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“Terre promesse, terre rubate”: a Napoli il XVII Festival del Cinema dei Diritti Umani racconta i popoli senza pace

Sergio Visconti
Sergio Visconti 1 mese fa
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8 Min Lettura
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Dall’11 al 21 novembre, la città partenopea torna a essere capitale del cinema civile con il XVII Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, appuntamento ormai storico per chi crede nella forza delle immagini come strumento di libertà e memoria.

L’edizione 2025, dal titolo “Terre promesse, terre rubate. Popoli senza pace”, porta con sé un messaggio forte e necessario: raccontare le storie di tre popoli perseguitati – Sahrawi, Curdi e Palestinesi – che resistono all’oblio e alla violenza per difendere la propria identità.

Promosso dall’Associazione Cinema e Diritti, il Festival celebra quest’anno anche i vent’anni di attività dell’organizzazione, chiudendo con un evento simbolico il 29 novembre a Piazza Forcella, dove sarà presentato in anteprima nazionale “Sniper Alley – To My Brother”, film coprodotto dal Festival e firmato da Cristiana Lucia Grilli e Francesco Toscani, dedicato alla memoria dei conflitti balcanici.

Popoli senza pace, popoli che resistono

La scelta del tema non è casuale. In un tempo in cui i conflitti si moltiplicano e le frontiere tornano a dividere i popoli, il Festival di Napoli sceglie di parlare di resistenza e convivenza, di comunità che sopravvivono all’annientamento e trasformano la propria sofferenza in forza politica e culturale.

“I racconti dei popoli senza pace – spiega Maurizio Del Bufalo, coordinatore del Festival – illustrano la condizione dell’umanità di domani, in cui la condivisione degli spazi e delle risorse fondamentali, ovvero la convivenza pacifica tra i popoli, sarà sempre più urgente. La loro capacità di adattamento è la risorsa più preziosa per affrontare un futuro in cui i nuovi equilibri sociopolitici metteranno alla prova tutto il genere umano”.

Del Bufalo lega questa visione anche al progetto della Peace School “Mario Paciolla”, anteprima della XVII edizione, nata con l’obiettivo di formare giovani operatori di pace. Realizzata in collaborazione con università e organizzazioni internazionali, la scuola rappresenta la parte più sperimentale del Festival: un laboratorio in cui si uniscono formazione, riflessione e pratica dei diritti umani.

Cinema, memoria e diritti

Il programma di quest’anno intreccia come sempre proiezioni, dibattiti e incontri internazionali, coinvolgendo registi, attivisti, studiosi e studenti.

Le sedi principali saranno Palazzo Corigliano, cuore dell’Università L’Orientale, lo Spazio Comunale Piazza Forcella e il Cinema Vittoria nel quartiere Arenella.

Martedì 11 novembre, la cerimonia di apertura (ore 18.00, Aula delle Mura Greche) sarà dedicata proprio al bilancio della Peace School e alla presentazione del programma ufficiale. Ospite d’onore il reporter Ivan Grozny Compasso, che ha documentato numerosi conflitti in Medio Oriente e Africa ed è oggi membro della giuria esperti del Festival.

Il Premio per la Pace dell’Ambasciata di Svizzera in Italia sarà consegnato giovedì 13 novembre, con la presenza della Vice Ambasciatrice Anna Russo Mattei, mentre venerdì 14 sarà dedicato al Premio Human Rights Youth, che da anni valorizza i lavori di giovani registi e studenti, coinvolgendo scuole e associazioni impegnate nell’accoglienza.

Sabato 15 novembre, la serata “Cinema e Memoria” offrirà un viaggio attraverso Asia, America Latina e Medio Oriente con film che raccontano giustizia ambientale e sociale.

I popoli protagonisti: Sahrawi, Curdi e Palestinesi

Lunedì 17 novembre sarà la giornata dedicata al popolo Sahrawi, con l’incontro “Un popolo in esilio” al Cinema Vittoria e la partecipazione di Fatima Mahfud del Fronte Polisario e del regista Mario Martone, autore del documentario Una storia Sahrawi.

 

Martedì 18 e mercoledì 19 novembre sarà il turno dei Curdi, protagonisti di due giornate di approfondimento tra proiezioni e dibattiti. Tra gli ospiti, Gianni Tognoni, Alfio Nicotra, Yilmaz Orkan, Veysi Altay e la professoressa Lea Nocera. Al centro, il tema del genocidio culturale e politico e l’esperienza del Confederalismo Democratico nel Rojava, modello di autogoverno che continua a ispirare movimenti di libertà in tutto il mondo.

 

Giovedì 20 novembre, infine, l’attenzione sarà rivolta alla Palestina, con un incontro che vedrà dialogare Luisa Morgantini, Francesca Albanese, Luigi de Magistris e Luigi Daniele. Il dibattito, intitolato “La crisi dell’ordine mondiale e il futuro della Palestina”, rifletterà sul nuovo assetto geopolitico del Medio Oriente e sulle conseguenze umanitarie dei conflitti in corso.

Tra cinema e impegno civile

Il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli resta un laboratorio unico nel panorama italiano, capace di intrecciare cultura, politica e educazione.

Quest’anno il concorso presenta 38 film provenienti da oltre 50 Paesi, scelti tra più di 320 candidature. Le sezioni spaziano dai lungometraggi documentari (Human Rights Doc) ai cortometraggi (Human Rights Short), fino ai premi dedicati ai giovani e al Premio Mario Paciolla per la Pace, intitolato al cooperante napoletano ucciso in Colombia nel 2020.

Tra le opere in concorso, titoli come Gaza: A Stolen Childhood di Moamen Ghonem, Yalla Parkour di Areeb Zuaiter, Beyond the Skin di *Alessandra Usai e The Angel of Buenos Aires di Enrico Blatti.

Il 21 novembre, la cerimonia conclusiva nello Spazio Comunale Piazza Forcella (ore 18.00) chiuderà la rassegna con la consegna dei premi e il concerto di Alessio Lega, cantautore e poeta che da anni unisce musica e impegno civile.

Il gran finale è previsto per sabato 29 novembre, sempre a Piazza Forcella, con la proiezione di Sniper Alley – To My Brother e la partecipazione dei registi, del protagonista e del fotografo Mario Boccia, autore delle immagini di guerra nei Balcani.

Una città di frontiera

“Napoli è una città di frontiera – conclude Del Bufalo – e l’abbiamo eletta, sin dal 2005, Capitale dei Diritti Umani per la sua vocazione di città di mare e di scambi. Qui si incontrano popoli, lingue e storie che il nostro cinema riesce a descrivere bene. In un tempo in cui la guerra sembra la via d’uscita obbligata, noi indichiamo la strada della Pace, dei Diritti e dell’Eguaglianza”.

 

Il Festival, sostenuto da Regione Campania, Comune di Napoli, Film Commission Regione Campania, Università L’Orientale, Banca Etica, Un Ponte Per, FICC, Assopace Palestina e patrocinato dall’Ambasciata di Svizzera in Italia, conferma la vocazione di Napoli a città del dialogo e dei diritti, capace di accogliere il mondo e raccontarlo attraverso il linguaggio universale del cinema.

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Sergio Visconti Nov 8, 2025
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Pubblicato da Sergio Visconti
La semplicità è la cosa più bella che c'è, anche i pezzi jazz più belli del mondo hanno 5 note non ne hanno tante, è che sono proprio le 5 note 'giuste'.
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