Samuel Stern #13 – Tra due mondi – Recensione

Sembra trascorsa un’eternità, eppure era solo il mese di novembre del 2019 quando in edicola spuntò, tra tanti diversi fumetti popolari, il numero1 di un nuovo personaggio: Samuel Stern. Con il suo primo progetto destinato esclusivamente alle edicole Bugs Comics ha rivitalizzato un intero settore, e adesso con il numero 13 della serie intitolato Tra due mondi dà il via alla seconda annata.

Tutti abbiamo ora un bel po’ di dimestichezza in più con il personaggio, con i comprimari, ma anche con le tematiche e le ambientazioni, anche perché tra un albo e l’altro è stato disseminato un filo molto sottile ma ben riconoscibile per i più attenti.
Ci riferiamo all’avvento di una annunciata “Apocalisse”, o comunque a un crescendo di eventi che fanno sospettare che qualcosa, da un’altra dimensione o da un altro mondo, stia preparando un assalto in piena regola.

L’albo Tra due mondi è sceneggiato dai soliti noti Gianmarco Fumasoli e Massimiliano Filadoro che tornano ad avvalersi della collaborazione di Marco Savegnago nella stesura di un plot che ancora una volta dimostra come Samuel Stern sia molto di più di una banale riproposizione di uno schema che alla lunga diverrebbe ripetitivo e scontato: possessione-esorcismo-cacciata del demone.
Tra due mondi sfrutta proprio questa struttura ampliata alla quale accennavamo, che oltre ad offrire un quadro variegato di possibili sviluppi riesce ad incuriosire il lettore incentrandosi su temi che attingono al mondo del fantastico, ma possono ben essere inquadrati quali metafore degli incubi reali e concreti della vita comune.

Ritorna un personaggio molto atteso sin dalla sua prima apparizione, il “bastardo” Gillian di Singularity: il servizio segreto della sua Agenzia a guardia del confine tra i mondi e le dimensioni ha bisogno di Samuel e dei suoi poteri perché a quanto pare qualcosa di grosso sta cercando di passare nel nostro mondo attraverso una porta debole, fragile e delicata come il piccolo Joshua, un bambino affetto da deficit di attenzione.
Nel corso della sua indagine Samuel, che torna ad essere affiancato in questa avventura da padre Duncan – ma con minore risalto rispetto ad altre occasioni – incontra il demone e ne intuisce i reali intenti entrando ancora una volta in Legione, concept narrativo che è ormai un vero pilastro della serie.

Da una analisi della trama effettuata per sommi capi preferiamo passare ad altri aspetti più essenziali di questo albo, quali la riuscita alternanza tra momenti più ricchi di azione ed altri più riflessivi, discorsivi e toccanti che non vanno però ad intaccare il complessivo ritmo incalzante che guida verso un finale che per una volta non è amaro, ma lascia comunque un senso di inquietudine perché soltanto uno degli innumerevoli varchi è stato per adesso arginato. Da non perdere infine, nella sua dolcezza, il controfinale.

Da questo numero 13 Samuel esce come un personaggio dallo spessore accresciuto, perché vengono evidenziati al di là dei suoi misteriosi poteri medianici anche aspetti che ne fanno un uomo saggio, comprensivo, capace di offrire supporto psicologico a chi sia in lotta con sé stesso e con i maledetti mostri interiori che sanno essere molto più terrificanti di quanto la più sfrenata fantasia di un autore possa creare.

La sua puntuale ricerca delle crepe che si creano nell’animo umano e che i demoni sfruttano a loro piacimento altro non è, in molti casi, di una disamina di drammi interiori o familiari, perché l’oscurità generata da piccoli e grandi rancori e da incomprensioni o insuccessi può proliferare ovunque.
Noi abbiamo letto questo, come messaggio subliminale, forse sbagliando o forse accentuando troppo le intenzioni degli autori; ma se leggere un fumetto è uno strumento per evadere dalla realtà e rifugiarsi in un mondo fantastico alla ricerca di emozioni, ci piace però pensarlo anche come mezzo per trovare, seppur per pochi attimi, un briciolo di speranza attraverso le parole e attraverso le immagini.

Proprio le immagini sono, come spesso accade negli albi di Samuel Stern, una componente strutturale della riuscita di una storia. Le tavole di Tra due mondi sono opera di Marco Perugini, il primo autore a ritornare ai disegni dopo aver realizzato le tavole del numero 3 Legione, un albo con il quale è evidente una continuità tematica.

Perugini lavora volutamente a corrente alternata, riempiendo di dettagli alcuni dei passaggi cruciali e tratteggiando in maniera più essenziale i momenti di transizione, ed il tutto facilita la lettura rendendola scorrevole e molto fluida. Sono i bianchi a predominare, in alcuni frangenti c’è un uso di un grigio stonalizzato che accresce il senso di tridimensionalità, tuttavia è quando esplodono i neri che le tavole diventano più spiazzanti quasi a buttar fuori l’orrore dalle pagine.
Chiudiamo con la copertina del solito trio Piccioni-Di Vincenzo-Tanzillo che ci presenta con fin troppi dettagli le tematiche della storia e che rispetto a precedenti prove risulta più confusionaria, molto cupa, ma priva di quella evidente ispirazione pittorica vista in altre occasioni.

uscita: 28/11/2020
Formato: 16×21 cm, b/n
Pagine: 96
Soggetto e sceneggiatura: Gianmarco Fumasoli, Massimiliano Filadoro, Marco Savegnago
Disegni: Marco Perugini
Copertina: Valerio Piccioni, Maurizio di Vincenzo e Emiliano Tanzillo

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Biografia Christian Imparato

Classe '76, lettore compulsivo fin da bambino, ho maturato quella che si può definire, parafrasando De Crescenzo ed Eco, una libridine bibliofila. Nel frattempo ho fatto tante cose, dal precettore per liceali all'addetto vendite estere passando per il portiere d'albergo per finire con l'attuale ruolo di copywriter e operatore SEO. Se vi piace, chiamatemi Nemo.

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