Guido, noto Clichard, é stato brutalmente ucciso in una piazza centrale di Caserta perché non si sa.
Cameriere in una precedente vita, si è ritrovato a vivere per strada; era conosciuto in città e viveva appoggiandosi alla mensa della chiesa del territorio .
Al momento non si conoscono i dettagli né i motivi di tanta ferocia dell’aggressione ma fatto sta che Guido è morto a seguito dei colpi inferti da un cittadino ucraino, ormai in stato di fermo che ha sferrato uno dopo l’altro pugni e calci fino all’ultimo cazzotto letale dopo averlo leggermente sollevato da terra dove si era ormai abbandonato disperato.
Quello che inquieta in tutta questa storia non è solo un giorno di ordinaria follia che potrebbe aver colpito il colpevole dell’aggressione per motivi che si ignorano quanto l’indifferenza generale dei presenti, molti dei quali conoscevano il malcapitato e le sue sventure.
Ci stupiamo ancora di tanto orrore perché nonostante ci dirigiamo verso una società robotica e lobotomizzata , desta ancora indignazione vedere massacrato di botte un innocente per strada che ha incontrato così la morte…per colpa di una mano assassina senza pietà senza remore senza pentimento e senza motivo almeno finora.
Questa storia rievoca quella di Pietro Puzone noto giocatore del Napoli dei tempi di Maradona di cui era grande amico e con cui ha condiviso la vittoria dello scudetto.
Eppure da anni vive in uno stato di abbandono, sdraiato su panchine schiavo della dipendenza prima della droga e attualmente dell’alcol.
Dopo le tante segnalazioni con le immagini di lui sdraiato su una panchina in evidente stato di ebbrezza con accanto delle bottiglie di birra che hanno fatto il giro del web, qualcosa si è mosso e ora l’ex calciatore è ricoverato in una comunità di recupero seguito dai familiari e anche da alcuni ex calciatori amici della stessa squadra, conscio di aver bisogno di un sostegno psicologico e materiale in grado di salvarlo dalla schiavitù delle sue dipendenze .
Due storie molto diverse ma che raccontano il dramma di un abbandono e di una mancanza di una rete sociale e di welfare realmente di supporto per chi vive situazioni simili.
Ragazzi ammalati di forme patologiche di depressione o psichiatriche o dipendenze da sostanze stupefacenti sempre più subdole e devastanti, ex campioni che si lasciano cullare dall’illusione e consolazione di una bottiglia, persone sole e senza nulla che vivono per strada cercando sostegno e aiuto, genitori che hanno perso tutto e si ritrovano a vivere per strada di elemosina e mense della Caritas, sono in aumento di fronte ad un mondo – politico sociale civile culturale – che sembra cicatrizzato, causticato al senso di umanità…ha perso ogni forma di umanità e di pietà di fronte a chi è meno fortunato da noi.
Non si tratta di prendere le distanze da chi è diverso da noi, da chi è lontano da noi, quanto di constatare un’assoluta indifferenza, apatia, mancanza di pietas, una paura nei confronti di chi si allontana da un concetto standardizzato e asettico di normalità ….
Nessuno vuole avere problemi, non si vuole far coinvolgere, non vuole intervenire però è sempre pronto ed armato di tutto punto di cellulare per riprendere le scene abiette di violenza, maltrattamenti, abbandoni e di morte in diretta con il proprio telefonino come se il filtro del proprio device lenisca il dolore per l’orrore visto, come se l’immagine riprodotta e condivisa per quanto dolorosa e atroce perda la sua “realisticità” (ndr) e divenga semplicemente un video acchiappalike e visibilità, come se il compito da improvvisato reporter possa giustificare l’abbrutimento umano di tale spettacolo e l’assenza totale di alcuna forma di pietas a favore di telecamere.
Meglio fotoreporter o videomaker con morte annessa che eroici normali esseri umani in aiuto ad un povero Cristo in difficoltà.

