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Soffre, ringhia, impreca e vince: Napoli canta, Sarri piange

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E’ la vittoria di Gattuso, che ha rivoltato come un calzino una squadra con l’encefalogramma piatto, mortificata dall’inutile dialettica di Ancelotti e il suo calcio liquido.

E’ la vittoria di Insigne, capitano, mai come in questa fase, coraggioso, è la vittoria di Maksimovic,  ancora gigantesco contro chi non aveva mai creduto in lui, è la vittoria di Callejon, in lacrime per il suo imminente addio, è la vittoria di Meret, freddo e decisivo come solo i grandi portieri sanno fare, è la vittoria di Manolas, infortunato, ma grintoso in panchina come normalmente fa in campo, è la vittoria di tutti, compatti e decisi a sconfiggere ancora la Vecchia Signora che, senza gli orrori di Mazzoleni a Pechino, avrebbe perso tutte e quattro le finali giocate contro i colori azzurri nell’ultimo decennio.

Il copione della partita è quello che ci si attendeva: almeno per  metà della prima frazione, con la Juve a tener palla e il Napoli corto e stretto davanti alla propria area di rigore, pronto a ripartire e a far male. Le occasioni migliori sono tutte di marca partenopea, ad eccezione di una respinta di Meret su CR7 all’inizio della gara. Insigne scheggia il palo con un piazzato che avrebbe meritato miglior sorte, mentre sul finale di tempo è Demme a farsi murare da Buffon dopo una bella percussione nell’area bianconera.

Il secondo tempo è tutta un’altra musica: le squadre sono stanche ma sono sempre i napoletani a creare le occasioni migliori, anche grazie ai cambi di Gattuso che pesca abbondantemente dalla sua panchina. I cinque sostituti scelti dal mister di Corigliano, infatti, trasmettono linfa vitale dalla metà campo in su. Politano, subentrato a Callejon, mette in serie ambasce Alex Sandro, mandando in porta Insigne (conclusione di sinistro alta) e Milik (subentrato per Mertens, fresco di record e rinnovo) che spreca malamente il suo assist. La sensazione è che si andrà ai rigori ma che se qualcuno segnerà, questa sarà la squadra partenopea. La Juve infatti è compassata e Koulibaly (tornato a livelli “normali”) e Maksimovic (insuperabile) controllano senza alcun problema le pericolose (?), ancorché rare, iniziative bianconere.

La sorte sembrava essersi di nuovo di traverso al minuto 92: un grottesco errore di Bernardeschi (guardiamoci bene dal prenderlo!!!) regala un corner al Napoli, Politano pesca Maksimovic che schiaccia di testa, il sempreverde Buffon respinge e poi si supera, anche aiutato dalla fortuna, sul tiro a colpo sicuro di Elmas da un metro, palla ancora sul palo!!!

La lotteria dei rigori, si dice, abbia una coscienza e questa volta è proprio così. La Juve sbaglia i primi due, prima con Dybala che si fa respingere il tiro dall’airone Meret e poi con Danilo che calcia nell’iperuranio il suo rigore. Per gli azzurri Insigne pietrifica Buffon e Politano lo fa secco, zittendo qualche simpaticone sulla panchina guidata dall’ex, mai come in questo momento odiato, Sarri. Tocca a Bonucci, che fa gol, poi è il corazziere Maksimovic a buttar giù la porta con un destro potente e centrale, il gol di Ramsey è solo il preludio al delirio: è Milik a realizzare il suo penalty e a far godere tutta Napoli, per la disperazione dei bianconeri, come al solito deliranti in conferenza stampa nella persone del campione di tuffi Cuadrado e dell’allenatore Sarri, incapace di dare un gioco alla Juve, dove già rimpiangono Allegri, antipatico quanto il suo collega ma di certo meno ipocrita.

Alza la Coppa il capitano Insigne e Gattuso è portato in trionfo.

Una goduria enorme per tutti i tifosi azzurri che si sono riversati nelle strade per festeggiare, in barba a distanziamenti sociali e mascherine: un atteggiamento, discutibile sia ben chiaro,  che poco è piaciuto a chi è pronto a puntare il dito dopo essere stato clemente con untori da aperitivi.

 

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Biografia Fabrizio Oliviero

Fabrizio Oliviero
Fabrizio Oliviero, commercialista e amante del calcio, malato patologico per i colori azzurri. Una malattia ereditaria trasmessa dal padre e che spera di trasmettere al primogenito; il suo stato d’animo dipende in larga parte dal risultato dell’ultima partita, ama i colori azzurri quasi come i figli e la moglie che, rassegnata, durante i novanta minuti sopporta le sue follie.

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