La rinascita in quattro giorni: il Napoli si lascia alle spalle la brutta sconfitta di Udine e a Ryad travolge il Milan, conquistando la finale di Supercoppa Italiana che, da Campione d’Italia in carica, avrebbe meritato di giocare direttamente.
Gli azzurri sono apparsi subito in palla, a dimostrazione che la stanchezza vista a Lisbona e in Friuli era essenzialmente di natura mentale: ha comunque aiutato l’inserimento dal primo minuto di Lobotka e Politano, a garantire una maggior freschezza oltre che più qualità e copertura.
Dopo una mezz’ora equilibrata, il Napoli è passato con Neres, puntuale nel ribattere in rete una goffa smanacciata di Maignan su cross basso di Hojlund, imbeccato da un ispiratissimo Spinazzola.

Sfiorato il raddoppio a fine primo tempo con il danese e a inizio ripresa con Rrahmani, la squadra di Conte non ha subìto granché da un Milan apparso troppo nervoso (da espulsione gli interventi su Politano di Rabiot e Maignan) e distratto, anche per via delle scelte di formazione di Allegri, con Modric e Bartesaghi relegati in panchina.
Il gol che ha chiuso l’incontro è arrivato a una ventina di minuti dal termine: con un’azione molto simile a quella della sua prima rete in maglia azzurra in quel di Firenze, Hojlund ha sfruttato al meglio l’assist di Spinazzola, aggirando De Winter e fulminando Maignan, ancora una volta poco reattivo, con un diagonale mancino che ha mandato il pallone a baciare il palo interno prima di insaccarsi alla sinistra dell’estremo difensore rossonero.
Il tempo restante, 7 minuti di recupero compresi, è servito solo a inasprire ulteriormente gli animi, con Allegri che è filato negli spogliatoi senza salutare Conte, dopo aver (a quanto si apprende dal durissimo comunicato del club partenopeo) pesantemente insultato Oriali.
Il Napoli si prepara dunque a sfidare il Bologna, vittorioso nell’altra semifinale contro l’Inter, nella sesta finale di Supercoppa della sua storia.
Il bilancio è negativo, con 3 sconfitte e solo 2 vittorie, entrambe ottenute contro la Juventus: il 1 Settembre 1990, nella prima edizione del trofeo, gli azzurri conquistarono l’ultimo titolo dell’epopea Maradoniana, battendo i bianconeri con un roboante 5-1 con due doppiette, di Silenzi e Careca, intervallate dalla rete di Crippa.
Molto più recente e combattuta l’altra sfida vinta, che vide i partenopei imporsi ai rigori grazie alla parata di Rafael su Padoin dopo il pirotecnico 2-2 firmato dalle doppiette di Tevez e Higuain, che riuscì a riagguantare la sua futura squadra all’ultima azione dei tempi supplementari.
Contro la Juventus sono arrivate anche 2 delle 3 sconfitte: amarissima quella dell’11 agosto, quando la squadra di Mazzarri, due volte in vantaggio con Pandev e Zuniga, ridotta in 9 da Mazzoleni per via delle espulsioni del macedone e di Zuniga, fu prima raggiunta da Asamoah e dal rigore di Vidal, e poi superata nei supplementari dall’autogol di Maggio e dalla rete di Vucinic.
Anche il 2-0 del 20 Gennaio 2021 lasciò più di un rimpianto al Napoli di Gattuso, che, passato in svantaggio a causa del gol di Ronaldo, sprecò a pochi minuti dal termine con Insigne il rigore del possibile pareggio prima del definitivo raddoppio di Morata.
L’ultima sconfitta è datata 22/1/2024: i Campioni d’Italia, con Mazzarri in panchina, dopo la vittoriosa semifinale con la Fiorentina, furono beffati nel recupero dal gol di Lautaro, dopo aver giocato più di un tempo in 10 per l’espulsione di Simeone.
La vittoria col Milan ha dimostrato che, al di là della stanchezza fisica, se il Napoli è attento, feroce e motivato, può battere chiunque.
Serve dunque un’altra prova piena di grinta e carica agonistica, per portare a casa il primo trofeo di una stagione complessa, tormentata, ma ancora apertissima.







