Stranger Things, la serie ideata dai fratelli Matt e Ross Duffer è arrivata al capitolo finale. Un capitolo che, diciamocelo, ha spaccato a metà l’opinione dei fan e di chi, spinto dalla curiosità o dalla nostalgia per la cultura pop anni 80 aveva iniziato a seguire le vicende degli ormai non più piccoli protagonisti. Le ragioni possono essere tante, dai cambiamenti degli attori, ai loro impegni, al desiderio di chiudere una storia per iniziare nuovi progetti. Dalla chiusura della quarta stagione, giudicata da molti la migliore, l’attesa quasi spasmodica di sapere che fine avrebbero fatto Undi e i suoi amici, ora che il Sottosopra era emerso in superficie ha tenuto col fiato sospeso milioni di appassionati della serie che, a quanto pare, si è chiusa lasciando altrettante domande, dubbi e qualche delusione.
Sin dai primi episodi della quinta ed ultima stagione di Stranger Things, infatti, è stata percepita un’atmosfera diversa rispetto al passayto. I toni dark raggiunti nella quarta stagione hanno lasciato il posto alla vera e propria fantascienza, stile guerra dei mondi. Quasi tutti gli attori sono stati bravissimi, i piccoli personaggi sono maturati e qualche dialogo appassiona ma non l’intera sceneggiatura che sembra avere in certi momenti delle battute d’arresto imbarazzanti. L’ultimo episodio che ha sconvolto i programmi del Capodanno di milioni di persone (e fatto collassare la piattaforma Netflix per un bel po’) ha commosso e fatto sorridere e sì, è la fine di un’epoca ma ci sono anche tanti no: non è stata una buona idea frammezzare la serie. Non è stata una buona idea aggiungere elementi, svaniti poi quasi senza una spiegazione. Non è stata una buona idea allungare il brodo con un ultimo episodio lungo ben due ore di cui una soltato dedicata alla lotta vera e propria contro il Mind Flyer “in persona” che peraltro ricorda moltissimo la vera forma di IT, creatura nata dalla mente di Stephen King. L’altra metà dell’episodio è dedicata al dopo, quando i personaggi riprendono le loro vite normali, senza mostri né attacchi di pelle d’oca dietro il collo. Tutti o quasi rimasti miracolosamente vivi.
In memoria dei caduti
Non ci sono infatti eroi né martiri nell’ultima stagione di Stranger Things. Nelle scorse stagioni, i fratelli Duffer hanno regalato al pubblico personaggi memorabili, a cui il pubblico si è affezionato il tempo di vederli ammazzati. Ricordiamo tutti il supereroe Bob Newby (Sean Astin) morto per salvare Joyce (Winona Ryder) e i ragazzi nei laboratori di Hawkins. Ci aveva fatto sorridere il coraggioso scienziato russo Alexei (Alec Utgoff) che nel pieno della Guerra Fredda ha formato con Murray (Brett Gelman) e Alexei una delle accoppiate più valide dell’intera serie dal punto di vista narrativo, umano e anche comico! E infine colui che tutti avrebbero rivoluto indietro, persino in forma demoniaca – o demogorgonica, se mi concedete la licenza poetica! – l’affascinante metallaro Eddie Munson (Joseph Quinn): un duro dal cuore tenero, cresciuto in un contesto sbagliato con compagnie discutibili (quanti di noi hanno un amico noto come Rick Spinello?) che trova il coraggio di non scappare più grazie ai suoi nuovi amici, in primis Dustin (Gaten Matarazzo).
In questa stagione non è morto nessuno, a parte tranne Kali/Numero 8 (Linnea Berthelsen) e anche questo ha creato una nota di disappunto. Non che ci si aspettasse una carneficina ma si sa che in ogni guerra ci sono delle vittime e dei sacrifici, in nome dei quali i sopravvissuti si battono e poi continuano le loro vite oniorando la loro memoria. In preisione del gran finale il povero Steve Harrington (Joe Keery) è stato per settimane al primo posto del “toto morto”. Per quanto riguarda Undici, detta Undi (Millie Bobby Brown) la protagonista assoluta, il finale ha creato su di lei quello che potremo chiamare l’effetto Daenerys Targarien (un repentino cambiamento, da eroina a donna insopportabile) eppure ha sacrificato sé stessa per far sì che altri ragazzini non fossero sfruttati, analizzati e strumentalizzati come lei e Kali… ma lo ha fatto davvero? Allarme spoiler! Non lo sapremo mai!
I dubbi sul finale di Stranger Things
Altre domande sorgono spontanee guardando questo finale di serie: che fine ha fatto l’esercito? E la dottoressa Kay? E’ possibile che né Joyce, né Hopper ricordino l’esistenza di Henry Creel (Jamie Campbell Bower)? A giudicare dal momento in cui la coraggiosa mamma Buyers lo colpisce – anche se praticamente servito su una roccia appuntita tipo spiedino – si direbbe proprio di no. C’è una sorta di incongruenza nella linea temporale che percorre la vita di Henry-Vecna-Uno, un dettaglio che mette in contrapposizione la storia raccontata a Nancy e Robin da Viktor Creel (Robert Englud) in manicomio e quella portata in scena a Broadway nello spettacolo Stranger Things: The First Shadow. Alcuni momenti sono stati riprodotti nella serie come ricordi di Henry, visti con gli occhi della rediviva Max, intrappolata a sua volta nella mente del villain. La questione è: se Henry era stato portato via dal Dottor Brenner (Matthew Modine) da piccolo, come aveva frequentato il liceo di Hawkins? A quanto pare, per avere la risposta, bisogna vedere lo spettacolo.
In fondo al cuore di un Villain
Il momento in cui un più consapevole e coraggioso Will (Noah Schnapp) scopre il lato umano di Henry ricorda la lotta interiore di Anakin Skywalker. Henry non era nato con i poteri, come Undi e gli altri bambini. Era stato contaminato da una pietra venuta da chissà dove, in cui – adesso lo sappiamo – c’era parte dell’essenza del Mind Flayer, la vera mente dietro ogni cosa. La creatura di un altro mondo aveva contaminato la mente del piccolo Henry, già traumatizzato dall’incontro/scontro con lo scienziato e in seguito gli aveva mostrato solo il peggio degli esseri umani, inclusi i suoi genitori e lo aveva portato alla conclusione (accentuata poi dalle belle maniere di Martin Brenner) che l’umanità non meritava scampo. Pur se dilaniato, Henry aveva deciso volontariamente di diventare una cosa sola con l’essere interdimensionale. Per un po’ si sospetta che anche la piccola Kali sia una complottista ma, proprio come Undici, è una vittima di un sistema che distrugge delle vite, per questo suggerisce alla protagonista una soluzione drammatica e definitiva. Poi, per la seconda volta nel corso della serie, fa un passo indietro che però le costa caro.
Dopo aver fatto saltare il Sottosopra inizia la seconda parte del lunghissimo episodio finale, intriso di nostalgia e di struggente senso di perdita per qualcosa che non tornerà più. Stando alle prime recensioni sui social, il sacrificio estremo di Undici, il suo struggente addio a Mike sulle note di Purple Rain di Prince mentre ripercorriamo la loro storia (e assistiamo all’unico bacio tra i due di tutta la stagione) e il ritorno di Max (Sadie Sink) tra le braccia del suo amato Lucas (Caleb McLaughlin) sono tra i momenti clou che hanno fatto addirittura piangere a fiumi tutti gli appassionati, tuttavia bisogna fare una seria considerazione. Anche se si è grandi fan della serie non si possono non notare alcune scene che hanno reso il pacchetto finale un po’ scontato: una proposta di matrimonio da Enzo, praticamente l’unico ristorante capace di resistere all’Apocalisse. L’immancabile consegna dei diplomi, vista e rivista in moltissimi film e salvata solo dal modo in cui Dustin onora, anzi praticamente diventa Eddie Munson passando rapidamente da miglior studente a svitato orgoglioso, entrando così nella storia del liceo e nel cuore di quelle ragazzine che lo snobbavano e che ora lo invitano all’immancabile party. Mike (FinnWolfhard), però, ha un’idea migliore. In un epilogo degno di un racconto tratto da un libro di Stephen King, Mike che, a quanto pare diventerà uno scrittore, racconta agli amici il destino di ognuno di loro attraverso la metafora del D&D. Scene tenere, che fanno sorridere, forse commuovere ma non piangere.

Grandi ed (ex) piccoli protagonisti
I protagonisti di Stranger Things sono cresciuti praticamente insieme. Alcuni continueranno, altri chi lo sa. Moltissimi hanno talento da vendere, come Pryah Ferguson (Erika Sinclair) e Nell Fisher (Holly Wheeler, probabilmente la VERAprotagonista della stagione 5) altri… diciamo che il successo non giova a tutti. Winona Ryder si conferma un’icona senza tempo. Menzione speciale per Cara Buono (Karen Wheeler), una mamma che lotta per i figli, letteralmente all’ultimo sangue. Non è perfetta, ha i suoi crolli, ma è insuperabile in “lavanderia”. Sadie Sink si conferma un talento in ascesa e per quanto riguarda la protagonista, ahimé, abbiamo visto – citando da internet – “poca Undi e molta Milli”, filler incluso. Brett Gelman, entrato quasi in sordina nel panni di Murray, conferma la sua carica istrionica e ed è stato bello vedere il signor Clark (Randy Havens) entrare in campo contro la fine del mondo, dopo tante domande strane che i suoi allievi e pupilli gli avevano fatto in passato. In dieci anni, Stranger Things è sopravvissuta al Covid, allo sciopero degli sceneggiatori e a spiacevoli dinamiche interne come le voci su una denuncia che MBB avrebbe sporto contro David Harbour che interpreta l’eroico brontolone Jim Hopper per maltrattamenti sul set (voci poi smentite ma sarà vero?). Il cast è stato affiatato e unito un’ultima volta e solo il tempo ci dirà quanti di loro resteranno amici per la vita come gli interpreti de I Goonies.
C’era una volta Stranger Things, la serie che ha cambiato il mondo in tanti modi, portando novità nelle vite della Gen Z e tanta nostalgia tra millennials e boomers. C’era una volta un sogno che si è trasformato in realtà e in un’opportunità per tanti ragazzi di non sentirsi diversi solo perché amano i giochi di ruolo, i libri fantasy e riescono ad affrontare le loro paure grazie ad un dado a venti facce. Forse Stranger Things non è finita come ci aspettavamo ma una cosa è certa: questa serie, in un modo o nell’altro, ha lasciato il segno.

