Storia di Napoli:Museo dell’Intarsio

La produzione artigianale napoletana vanta di prestigiosi complementi d’arredo che per secoli arricchirono le dimore dei re e dell’aristocrazia del Regno delle Due Sicilie. Nei secoli a venire si diffuse poi l’arte del traforo in legno, il cui sviluppo si verificò grazie al flusso di viaggiatori stranieri (Goethe, Stendhal, Lamartine, Byon, Shelley, Ibsen, Dickens, Nietzsche, Wagner…) che, risiedendo per lunghi periodi nella penisola sorrentina, acquistavano mobili ed oggetti decorati con immagini tratte dalla cultura e dal paesaggio locali, favorendo lo sviluppo della produzione artigianale ed il suo riconoscimento sulla scena internazionale, testimoniato da numerose medaglie ed attestati.Si trattava perlopiù di piccoli oggetti di uso quotidiano, venduti come souvenir, ma anche letti, monetieri secrétaires, librerie, tavoli da musica, scatole musicali.I preziosi esempi di questa produzione locale oggi sono conservati nel Museobottega della Tarsialignea, situato nel cuore del centro storico di Sorrento, lungo l’asse di via San Nicola, una strada che un tempo pullulava di numerose botteghe di artigiani intarsiatori. Il palazzo, nel quale sono raccolte le testimonianze della cultura e del paesaggio in cui nacque e fiorì questa prestigiosa arte, è un palazzo di impianto settecentesco, costruito sui modelli precedenti di un’architettura più importante. Difficile sapere, invece, chi lo costruì: le ricerche di archivio si fermano alla seconda metà dell’Ottocento, quando divenne dimora del barone Achille Pomarici Santomasi di Gravina di Puglia. Al suo interno si può ammirare un’ampia esposizione di quadri, stampe ottocentesche di Sorrento attraverso le quali è stato possibile ricostruire il contesto ambientale nel quale si verificava la lavorazione e commercializzazione di mobili ed oggetti intarsiati.Accanto alla collezione antica, emerge la produzione intarsiata contemporanea dell’Alessandro Fiorentino Collection,che include collezioni create per gallerie d’arte, mobili ed oggetti di arredo, realizzati a mano da intarsiatori sorrentini. Alessandro Fiorentino, insieme al fratello Alma, agli inizi degli anni Ottanta del Novecento, cominciarono a collezionare oggetti e mobili intarsiati sorrentini dell’Ottocento. Questi compongono, oggi, la più ampia e completa collezione di quest’arte, di cui si perse la tradizione storica. Al fine di recuperarne la memoria, Alessandro Fiorentino pubblicò il suo primo studio sulla tarsia lignea di Sorrento e sui suoi principali protagonisti.Sul finire degli anni Ottanta e nel decennio successivo, furono organizzate una lunga serie di esposizioni in Italia ed all’estero, finalizzate alla diffusione della conoscenza dell’artigianato sorrentino ed alla promozione della produzione contemporanea. Il museo oggi propone dei corsi rivolti a chi desidera conoscere l’arte dell’intarsio, attraverso lezioni teoriche e pratiche.

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Biografia Stefania Orlando

Laureata in "Lingue, culture e letterature moderne europee" all'Università degli Studi di Napoli Federico II. Appassionata principalmente di viaggi interculturali, lettura e scrittura. Obiettivo professionale: giornalista.

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