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© 2022 Senzalinea testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Napoli n. 57 del 11/11/2015.Direttore Responsabile Enrico Pentonieri
Senza categoria

“Sing sing. Il corpo di Pompei” al MANN

Maria Francesca Musto
Maria Francesca Musto 4 anni fa
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3 Min Lettura
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Dal 21 gennaio al 30 giugno 2022, il MANN, ospita una mostra dal titolo “Sing Sing, il corpo di Pompei“. Questo straordinario progetto fotografico firmato Luigi Spina, eletto miglior fotografo senior del 2020 da Artribune, presenta 50 scatti in bianco e nero dedicati alle opere d’arte conservate nelle soffitte del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

La mostra risponde al progetto del direttore Paolo Giulierini di istituire una nuova possibilità di accesso del pubblico ai depositi museali, che custodiscono circa 20 mila opere. È un omaggio alla bellezza di ciò che è nascosto, alla valore della ricerca e alla necessità di liberare l’arte dalle molte barriere che la circondano. Sing Sing è infatti il nome della prigione di New York da cui le soffitte MANN ricevono il loro soprannome. Recinti imponenti e fitte barriere di sicurezza tengono detengono alcune decine di migliaia di opere in attesa di restauro e di ricollocazione. Le istantanee riunite da Luigi Spina ci mostrano le celle e il loro contenuto, aprono le porte e mostrano i capolavori del MANN nascosti alla vista del pubblico. Luigi Spina libera l’arte con l’arte portando alla luce e all’occhio dello spettatore i lembi occulti del Museo.

 

Le immagini raccontano di oggetti unici, vestigia di un passato spazzato via in una notte. Il visitatore può addentrarsi in uno spazio e in un tempo che non gli sono consentiti. Può proiettarsi nelle stanze buie e dimenticate dell’istituzione museale napoletana e in una Pompei non ancora divorata dalla lava del Vesuvio. Gli oggetti fotografati consentono infatti di capire maggiormente i dettagli della vita quotidiana degli antichi abitanti della Campania in epoca romana. Le fotografie sono sature di sculture in bronzo, vetro, ceramica e terracotta, di candelabri, lampade a olio, oggetti per uso personale come le ciotole, pentole e padelle. Infine, un pezzo di pane carbonizzato fa da effigie della catastrofica eruzione del 79 d.C. .

Il percorso espositivo è intenso e molto evocativo, scandito da foto che evocano la vita prima e dopo la morte, oltre il silenzio e prima della memoria. Visitare “Sing Sing. Il corpo di Pompei” è un’ esperienza autentica che si auspica preluda all’accesso a tutti i visitatori agli angoli più reconditi del museo. Finora, la ricerca fotografica ha già portato alla pubblicazione di un magnifico volume stampato edito dalla casa editrice 5 Continents.

 

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Pubblicato da Maria Francesca Musto
Dottoressa in logica e metafisica alla Normale di Parigi, traduco la mia meraviglia per il mondo in prodotti editoriali. Credo che la parola e il pensiero siano strumenti privilegiati per comprendere la realtà e che il cinema sia una porta su universi paralleli.
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