Sanremo 2019: qualche riflessione su quello che ci aspetta

Per il panorama musicale Italiano, questo, è di sicuro uno degli eventi più attesi dell’anno, grazie ai molteplici significati che questo evento porta con sé e soprattutto per la possibilità di portare sul grande palco le proposte della musica moderna  ma sembra che all’orizzonte quest’anno ci siano delle novita; eh si perché quest’anno la proposta musicale è nuova, ricca e (stranamente) variegata. Sorvolando sulle ripartizioni di quelle che saranno le votazioni (in quanto, a mio avviso, c’è troppa disparità tra il voto della giuria popolare e quello degli addetti ai lavori) andiamo a vedere un attimo meglio chi si presenterà sul palco del Teatro Ariston e cosa porterà come genere musicale. Ho diviso il roster degli artisti in tre sezioni: i Big , i Borderline ossia quelli che non sono del tutto adatti ad una manifestazione come questa ma che possono comunque esprime delle ottime realtà musicali ed infine le New Entry. C’è da premettere che in questa classificazione troveremo qualche piccola anomalia, e dico così in quanto su alcune scelte ci sarebbe da ragionare un po’ in più.  Ma andiamo per gradi e vediamo cosa ci attende in questo Festival di Sanremo 2019

  • Tra i “Big” troviamo subito quei nomi che hanno alimentato per anni la scena cantautorale italiana con dischi, hit, e concerti dai grandi numeri. Sono quella fetta di artisti senza la quale il Festival perderebbe quell’impronta “casalinga”, quello stampo mediterraneo; e tra questi troviamo: Arisa, Loredana Bertè, Il Volo, Nek, Francesco Renga, Anna Tatangelo, Ultimo. In Arisa e in Ultimo troviamo le prime anomalie in quanto hanno certamente hanno fatto (e fanno) grandi canzoni che hanno, però, ottenuto enorme successo in scene spesso particolari del panorama musicale, quindi rientrano a tutti gli effetti nella categoria Big ma con qualche piccola sfumatura.
  • A seguire ci sono i “Borderline” che ho individuato in: Paola Turci, Daniele Silvestri, Nino D’Angelo e Livio Cori, Negrita, Simone Cristicchi. Qui iniziano i ragionamenti un po’ più complessi. Parliamo di artisti che hanno scelto una carriera incentrata sulla “potenza” del messaggio musicale a discapito delle grandi folle o degli articolati ragionamenti economici da parte delle case discografiche. Vi cito giusto un paio di lavori di alcuni di questi artisti così da rendere meglio l’idea. Il primo è Simone Cristicchi che nel 2007 vinse proprio questo festival con il brano “Ti regalerò una rosa”. Un brano struggente e davvero malinconico in cui si racconta la storia di un uomo con problemi psichiatrici attraverso una lettera che lui stesso scrive ad una donna amata, anch’essa “ospite” in questo manicomio per un po’ di tempo. Il brano (mi ripeto) è davvero tristissimo e malinconico ma servì ad aprire una porta su una realtà troppo spesso sottovalutata…l’abbandono delle persone che, per problemi, vengono dichiarate “pazze”. A seguire ci fu la realizzazione, da parte dell’artista, di un disco-documentario proprio incentrato sulle realtà che erano costrette a vivere queste persone; un cd/dvd ed ancora un libro ed uno spettacolo teatrale. Fu in poche parole un opera monumentale ma, chissà perché, a parte qualche dovuta eccezione, quest’opera e questo artista passarono sotto banco. Vi consiglio vivamente di andare a comprare questo disco perché un opera simile difficilmente potrete ritrovarla. Passando ad altro troviamo Daniele Silvestri. Artista estroso e articolato, con idee precise sulla politica e sulla società dopo qualche singolo di ampia risonanza e (anche per lui) la partecipazione al Festiva di Sanremo arriva l’oblio mediatico. Troppo schierato, testi troppo impegnati e quindi non va bene per passare in televisione o in radio nonostante il suddetto abbia comunque all’attivo dei singoli ben rodati e dei bei pezzi musicali. Una, finalmente, degna soddisfazione arriva nel 2014 quando insieme a Max Gazzè e Niccolò Fabi pubblica “Il padrone della Festa”, un disco live contenente 12 tracce (varie, dei tre artisti) da cui verrà estratto anche un dvd registrato a Roma. Anche qui c’è la classica anomalia e la troviamo in Nino D’Angelo e Livio Cori; una tra le voci più rappresentative di Napoli in compagnia di un ragazzo che molti sostengono essere niente di meno che il rapper Liberato. C’è tanta curiosità di vedere cosa proporranno al pubblico. In sintesi che dire di questa categoria… “Son tempi difficili per chi cerca di rendere la musica un ARTE”.
  • Ultima categoria (quella a cui tutti guardiamo con occhio critico) è composta dalle “New Entry”…i nuovi artisti della scena musicale italiana. Di questa categoria fanno parte: Achille Lauro, Boomdabash, Federica Carta e Shade, Einar, Ex Otago, Ghemon, Irama, Mahmood, Motta, Enrico Nigiotti, Patty Pravo e Briga, The Zen Circus. Qui davvero troviamo di tutto, dal raggamuffin dei Boomdabash al rap di Achille Lauro passando per il pop di Federica Carta senza dimenticarci dell’indie di Motta. Non so bene cosa aspettarmi da questa sezione in quanto c’è davvero tanta contaminazione musicale nelle note di questi ragazzi ma, di contraltare, non è detto che questa caratteristica porti alla qualità o all’evolversi della musica in Italia. E’ pur vero che la musica non ha confini e di questo ne sono contento ma nonostante tutto credo servano dei validi criteri di selezione per capire cosa proporre. Ci troviamo, con l’avanzare dei tempi, sempre più spaesati nel capire cosa è “musica” e cosa è “business”, cosa merita di essere ascoltato (e seguito) e cosa non doveva mai venire alla luce. Sembrerà un pensiero stantio ma credo sia chiaro che l’evoluzione sta portando alla perdita della coscienza e della ragione della massa; i ragazzi giovani vengono formati per non pensare, per non ragionare…basta che seguano una massa ed una moda ed il gioco è fatto. Bisogna pensare sempre di meno e apparire sempre di più…e questo, purtroppo, è un ragionamento che vive anche nel settore musicale. In termini di anomalie qui ho solo una domanda: Patty pravo con Briga? Cosa e come si è arrivato a questo? Staremo a vedere.

 

In conclusione di questo articolo ci sarebbero ulteriori infinite riflessioni da fare ma mi limito a farne una soltanto: Claudio Baglioni sta attuando un ringiovanimento nella scena musicale italiana. Sta dando modo di voltare pagina e di staccarsi da quei “soliti nomi” a cui siamo abituati. C’è la possibilità di un cambiamento, la possibilità di un’evoluzione ed adesso vediamo cosa accade.  Se avete idee in merito o riflessioni o anche solo pensieri mi farebbe piacere sapere cosa pensate nei commenti, quindi che dire: ho detto la mia, aspetto la vostra.

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Biografia Giuseppe Improta

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