SARRI E IL NAPOLI SBAGLIANO TROPPO, LA ROMA VINCE E RINGRAZIA

Prima o poi doveva accadere: ad un anno e mezzo da quel maledetto Napoli-Lazio, un’altra squadra della capitale viola il san Paolo e lascia i tifosi napoletani pieni di dubbi inaspettati fino a due settimane fa.
Non era uno spareggio ma poco mancava: dopo la sconfitta di Bergamo ci si aspettava una reazione che si è vista solo in parte e comunque vanificata da errori troppo gravi ed evidenti per non essere sottolineati.
L’idea innovativa di calcio di Sarri ha fatto innamorare tutti i tifosi partenopei e anche quelli di altre squadre ma, si sa, nel calcio come nella vita le idee innovative durano poco e hanno bisogno di essere riviste periodicamente. Ed è proprio questo, forse,il peccato mortale del Napoli di ieri: rifugiarsi nelle proprie certezze e scivolarci sopra. Appare evidente come gli avversari siano ormai riusciti a trovare delle contromisure che, spesso, risultano vincenti: si pensi al Pescara, al Genoa,all’Atalanta e, ieri, alla Roma.
Spalletti cambia la sua Roma, orfana di Strootman e Peres, e vince la gara sulla fascia destra con Florenzi a trasformare la difesa a 4 in fase passiva e allo stesso modo il centrocampo in quella attiva. Le qualità di Salah e del recuperato Dzeko hanno fatto il resto. Sull’altra sponda nessun cambio nonostante la, purtroppo perdurante, assenza di Milik. Solita squadra ma con alcuni interpreti che non riescono a tornare ai livelli dell’anno scorso, leggasi Jorginho, lento e impreciso come da rafaelita memoria, Hysaj, divorato da Perotti ieri così come dal Papu Gomez a Bergamo, Insigne, preferito ancora a Mertens per quei motivi invisibili agli occhi dei tifosi ma ben chiari agli occhi dell’allenatore azzurro. Al centro dell’attacco tocca a Gabbiadini: il triste puntero azzurro non la prende praticamente mai, ma non solo per colpa sua. Il primo tempo, comunque è molto equilibrato,anche piacevole ad occhi neutrali con entrambe le squadre che provano a fare la partita. Sulla sponda capitolina è Dzeko il più pericoloso ben contenuto da Reina prima e da Koulibaly dopo, su quella azzurra, vista la latitanza totale del’attacco azzurro nel quale anche Callejon si adegua alla (ormai solita) giornata negativa dei già citati Gabbiadini e Insigne, sono Hamsik e Alllan (il migliore a parere di chi scrive) a provare a suonare la carica: tentativi sparsi ma sempre imprecisi o rimpallati dalla difesa giallorossa: il primo tempo sembra scivolare verso un equo risultato a occhiali quando Koulibaly perde miseramente palla contro Salah che serve Dzeko per l’uno a zero che gela il San Paolo.
Prendere gol nel finale di tempo è letale per il Napoli che per i primi dieci minuti non riesce ad organizzare una reazione e subisce il raddoppio del bosniaco di testa su dormita di Hjsay. A questo punto il peccato mortale di Sarri: fuori Gabbiadini, unico attaccante centrale disponibile,e di fatto mortificato dal cambio e dentro (non è mai troppo tardi) l’indemoniato Mertens. In realtà il belga non riuscirà ad incidere quanto il suo impegno avrebbe meritato ma sarà capace di regalare adrenalina pura ai compagni e al pubblico. Koulibaly, di testa, fa 1-2 e riaccende la speranza: ma la squadra appare spuntata e, a parte uno sterile possesso palla,non riesce a partorire alcuna occasione da gol che possa rendere credibile il pari. La panchina azzurra sforna il redivivo El Kaddouri e Zielinski ma è tardi ed inutile: Salah fa 3-1 con il più classico dei contropiedi. La gara finisce qui anche se Mertens è l’ultimo ad arrendersi e prima prova a giro con il portiere giallorosso che si supera e poi causa l’ultima occasione per i padroni di casa con Jorginho che si mangia un gol fatto tirando in curva da dieci metri con il portiere giallorosso a terra.
Ora bisogna reagire e trovare soluzioni alternative, la perdurante latitanza dei vari Rog, Giaccherini, Diawara deve finire: non è possibile che solo qui i giocatori ammuffiscono in panchina (ricordate Grassi?) con pari ruolo che, forse più esperti, arrancano per il campo. Che ognuno, da Gabbiadini a Insigne, da Sarri a Koulibaly si prenda le proprie responsabilità riportando questa squadra ai livelli che competono e che può raggiungere già a partire dal match di mercoledi al San Paolo contro il Besiktas che potrebbe già regalare il passaggio del turno.

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Biografia Fabrizio Oliviero

Fabrizio Oliviero
Fabrizio Oliviero, commercialista e amante del calcio, malato patologico per i colori azzurri. Una malattia ereditaria trasmessa dal padre e che spera di trasmettere al primogenito; il suo stato d’animo dipende in larga parte dal risultato dell’ultima partita, ama i colori azzurri quasi come i figli e la moglie che, rassegnata, durante i novanta minuti sopporta le sue follie.

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