurgico due anni fa.
Si va dunque con il morale alto ma con l’infermiera piena al “Via del Mare” di Lecce, dove oggi (ore 18:30) andrà in scena una gara delicatissima contro i giallorossi di Di Francesco.
Conte recupera almeno Hojlund e Rrahmani, che però andranno in panchina: conferma per il 4-3-3, dunque, con scemte obbligate a centrocampo e Lucca favorito su Lang per completare l’attacco.
Il Napoli ha vinto 6 delle 14 sfide giocate in Serie A in Puglia, ed è reduce da 5 successi di fila, l’ultimo dei quali è certamente il più importante: lo scorso 3 Maggio infatti una punizione di Raspadori regalò 3 punti fondamentali agli azzurri nella volata scudetto.
Il Lecce ha ottenuto la più recente delle sue 3 vittorie contro il Napoli l’8 Maggio 2011, quando i gol di Corvia e Chevanton vanificarono il momentaneo pareggio di Mascara.
La “X” manca dal 10 Maggio 2009, quando un rigore di Zanchetta consentì ai salentini di agganciare gli uomini di Donadoni, passati in vantaggio con Pià.
La vittoria con l’Inter può rappresentare un punto di svolta in una stagione dove le difficoltà di inserimento dei nuovi e i tanti infortuni hanno minato le certezze di un gruppo costruito per vincere.
Servono, però, conferme immediate, e in tal senso la trasferta di Lecce, la più classica delle “partite trappola”, dovrà dare a Conte, grande ex della gara, le giuste risposte.







